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Gigantesca tomba di veleni, 38 indagati ad Alessandria

Scritto il 01/11/09 • nella Categoria: segnalazioni • Condividi su Facebook

Mezzo milione di metri cubi di veleni. A tanto ammonterebbe la quantità di rifiuti tossici, o comunque pericolosi, nascosti sotto il polo chimico di Spinetta Maregno, a due passi da Alessandria. Lo afferma la Procura della Repubblica, concludendo l’indagine avviata nel maggio del 2008, in seguito all’esposto di Medicina Democratica dell’emergere della presenza di cromo esavalente nelle lavorazioni. Gli indagati sono 38, appartenenti alle tre società (Ausimont, Atofina-Arkema e Solvay) che si sono alternate nel tempo nella gestione del sito industriale. Le accuse sono per tutti di avvelenamento doloso, per alcuni anche di omessa bonifica.

«Mentre attendiamo che la magistratura apra un altro prioritario filone di indagine per il gravissimo inquinamento da Pfoa (acido perfluorottanoico), chimica 4in atto a danno dei fiumi e dei lavoratori, come documentato nel nostro esposto anche con le analisi del sangue dei dipendenti, con soddisfazione – commenta Lino Balza di Medicina Democratica – rileviamo che la Procura della Repubblica di Alessandria, con ipotesi di reato che prevedono fino a 15 anni di reclusione, ha accolto i tre punti cardine dell’altro nostro esposto, presentato lo scorso anno».

Secondo l’associazione, non solo il cromo esavalente, «ma almeno altri 20 veleni tossici e cancerogeni sono sotterrati per 500 mila metri cubi (o forse il doppio?) sotto lo stabilimento di Spinetta Marengo». La Solvay, e prima di lei Arkema, secondo Balza «ne era perfettamente a conoscenza, non a caso avendo acquistato il complesso chimico per un tozzo di pane». Per Medicina Democratica, la Solvay avrebbe «nascosto e contrabbandato le discariche, ingannato le amministrazioni e omesso la bonifica».

Se riconosciute colpevoli, le aziende dovranno pagare i danni alle persone, alle falde, agli acquedotti, e soprattutto i costi della bonifica, «intendendo per bonifica – aggiunge Balza – l’eliminazione dei veleni sotterrati e giammai il costoso piano Amag di inutile “lavaggio” delle acque». Come annunciato nell’esposto, al processo per il disastro ecologico Medicina Democratica si Lino Balza 2costituirà parte civile, insieme agli ammalati e ai famigliari dei cittadini e dei lavoratori deceduti.

«In quella sede – aggiunge Balza – cercheremo di individuare, insieme alle responsabilità dei dirigenti aziendali, anche le responsabilità di amministratori ed enti di controllo pubblici». Responsabilità penali, secondo Medicina Democratica, «perché quelle morali e politiche sono evidenti: se i politici avessero realizzato l’Osservatorio ambientale della Fraschetta da noi rivendicato da 30 anni, non saremmo arrivati a questo drammatico punto».

Le indagini idrogeologiche ed epidemiologiche, ricorda Balza, erano infatti in cima ai compiti dell’Osservatorio: «Se i sindacati avessero sostenuto l’Osservatorio piuttosto che le direzioni aziendali, avrebbero difeso i posti di lavoro del futuro». Ora i sindacati dicono: la bonifica è impossibile, se no la fabbrica chiuderà. «Il classico ricatto occupazionale», commenta il portavoce di Medicina Democratica, secondo cui «è invece possibile togliere la montagna di veleni: ci sono già studi e ricerche, però ci vogliono i soldi». Una spesa ingente, che la Sovaly avrebbe comunque la possibilità di sostenere.

«Costa molto meno, all’azienda, buttare via soldi pubblici per il piano Amag di inutile “sciacquatura” delle acque avvelenate», dice ancora Balza, che chiede un’operazione-trasparenza: «Occorre verificare, con carotaggi e interventi idrogeologici cosa e quanto è sepolto sotto la fabbrica e le colline adiacenti, secondo modelli matematici. Solo allora si potrà concludere se è possibile o impossibile la bonifica, e prendere le conseguenti decisioni».  

CHEMICAL POISONS - Public enquiry on 38 managers from chemical firms (Ausimont, Atofina-Arkema and Solvay) at Spinetta Marengo, Alessandria, where have been discovered toxic poisons for half a million cubic metres. The denounce was started by the ecological association, Medicina Democratica.

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