Greenpeace: elezioni, silenzio-assenso sul nucleare
Solo i candidati di Idv, Sinistra e libertà e comunisti si dichiarano contrari in toto al nucleare. Il Pd si spacca, Udc e Pdl tacciono. Sono gli sconcertati risultati della ricerca di Greenpeace sulle posizioni dei candidati italiani alle elezioni europee del 7 giugno in materia di nucleare. Mentre Berlusconi dichiara di voler ricorrere all’esercito per riportare il nucleare in Italia, Greenpeace diffonde, a una settimana dal voto, i risultati del sondaggio sul ritorno del nucleare svolto tra i candidati alle elezioni europee.
«Su questo tema – scrive il newsmagazine “Terranauta” – l’associazione ha verificato finora un colpevole silenzio da parte di chi potrebbe invece opporsi
alla militarizzazione delle decisioni sul nucleare: con la sua indagine ha ottenuto che i partiti venissero allo scoperto».
«La maggioranza degli italiani è preoccupata e consapevole che il nucleare è una scelta sbagliata e nonostante questo il governo intende imporlo con la forza militare», spiega Andrea Lepore, della campagna “Clima” di Greenpeace. «Ciascun candidato alle europee e amministrative ha quindi il dovere di esplicitare prima delle elezioni se si oppone al ritorno del nucleare, senza nascondersi dietro strategici silenzi».
Nelle scorse due settimane l’associazione ambietalista ha posto a 60 candidati, selezionati equamente all’interno di sei liste (Pd, Idv, Pdl, Sl, Udc, Lega Nord), due quesiti riguardanti la realizzazione in Italia di impianti nucleari e di uno o più siti di deposito delle scorie radioattive sul territorio italiano. E chiede ai candidati che non lo hanno ancora fatto di esprimersi contro il nucleare.
«Delle sei liste selezionate – spiega “Terranauta” - solo due si sono dimostrate compatte nel dichiarare la loro contrarietà al nucleare in Italia: l’Idv e Sinistra e Libertà, seguite dal Pd con sette candidati su 10 che hanno dichiarato la loro opposizione» alla costruzione dei nuove centrali in Italia. Nessun candidato dell’Udc e del Pdl, rileva “Terranauta” citando Greenpeace, ha per ora preso posizione contro gli impianti di produzione nucleare i siti di deposito di scorie radioattive in Italia, come ha invece fatto uno dei dieci candidati selezionati della Lega Nord. Sono pervenute anche dichiarazioni spontanee contro il nucleare dal raggruppamento Rifondazione-Pdci guidato da Paolo Ferrero, non era incluso nel sondaggio di Greenpeace in quanto già dichiaratosi nettamente antinucleare.
«Un recente sondaggio di Eurispes – aggiunge “Terranauta” – all’inizio di maggio ha dimostrato che la maggioranza degli italiani è contraria al ritorno al nucleare». In un documento congiunto, discusso giovedì scorso dalla Conferenza dei presidenti delle Regioni, gli assessori all’ambiente delle Regioni italiane affermano che le norme contenute nel ddl 1195 «incidono profondamente, irragionevolmente e illegittimamente sulle competenze delle Regioni» in maniera contraria a quanto previsto dalla Costituzione.
«Con il ddl 1195 – afferma Andrea Lepore di “Greenpeace” – il governo progetta di militarizzare l’apertura di nuovi impianti nucleari e lo smaltimento delle scorie radioattive». Le forze politiche e i singoli candidati che non si oppongono subito e con fermezza al nucleare, aggiunge Lepore, stanno di fatto «accettando i piani ‘sovietici’ del governo”». Strategico ovviamente il peso nei media, per valutare l’impatto del problema nella campagna elettorale: finora, il ritorno al nucleare non ha avuto spazio nella disputa del 6-7 giugno (info: www.terranauta.it/a1116/greenpeace/ecco_le_posizioni_dei_candidati_alle_europee_sul_nucleare.html).
