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Serbi di Bosnia verso la secessione da Sarajevo

Scritto il 30/11/09 • nella Categoria: segnalazioni • Condividi su Facebook

I serbi di Bosnia spingono per la secessione: la Republika Srpska sarebbe l’ottavo Stato partorito dalle ceneri dell’ex Jugoslavia e stravolgerebbe la precaria geografia sancita nel ’95 dagli accordi di Dayton, con la Bosnia-Erzegovina spaccata in due e suddivisa tra l’entità serba di Banja Luka e quella croato-musulmana con capitale Sarajevo. Lo conferma Matthew Parish, per anni attivo nella repubblica serba di Bosnia, nell’ufficio legale dell’Ohr, la rappresentanza europea. Il processo disgregativo della Bosnia appare ormai inevitabile. Unica incognita: il tipo di reazione che la comunità internazionale potrebbe avere.

«La situazione di stallo in cui si trova la Bosnia (e la pericolosa piega che gli eventi potrebbero prendere) dipende in primis dal fallimentare ruolo degli Milorad Dodikorganismi internazionali», scrive Nicola Sessa su “PeaceReporter” all’indomani dell’incontro strategico di metà novembre, conclusosi con l’ennesimo nulla di fatto. Agli inizi dell’anno, ricorda Sessa, Miroslav Lajcak lasciò il suo ufficio di Sarajevo dell’Ohr a Valentin Inzko con un cupo epitaffio: «Le istituzioni internazionali in Bosnia sono come un cavallo morto. E io non intendo continuare a fare il fantino di questo cavallo».

L’Ohr è una creatura di Dayton e da 14 anni amministra la Bosnia come un protettorato dai vasti poteri: può rimuovere i membri del governo, imporre e revocare leggi, congelare le attività dei partiti. Prerogative che provocano frustrazione nei serbi di Bosnia, che vedono nell’Ohr la longa manus anti-serba dell’Occidente. «La comunità internazionale, di fatto, spinge per le Bosnia 2modifiche costituzionali che favoriscano la costruzione di uno Stato centrale forte, dove tutto si decida a Sarajevo», aggiunge Sessa.

Per Milorad Dodik, il premier della Republika Sprska, la questione non si pone: «Se vogliono una Bosnia dove comandano i musulmani, facciano pure; ma sarà una Bosnia senza di noi». Contro la disinvoltura di Dodik, l’Ohr non può fare molto. Fino al 2006, spiega “PeaceReporter”, gli uomini di governo della mini-repubblica serba erano controllabili con la “minaccia” del Tribunale dell’Aja: non era difficile trovare nelle loro biografie tracce di un coinvolgimento nella guerra di Bosnia. Con Dodik, invece, non è possibile: il nuovo premier serbo-bosniaco è inattaccabile, oltre che sostenuto finanziariamente da Mosca.

Certo per fermare il separatismo dei serbi di Bosnia, l’Ohr potrebbe rimuovere Dodik dall’incarico. Mossa sconsigliabile per due ragioni: Dodik rappresenta il male minore, e comunque ha avvertito che, se fosse minacciato, cinquantamila serbi marcerebbero su Sarajevo assediando la sede dell’autorità internazionale europea.

Se non altro, prosegue nella sua analisi Nicola Sessa, ormai in Bosnia l’opzione militare sembra lontana: eserciti smobilitati, niente armi pesanti. «Lo scenario più probabile – aggiunge Sessa – è che un’eventuale secessione bosnia 3porti all’isolamento diplomatico della Republika Srpska, dal momento che anche Belgrado e Mosca non avalleranno il passo di Banja Luka».

Il più grande ostacolo alla creazione di uno Stato indipendente, però, è fornito dalla conformazione territoriale della Rs e dal distretto di Brcko che costituirebbe un tappo, una discontinuità territoriale capace di isolare la parte occidentale da quella orientale. Una autodeterminazione serba in Bosnia avrebbe ripercussioni anche sull’entità croata che afferma, in sordina, il suo diritto a un’autonomia territoriale e a un principio di uguaglianza rispetto alla maggioranza musulmana nella Federazione bosniaca.

Gli eventi impongono agli organismi internazionali che sovrintendono al processo di crescita della Bosnia un’agenda più incisiva e una concretezza che restituisca loro credibilità, avverte “PeaceReporter”. Ma il compito più difficile è quello di creare una camera stagna tra i rappresentati di governo e il popolo: per evitare che le tensioni etniche, fortissime tra gli uomini della politica, penetrino nel delicato tessuto sociale che ancora porta le ferite dell’ultimo grande conflitto d’Europa (info: www.peacereporter.net).

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Tag: Balcani, Banja Luka, Bosnia Erzegovina, croati, Dayton, Europa, guerra, Jugoslavia, Milorad Dudik, musulmani, Nicola Sessa, Peacereporter, Republika Srpska, Russia, Sarajevo, secessione, serbi

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