Veleno chimico nel Po, esposto sulla Solvay di Alessandria
Allarme rosso per il fiume Bormida ad Alessandria: la concentrazione di veleno chimico nelle acque supera centinaia di volte quella degli altri fiumi, italiani ed europei. Lo afferma un preoccupante report del Cnr, secondo cui nel Bormida si addensano enormi quantità di Pfoa, acido perfluorottanoico: fino a 1.500 nano-grammi per litro, contro una media di 1-20 unità per litro negli altri corsi d’acqua. Partendo dalle analisi del Cnr, che da Alessandria investono tutto il bacino del Po, Medicina Democratica ha rivolto un esposto alla Procura della Repubblica, chiedendo così di accertare un gravissimo inquinamento di cui sembra che nessuno si preoccupi.
«Se gettate un’occhiata passando sul ponte Bormida, vedrete sempre qualche pescatore: il sindaco di Alessandria non ha emesso nessun divieto
di pesca», accusa Lino Balza, portavoce alessandrino di Medicina Democratica, impegnato con Legambiente e Pro Natura nella battaglia ecologica contro la costituzione di un deposito nucleare autorizzato alla Sogin di Bosco Marengo. Oltre alle scorie radioattive, nel mirino degli ambientalisti c’è anche la preoccupante qualità dell’acqua: attraverso il Bormida, finisce nel Po un veleno pericoloso.
«Il Pfoa è tossico e cancerogeno, se respirato o bevuto o mangiato col pesce e nella catena alimentare», avverte Balza. «Sono copiose le risultanze del mondo scientifico internazionale: le abbiamo consegnate nel nostro esposto alla Procura». L’autorità giudiziaria è stata quindi invitata ad indagare sull’emergenza ecologica, la cui origine per Medicina Democratica è tutt’altro che misteriosa: «Se risalite il fiume lungo il sentiero per qualche centinaio di metri, noterete un impetuoso torrentello di scarico da dove
proviene il Pfoa, e sullo sfondo lo stabilimento che lo lavora: la Solvay di Spinetta Marengo».
Colosso chimico-farmaceutico, la multinazionale Solvay si vanta di rispettare l’ambiente in svariati stabilimenti sparsi in mezzo mondo, ma secondo Lino Balza non è questo il caso di Alessandria: «Da Spinetta, il residuo tossico finisce nelle falde acquifere e nel fiume Bormida, il quale confluisce nel Po attraverso il Tanaro». La minaccia riguarda l’intero corso del grande fiume: «Non essendo degradabile – spiega Balza – il Cnr ha rilevato la presenza del Pfoa persino alla foce del Po, a 600 chilometri di distanza dall’inquinatore».
Nel suo esposto alla Procura di Alessandria, Medicina Democratica punta il dito anche contro l’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente: «L’Arpa ha la responsabilità del silenzio passato. E, nel presente, ha la responsabilità di chiedere alle autorità competenti di sanzionare le emissioni e le perdite, di vietare alla Solvay gli scarichi in atmosfera e acque, di vietare d’urgenza la pesca nei fiumi Bormida, Tanaro e Po, di proibirne l’uso potabile e persino
di impedire le donazioni del sangue da parte dei lavoratori della Solvay esposti ai sali di Pfoa».
Alla Solvay, che Balza giudica «da anni cosciente dei danni», Medicina Democratica ha chiesto di affrontare immediatamente il problema, insieme ai sindacati, per i risvolti produttivi e occupazionali: l’azienda è stata invitata ad eliminare il Pfoa nelle lavorazioni, nonché a ritirare i licenziamenti dei lavoratori che si sono rivolti al tribunale. E le autorità? Quelle emiliane sono in allarme, dice Lino Balza, così come il Consiglio comunale di Tortona, che ha richiesto spiegazioni all’Arpa. E mentre perdura il silenzio di Alessandria, chiosa Balza, restano «tranquilli anche i politici padani, che l’ampolla del Po la vanno a raccogliere alla sorgente piuttosto che alla foce».
SOS RIVERS - Medicina Democratica, from Alessandria, asks the judge to check the immission of chemical poisons into Bormida river, coming from Solvay industry. A scientific report by Cnr says that toxic acids are flowin’ to the Sea trough rivers Bormida, Tanaro and Po.
