Shantaram, il potere criminale dietro le guerre
Nel suo travolgente bestseller scritto in carcere, “Shantaram”, l’australiano Gregory David Roberts traccia il mirabile affresco di una megalopoli indiana come Mumbai, brulicante crocevia di traffici, ricchezze miliardarie e autentica disperazione. Figura chiave del monumentale romanzo autobiografico, i cui diritti cinematografici sono stati acquistati da Johhny Depp per il kolossal che uscirà nel 2011, è l’ambiguo e affascinante boss criminale Abdel Khader Khan, padrino-filosofo onnipotente e dai tratti quasi ascetici, che deriva il suo carisma da origini che affondano nel più tormentato e insanguinato dei paesi asiatici: l’Afghanistan.
Se “Shantaram” avvince per la maestria narrativa e per la solidità della storia - quella di un ex studente-prodigio ridottosi a fare il rapinatore per procurarsi
l’eroina, quindi arrestato, evaso e infine giunto nel cuore misterioso dell’antica Bombay, dove lo attendono avventure spettacolari - oltre alla profonda umanità dei miserabili nella quale Roberts si ritrova immerso, colpisce nel suo libro il carattere negativo e corruttivo del potere, sempre autoritario e mai autorevole, contro il quale si erge il discutibile prestigio del potere criminale, coi suoi misteri e i suoi riti.
Sgomenta, nella lettura di “Shantaram”, la dimensione mondiale del network imprenditoriale dei clan, che ha anticipato la globalizzazione dei mercati, traendone il massimo vantaggio: l’India e il resto dell’Asia, ma anche l’Africa, l’Europa, gli Usa, l’America latina. Oro, diamanti, armi, valuta pregiata, ma soprattutto droga: eroina. La chiave del network mondiale è nel sud dell’Afghanistan, tra le piantagioni di oppio del martoriato paese d’origine del vecchio boss di “Shantaram”, di cui solo alla fine della vicenda si delinea l’importanza cruciale.
Nel lungo respiro del romanzo, all’Afghanistan sono riservate poche pagine, verso la conclusione della storia: pagine vivide, intense, di straordinaria bellezza, scritte da chi – nella sua vita rocambolesca – ha persino combattuto a fianco dei “mujaheddin”, sulle montagne di Kandahar, dopo un viaggio clandestino e pericoloso attraverso il Pakistan. “Shantaram” ha tutto per
diventare anche un long-seller: commuove, incanta, fa riflettere. Rivela gli aspetti più inquietanti del potere, illumina le ombre di Mumbai e quelle della new economy planetaria, svelando il ruolo dei cartelli criminali persino nelle guerre.
Una lettura utile, sia per chi è sempre propenso a credere soltanto alla versione ufficiale dei grandi eventi, sia per chi è disposto a prestare attenzione anche a voci “eretiche”, come quella dell’ex generale russo Mahmut Gareev, che sostiene che si svolga al riparo degli Usa il narcotraffico afghano, magari – come ipotizzano altre fonti – smistando l’eroina da Kabul al Kosovo, regione di cui è stata affrettata l’indipendenza. Come tutti i grandi libri, “Shantaram” rivela scenari reali, raccontando fatti verosilimili. E, più che rilanciare tesi e trarre conclusioni, formula domande.
(Gregory David Roberts, “Shantaram”, Neri Pozza; 1177 pagine, 23 euro).
