Saharawi, premio al coraggio di una nazione negata
Un premio al coraggio di una donna che, da quasi vent’anni, ricorda al mondo l’esistenza (negata) del suo paese, abitato dal popolo arabo-berbero Saharawi, invaso dal Marocco dopo il ritiro delle forze coloniali spagnole. La Train Foundation di New York ha ora conferito ad Haminatou Haidar il Civil Courage Prize. Prima della partenza per ritirarlo, le autorità marocchine l’avevano avvisata che al suo rientro sarebbe stata nuovamente arrestata, come le accadde nel 1987, quando fu torturata e fatta scomparire per quattro anni, senza neppure un processo.
«Da quasi vent’anni – osserva “PeaceReporter” – Haminatou Haidar si batte con metodi non violenti per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale. E’
stata candidata al Nobel per la Pace e ha vinto, fra gli altri numerosi riconoscimenti, il premio Robert Kennedy per i diritti umani». Ora, il Civil Courage Prize: un premio e un assegno di 50 mila dollari, assegnato a chi dimostra una ferma resistenza alle ingiustizie anche a rischio della propria vita.
La risonanza internazionale suscitata da questi riconoscimenti non modifica tuttavia l’atteggiamento di Rabat verso i territori occupati e verso il referendum per l’autodeterminazione del popolo Saharawi, chiesto anche dalle Nazioni Unite con la risoluzione 1754 del 30 aprile 2007. «Questo premio mi dà il coraggio di continuare la lotta nonviolenta che ho condotto sin da quando avevo 23 anni», ha dichiarato Haminatou al momento della consegna.
«Il popolo Saharawi – ha aggiunto la donna-simbolo della resistenza Saharawi – accoglie valori universali come la democrazia, il rispetto dei diritti umani, la tolleranza religiosa, l’uguaglianza delle donne, eppure la nostra battaglia non è ben conosciuta. Questo premio rappresenta un
importante riconoscimento per il contributo di una sola persona, ma è tutto il popolo Saharawi che lotta per la libertà e l’indipendenza».
Fra le motivazioni che hanno portato alla sua premiazione – si legge nel comunicato emesso dalla fondazione – la sua “coraggiosa campagna contro gli abusi” e contro le sparizioni dei “prigionieri di coscienza”, detenuti da un potere che non riconosce libertà di opinione. Haminatou venne prelevata in casa e tenuta prigioniera dal 1987 al 1991 senza alcun processo: da tutti fu ritenuta ritenuta scomparsa.
Nel 2005, la donna venne arrestata nuovamente mentre si trovava in ospedale, dove era ricoverata per i colpi ricevuti dalla polizia marocchina durante una pacifica manifestazione per l’indipendenza. Accusata di violenza, venne rinchiusa nel famigerato carcere di El Ayoun dove fu
torturata durante gli interrogatori, fino a quando Amnesty International e il Parlamento europeo ne richiesero la liberazione.
Ricco di fosfati, il Sahara Occidentale è rimasto sotto lo stretto controllo militare dell’esercito marocchino dal 1975, quando venne meno il potere neocoloniale della Spagna. Ne seguì uno scontro con il Fronte Polisario, supportato dall’Algeria, che è terminato con un cessate il fuoco raggiunto nel 1991 grazie alla mediazione dell’Onu e all’istituzione della missione delle Nazioni Unite per l’organizzazione del referendum per il Sahara Occidentale. Referendum che, ad oggi non si è ancora tenuto (info: www.peacereporter.net).
SAHARAWI PRIZE – The Train Foundation, New York, has awarded Haminatou Haidar with the Civil Courage Prize for her pacific battle for Saharawi people from Western Sahara, invaded by Morocco in 1975 (info: www.peacereporter.net).
