Est: tensione in Moldavia, Transnistria e Georgia
Tensione altissima alle frontiere orientali dell’Unione Europea dopo la rivolta scoppiata il 7 aprile a Chisinau, capitale della Moldavia, dove 30.000 manifestanti hanno assaltato i palazzi del potere contestando la regolarità del voto del 5 aprile, favorevole ai comunisti e gradito alla Russia. Nell’autoproclamata repubblica di Transnistria, la minoranza moldava denuncia crescenti, violente intimidazioni da parte della maggioranza slava.
Nella capitale moldava, dove secondo l’agenzia Ansa gli scontri si sono conclusi con un bilancio di un morto, oltre 270 feriti (tra cui 170 agenti) e 193 arresti, il presidente comunista Vladimir Voronin, alleato di Mosca, ha accettato il riconteggio delle schede, richiesto dalle opposizioni in piazza, malgrado la validazione europea dell’Osce. Senza precedenti la crisi diplomatica con la Romania, accusata di aver fomentato i disordini: il presidente moldavo ha espulso l’ambasciatore rumeno da Chisinau, tra le indignate proteste del governo di Bucarest, che smentisce qualsiasi responsabilità.
In realtà, mentre i dimostranti scesi in piazza a Chisinau chiedono che la Moldavia – di lingua rumena – si riavvicini all’Europa conquistando la stessa libertà di cui gode la Romania (da cui il paese fu artificialmente separato nel 1940 dal patto tra nazisti e sovietici) la Russia teme di perdere uno degli ultimi alleati alla frontiera con l’Occidente, come accadde con la Georgia del presidente Mikhail Saakhasvili, che nell’estate 2008 attaccò l’Ossezia del Sud subendo la decisiva controffensiva di Mosca. Lo stesso Saakhasvili è ora contestato dai georgiani, anch’essi scesi in piazza per chiederne le dimissioni.
EAST CRISIS - After the disorders in Moldova, where people protest against the elections resulst and the communist party, the situation is particulary dangerous in the self-proclaimed republic of Transnistria, because of the tension between Moldovans and Russians.
