Primo Levi: ognuno è ebreo di qualcuno
“Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele”. (Primo Levi, 1969)
Scritto il 01/1/09 • nella Categoria:
idee
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“Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele”. (Primo Levi, 1969)

Dico una banalità: Primo Levi ci manca sempre di più, come tutte quelle persone che hanno sempre e soltanto ragionato con la loro testa.
non è una banalità: di questi tempi pare non rimanere che il rammarico per chi abbiamo perso…
Questa frase NON è mai stata detta da Primo Levi!
Ma come potete scrivere una simile falsità???
Primo Levi scrisse “ognuno è l’ebreo di qualcuno, perché i polacchi sono gli ebrei dei tedeschi e dei russi.” Il romanzo è Se non ora quando.
SIETE DE FALSI E BUGIARDI. STATE MISTIFICANDO IL PENSIERO DI PRIMO LEVI! VERGOGNATEVI!!!
Nel 1969 a Primo Levi fu chiesto il motivo per cui avesse firmato un manifesto che condannava il militarismo israeliano in Medioriente. La sua risposta secca, senza appello, fu: «Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele». Negli anni ‘80 Primo Levi si candidò (come indipendente) nelle liste elettorali di Democrazia Proletaria, il movimento di Mario Capanna notoriamente vicino al leader palestinese Yasser Arafat e ostile alla politica israeliana nei confronti della popolazione palestinese. L’aperta critica di Primo Levi verso il regime di Tel Aviv non è mai stata un mistero per nessuno, tantomeno per le autorità israeliane, che non facilitarono certo la diffusione dei suoi libri nello Stato ebraico. Dichiaratamente non-sionista, Levi non venne nemmeno chiamato a testimoniare al processo Eichmann. Secondo l’autorevole critico letterario Dan Miron, «l’establishment israeliano non poteva accettare Levi perché il suo modo di concepire la Shoah era contrario alla maniera in cui Israele voleva vedere quel periodo», scrive “L’Espresso” il 20 settembre 2007. Per questo motivo, per lungo tempo le opere di Levi non trovarono editori a Gerusalemme: il più importante scrittore della Shoah era pertanto largamente ignoto agli studenti israeliani. Anche per Margalit Shlain, continua “L’Espresso”, non è stato un caso se Levi è stato ignorato: «Israele cercava eroi, e Levi non era un eroe», tantomeno disponibile a prestare alle istanze della propaganda politica israeliana la sua altissima riflessione universale sull’abominio, che lo portò a denunciare altrettanto duramente, con la massima intransigenza, ogni forma di pericoloso revisionismo storico e di aperto negazionismo antiebraico.
Scusa Giorgi, dato che a me risulta, forse erroneamente, che Primo Levi non abbia mai detto questa frase, ti dispiacerebbe citare la fonte.
Grazie
Cara Giovanna la fonte non esiste! E’ una colossale bufala antisemita.
Se proprio la frase può considerarsi anti-israeliana oppure anti-sionista ma antisemita no! non ha senso parlare di antisemitismo in questa sede per il semplice fatto che anche i Palestinesi, lo si voglia o no, sono semiti!
Se con il termine antisemitismo indichiamo invece i pregiudizi e gli atteggiamenti persecutori nei confronti degli ebrei, siamo fuori strada comunque in quanto i Palestinesi, oltre ad essere anch’essi semiti, non nutrono pregiudizi nei confronti degli ebrei (con i quali, tra l’altro hanno convissuto pacificamente per secoli) semmai hanno un fondato pregiudizio nei confronti del movimento sionista e nei confronti dello Stato d’Israele in senso lato con tutte le conseguenze socio-politiche e le grosse ed innegabili responsabilità israeliane riguardo alla situazione in Medio Oriente.
Tornando alla frase, nessuno può negare che Levi abbia scritto in un suo romanzo intitolato “Se non ora, quando?” quanto segue:
Ora, il concetto trasmesso da Levi in queste parole è chiarissimo ed importantissimo: “L’ebreo” qui non è da intendersi come ebreo (colui che pratica la religione ebraica) in sé, ma va inteso come parte oppressa, la vittima. Quindi Levi implicitamente ci dice che spesso si e’ oppressori e talvolta si è oppressi, a seconda dei punti di vista e delle vicende.
Quindi, chiunque si sente oppresso può sentirsi ebreo e può sbandierare a voce alta il massaggio relativistico di Primo Levi.
Non ci vedrei nulla di male a sentire un Israeliano affermare a voce alta: ” Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi gli Israeliani si sentono gli ebrei dell’Iran” visti i tempi che corrono, è lecito. Ma se permettiamo questo, non ci vedo nulla di male nel sentire un Palestinese che si sente oppresso poter esser libero di dire a voce alta: Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele!
Scusate, rileggendo mi sono accorta che manca la citazione che riporto subito:
Tornando alla frase, nessuno può negare che Levi abbia scritto in un suo romanzo intitolato “Se non ora, quando?” quanto segue:
Preghi, ebreo? – gli chiese:ma in bocca a Edek la parola “ebreo” non aveva veleno. Perché? Perché ognuno è l’ebreo di qualcuno, perché i polacchi sono gli ebrei dei tedeschi e dei russi.
Che tu possa riposare in pace Primo Michele Levi, e che il tuo messaggio resti vivo e presente nella coscienza di tutti noi…con grande rispetto,
Suhair El Qarra
Sono i sionisti, quelli che dal ‘48 stanno massacrando il popolo palestinese rubandogli la vita e la terra, che insultano la memoria di un grande uomo come Primo Levi e un grande popolo come quello ebraico. E’ una vergogna che si ergano a rappresentanti di una intera comunità sparsa per il mondo quelli che non rappresentano altro che un residuo delle peggiori ideologie del XIX secolo: nazionalismo e colonialismo. Promo Levi questo lo sapeva bene, e lo sanno anche molti intellettuali ebraici. Ci mancano la sua voce chiara e decisa, la sua coerenza e la sua sofferta coscienza del dolore umano provocato dall’ingiustizia e dall’oppresione dell’uomo sull’uomo. Questo è il messaggio profondo che ci ha lasciato nei suoi libri, ed il tentativo dei fanatici sionisti nostrani di impossessarsi di lui è uno sfregio che Primo Levi non si meritava da vivo (ma almeno si poteva difendere), ed ancora meno da morto.
Nell’anniversario del suo suicidio (forse proprio perchè non sopportava che “la tregua” fosse durata così poco e l’orrore della SHoà non avesse salvato l’umanità dall’abomio), un commosso ricordo.
Aggiungo, in risposta ad Alberto che è tanto sicuro che Primo non abbia mai detto quello che alla sua mente sionista suona come una bestemmia antisemita, la seguente citazione da una recensione di un libro su di lui che ho trovato in un sito in inglese:
“Primo’s views on Israel were also troubling. He was ambivalent about Israel from the start, and concerned that it had become too militaristic. In 1969, he signed a protest letter in Turin by a group of left-wing Jewish intellectuals who objected to Israel’s policies. Many were disappointed by this, but he refused to budge, going so far as to say that “Everyone is somebody’s Jew,” and the “Palestinians are Israel’s Jews.””
Angier, Carole. The Double Bond Primo Levi: A Biography. New York: Farrar, Straus and Giraux, 2002.
La frase attribuita a Levi è un falso.
La frase vera è solo “Ognuno è ebreo di qualcuno”. Il resto fu aggiunto da un articolista de Il Manifesto nel 1982, da qui la leggenda metropolitana che tutta la frase sia di Levi.