Moni Ovadia: la legge dell’odio e la fine della civiltà
I governanti della paura con la loro propaganda a favore dell’intolleranza sono riusciti nell’intento di fare regredire il nostro paese alla vergogna razzista. Ce l’hanno messa tutta per distruggere uno dei principi fondamentali di ogni diritto che si rispetti: il carattere individuale della responsabilità. Le nostre leggi sostengono che solo chi commette un reato ne risponde e ne risponde con lui chi è stato complice del delitto. Nelle aule di giustizia dei nostri tribunali campeggia sopra le teste dei giudici una scritta solenne: la legge è uguale per tutti. Ormai lo sappiamo quella scritta è un raggiro.
Continua spudoratamente a dimostrarcelo con dovizia di comportamenti reiterati il presidente del consiglio con l’ausilio zelante di parlamentari della
Repubblica a mezzo servizio. Ma lo sfregio di quell’alto principio assume i tratti delle più infami legislazioni dei regimi fascisti quando diventa prassi comune nei confronti dei cittadini rom e sinti, anche se italiani. L’esercizio della repressione contro di loro è sempre indiscriminata, non si fa differenza fra uomini, donne, vecchi e bambini. Persino i piccoli vengono trattati come criminali, non con l’attenzione e il riguardo che si deve all’infanzia.
Quando si tratta di rom e sinti i delitti di un individuo che faccia parte di queste genti diventa illico et immediate colpa collettiva e se qualcuno di loro commette un reato odioso, scatta la caccia all’uomo, si scatena un clima di odio e di violenza su cui soffiano politici senza scrupoli per i trenta denari di qualche voto in più. Sono essi che stanno trascinando il nostro paese nel fango dell’intolleranza e dell’inciviltà. Le opposizioni devono reagire con la massima fermezza. Non c’è futuro per un Paese che imbocca il vicolo cieco del razzismo.
(Moni Ovadia, “Il governo e la legge dell’odio”, da “L’Unità”, 14 novembre 2009 – www.unita.it).
