Botero: l’arte di oggi? Una catastrofe
(arte per pochi)
L’arte per pochi non esiste, è un’invenzione della critica. Il pubblico non deve rimanere nei musei o nelle gallerie, inebetito dai pareri. Il pubblico deve emozionarsi, avere una reazione di felicità. Per questo sono felice quando so che le mie opere vengono abbracciate e toccate. Obiettivo raggiunto, mi dico.
(arte contemporanea)
La povertà dell’arte contemporanea è terribile. L’astrattismo è una catastrofe, incomprensibile senza guide. Ma per capire Piero della Francesca o Vermeer o Goya le guide non servono.
(biennali)
Tutti sanno che espongono solo ciò che per i critici è di moda. Manca lo stile.
(lo stile)
E’ qualcosa di originale, di unico o comunque di molto diverso e riconoscibile. E’ la personalità.
- Oltre al suo, quali stili riconosce oggi?
- Non vedo geni, sinceramente. Mi piacciono Kiefer e Baselitz.
- E in Italia?
- Coma profondo.
- Eppure le quotazioni crescono…
- Quello delle quotazioni al rialzo è un gioco che tutti gli addetti ai lavori conoscono: serve solo ai ricchi, per rassicurarli che stanno investendo in qualcosa di importante.
(l’arte)
Non c’entra con la politica. L’arte è un’isola felice nel mare assurdo della vita quotidiana, un mezzo per dare felicità al massimo numero di persone. Il contrario dello scandalo e della violenza, come molti giovani artisti non hanno ancora capito.
(il volume)
E’ bellezza, sensualità. E’ esaltazione della vita e soprattutto della persistenza dell’oggetto: un’identità assoluta. Più una mela è dipinta, intensa, voluminosa, più è bella.
(sensualità ed erotismo)
Il mio lavoro è molto sensuale ma mai erotico, perché l’erotismo è qualcosa di troppo grande per indagarlo anche con l’arte. L’erotismo appartiene al segreto e al mistero della persona, che ognuno deve capire in proprio. Per questo faccio sempre donne con seni piccoli e ironici.
(Picasso, Giotto e i critci d’arte contemporanei)
Dipingevo acquerelli “volumetrici” fin da bambino, senza sapere che cosa significasse. Poi, come molti della mia generazione, sono venuto in Europa: sapevo tutto dei francesi, volevo andare a Parigi e diventare come Picasso. Per caso passai da Firenze e davanti a una libreria antiquaria vidi un libro aperto e caddi in estasi. Erano gli studi sul Rinascimento di Lionello Venturi, un testo che ha cambiato la mia vita. Da lì sono risalito a Giotto e ai maestri della pittura volumetrica. Tutto il Rinascimento italiano è questo, la capacità di creare uno spazio immaginario che esalta la sensualità del volume. Poi sono arrivati i critici della seconda metà del Novecento: ma io continuo a fregarmene.
(vendere quadri)
A New York, negli anni Settanta, vendere il figurativo era difficile. Oggi ringrazio di esser stato fedele alle mie idee.
…..
(Fernando Botero, da “Il Sole 24 Ore”, venerdì 19 settembre 2008, inserto “Il”)
