Nessun peccato, la Sicilia e il miracolo della scrittura
Si può fondere insieme teatro, poesia e narrativa nelle spire di una trama avvincente? Sì che si può, ma a patto di essere molto bravi: non scadere mai nei bassifondi della prevedibilità, non annoiare, non pretendere che il lettore ti segua in voli faticosi. Il volo c’è, ma è così morbido che non ti accorgi neppure di essere ormai decollato, in compagnia di tutti i personaggi della storia, e con addosso l’ansia di scoprire come va a finire, nonché il piacere puro di abbeverarsi fiduciosamente a una scrittura rara, ritmica e cromatica, amara e ironica, che sa anche farsi pittura, in un insieme corale nel quale la voce dell’autrice non smette mai di mantenere le promesse tratteggiate nell’esordio di una vicenda narrata e cantata con disarmante attendibilità.
“Nessun peccato”, creazione della giovane palermitana Maria Luce Bondì, attorno al mistero di una gravidanza inspiegabile costruisce una concatenazione di eventi solida e
drammatica. Un’impietosa leggerezza si sofferma su maschere deludenti e vite in declino nel regno sbiadito degli adulti, che i due post-adolescenti in fuga in una Sicilia fatta soprattutto di visioni non possono fare a meno di scrutare che con l’occhio dell’anima. Partitura di movimenti, musiche, voci, luci e ombre, tra esistenze incompiute e vaghe ipotesi di felicità che si fanno strada in un presente difficile, la storia mantiene una nitidezza essenziale, classica, pur nella sua strutturazione sperimentale e polifonica, che si affida alla coesistenza fra la terza persona narrativa e la prima persona, drammaturgica, che meglio svela l’intima essenza dei personaggi.
Un debutto veramente notevole, sia per Maria Luce Bondì (regista e autrice di audiovisivi, con all’attivo racconti), sia per la neonata casa editrice Tanit di Palermo, che affronta il mercato editoriale italiano con una proposta spiazzante, lontana anni luce dai romanzi scritti a macchina e costruiti per piacere al pubblico sulla base di ingredienti di genere, imposti dal marketing. Allo stesso modo, quello della Bondì non è un freddo esercizio di stile, da avanguardia intellettuale che si nutre di critica letteraria.
“Nessun peccato” è un libro nuovo, fresco e vitale, che scommette tutto se stesso sulla qualità autentica della scrittura, rivelando un sicuro talento e una grande vocazione: per il piacere di regalare sogni, e di trasformare il dolore in un volo, una fuga, un tuffo senza ritorno nel mare rischioso della libertà, verso scoperte essenziali e decisive come quelle di un buon libro che cerca strade inedite. Un romanzo agile e sincero, capace di porre domande cruciali sul nostro presente e di soffrire di nostalgia per un virus chiamato desiderio e pienezza di vita: che, in mancanza di vie ordinarie, in Sicilia può affidarsi ai miracoli.
(Maria Luce Bondì, “Nessun peccato”, Tanit; 138 pagine, 10 euro).
