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Alessandria: ricorso contro il deposito radioattivo

Scritto il 20/4/09 • nella Categoria: segnalazioni • Condividi

«Grazie a una partecipata sottoscrizione popolare, ce l’abbiamo fatta: il ricorso contro il nucleare ad Alessandria è stato presentato». Lino Balza, di “Medicina democratica”, commenta così l’iniziativa assunta contro «il decreto che autorizzerebbe la demolizione dell’impianto di fabbricazione di combustibili nucleari di Bosco Marengo (Alessandria)» e «la conseguente costituzione di un deposito di rifiuti radioattivi: definito “temporaneo” ma a tempo indeterminato e in luogo assolutamente inidoneo allo scopo, cioè non sicuro».

Attraverso gli avvocati Mattia Crucioli e Adelaide Piterà, il ricorso è stato presentato  al Tar piemontese nei confronti del ministero dello sviluppo economico e l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nonché nei confronti della Sogin (Società gestione impianti nucleari, ex “Fabbricazioni Nucleari”) per l’annullamento, previa sospensione, del decreto ministeriale del 27 novembre 2008, emesso senza che gli enti locali sollevassero proteste. A provvedere, ci ha pensato “Medicina democratica” con organizzazioni come Legambiente, Pro Natura, Rete ambientalista di Alessandria, Rete nazionale “Rifiuti Zero”, Movimento per la Decrescita Felice e molti altri. In pochi giorni, le associazioni hanno raccolto la somma necessaria ad avviare il ricorso legale.

«In base al decreto legge 314 del 2003 – spiega Lino Balza - la sistemazione in sicurezza dei rifiuti radioattivi deve avvenire garantendo la protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori nonché la tutela dell’ambiente dalle radiazioni ionizzanti esclusivamente presso un Deposito nazionale: da individuare in una zona con assolute caratteristiche geomorfologiche e antropiche. Che non sono quelle di Bosco Marengo: non a caso manca la Via, Valutazione di impatto ambientale».

Si consideri, a proposito di “temporaneità”, che i tempi di decadimento radioattivo di quel tipo di rifiuti variano rispettivamente nell’ordine di alcune decine di anni (rifiuti di prima categoria), di alcune centinaia (seconda categoria) e persino di alcune migliaia di anni e oltre (terza categoria). Secondo gli ambientalisti alessandrini, il decreto contestato è «illegittimo» perché contrasta con le leggi precedenti e «non prevede la definitiva bonifica del sito di Bosco Marengo»; il previsto Deposito radioattivo nazionale, peraltro, non è ancora stato individuato.

«Dunque – aggiunge Balza – i materiali radioattivi già presenti a Bosco, insieme a quelli derivanti dallo smantellamento dell’impianto, verrebbero immobilizzati in una matrice cementizia collocata in fusti in acciaio e vasche di calcestruzzo armato, all’interno di locali assolutamente inidonei, ipotesi che una Valutazione di impatto ambientale escluderebbe, visto che rappresenterebbero un ulteriore e ingiustificato gravissimo pericolo per l’ambiente e per la salute di Bosco Marengo e Alessandria». Perciò, oltre all’annullamento del procedimento di disattivazione, il ricorso chiede, con istanza cautelare, di sospendere immediatamente l’esecuzione del procedimento impegnato (info:  medicinademocraticalinobalza@hotmail.com).

NO NUKE - Legal action from ecologists against the nuclear storage of Bosco Marengo (Alessandria). The ecologist groups ask the authorities to stop the last act of the Government that could trasnsform an old factory into a nuclear site.

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Tag: Adelaide Piterà, Alessandria, Bosco Marengo, decrescita felice, Fabbricazioni Nucleari, impatto ambientale, Ispra, Legambiente, Lino Balza, Mattia Crucioli, Medicina Democratica, nucleare, Pro Natura, Rifiuti Zero, scorie nucleari, Sogin, Tar

1 Commento

  1. vittorio faranda
    10 gennaio 2010 • 08:36

    essi sono ispirati male

    Replica

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