Piacenza: inceneritore in fiamme, i media tacciono
«Chiudetevi in casa e lavate bene le verdure». Questo l’appello lanciato dall’Arpa di Piacenza dopo lo spaventoso rogo che, l’11 giugno, ha devastato il deposito rifiuti dell’inceneritore cittadino, un capannone con una superficie di mezzo chilometro quadrato, contenente tonnellate di plastica, metallo, carta e legno. «Benché questi imballaggi e scarti industriali fossero destinati alla combustione – scrive Elisabeth Zoja su “Terranauta” – non erano ancora stati né separati né puliti». Ancora non si conosce l’entità dell’inquinamento né la quantità di idrocarburi aromatici rilasciati nell’atmosfera e nel terreno. «Il tutto – aggiunge “Terranauta” – si è svolto nel silenzio dei media. Ma gli inceneritori non erano sicuri?».
A constatare il disastro dell’inceneritore di Piacenza è stato Vittorino Francani dell’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente. Sviluppatosi all’esterno
dell’inceneritore vero e proprio, l’incendio ha sprigionato sostanze tossiche che invece, all’interno del dispositivo, i filtri avrebbero in parte frenato, eccezion fatta per le polveri sottili, che sfuggono ai filtri e restano in atmosfera per sempre, minacciando la salute. I gas emessi durante l’incendio di Piacenza, spiega hanno formato una nube nera che ha continuato ad alzarsi anche dopo lo spegnimento del rogo, avvenuto dopo oltre due ore. La nube, trasportata dal vento, ha viaggiato per chilometri verso nord-est, coprendo così di nero il cielo dell’hinterland di Piacenza.
Quel che ha dato il colore alla nube è stata la diossina, che si sprigiona ogni volta che bruciano plastica o cartone sporco. Questi gas possono causare problemi immediati (blocchi respiratori, tosse e fastidi agli occhi), ma anche danni ai polmoni protratti nel tempo, spiega Pietro Bottrighi, primario del reparto di pneumologia all’ospedale di Piacenza. Nonostante questi rischi, fortunatamente, nessun paziente si è presentato al pronto soccorso con sintomatologie respiratorie acute, dichiara l’Asl di Piacenza.
L’Arpa ha proseguito gli accertamenti presso il centro Enìa (società che gestisce impianti ambientali di pubblica utilità), effettuando campionamenti dei terreni e dei vegetali nell’area interessata. Ha inoltre prelevato i filtri della centralina di monitoraggio ambientale di Gerbido, per effettuare rilievi sull’emissione di diossina e di Ipa (idrocarburi policiclici aromatici). Il tutto è stato inviato alla sede di Ravenna per gli esami necessari. «Al momento abbiamo rilevato un aumento dei livelli di monossido di carbonio e degli idrocarburi», ha dichiarato Sandro Fabbri, direttore dell’Arpa piacentina.
Oltre ai danni ambientali vi sono quelli economici, che comunque risultano «tutto sommato modesti, viste anche le dimensioni dell’incendio», come si legge nel giornale locale “Libertà”. Grazie all’intervento dei dipendenti di Enìa si tratta ‘solo’ di qualche decina di migliaia di euro: «Abbiamo salvato il trituratore, la macchina che trita i rifiuti e che è molto costosa, poi con gli estintori abbiamo tentato di fermare le fiamme, ma erano troppo forti e ci sono voluti i vigili del fuoco», racconta Anselmo Baistrocchi, responsabile degli impianti Enìa.
I giornali locali (gli unici a parlarne) hanno attribuito l’incendio a un’autocombustione favorita dal calore. «Ammesso che questa spiegazione venga confermata, si tratterebbe comunque di un problema grave», osserva “Terranauta”: l’apparente spontaneità dell’autocombustione, non impedisce di suscitare interrogativi sulle misure di sicurezza a tutela dei lavoratori e della popolazione che vive nelle vicinanze di un impianto problematico come un inceneritore. Non è un caso, infatti, che i media nazionali non abbiano dato notizia dell’incidente di Piacenza.
INCINERATOR BURNS - A dangerous fire (with a toxic climb) has broken out at Piacenza incinerator, but Italian newspapers haven’t reported any news about (info: www.terranauta.it).
