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Vivere senza soldi, la grande sfida di Mark Boyle

Scritto il 10/11/09 • nella Categoria: idee Condividi Tweet

A marzo 2008 Mark Boyle, ex-businessman di 28 anni, divenne famoso per aver tentato di raggiungere a piedi l’India senza neanche un soldo in tasca. Il viaggio avrebbe dovuto durare due anni e mezzo e nelle intenzioni di Boyle avrebbe dovuto dimostrare che l’umanità è fondamentalmente buona. L’idea era di raggiungere il luogo di nascita del Mahatma Gandhi raccontando la sua storia e il suo viaggio e ricevendo in cambio cibo e accoglienza. Il sogno durò ben poco. Boyle giunto a Calais, dopo appena un mese, si scontrò con le difficoltà di una lingua che non sapeva parlare, incapace, quindi, sia di raccontare la propria impresa sia di recuperare del cibo. Mark veniva visto come un “homeless” e rischiava di morire di fame.

Il viaggio senza soldi si interruppe quindi quasi subito, ma non infranse la fede di Mark che ci ha riprovato buttandosi in una nuova sfida: vivere un Mark Boyle 1anno senza soldi. L’approccio filosofico che sostiene la scelta è semplice: i soldi hanno posto troppi gradi di separazione tra la gente (i consumatori) e ciò che viene consumato (la terra, gli animali, ecc, ecc…) creando quindi un’umanità – occidentale s’intende – incosciente dei danni e della sofferenza che ogni oggetto acquistato si porta dietro.

«Se coltivi il tuo stesso cibo, non ne butti via un terzo come facciamo oggi. Se costruissimo i nostri tavoli e le nostre sedie, non li butteremmo via per cambiare l’arredamento interno. Se dovessimo purificare la nostra stessa acqua probabilmente non la contamineremmo», dice Mark. Con questa convinzione nel cuore Mark, ormai da quasi un anno, vive in una roulotte vicino ad un campo di agricoltura biologica dove fa il volontario, cucina su una griglia alimentata a legna appena fuori dalla sua dimora, alimenta un Mark Boyle 2cellulare (con i quale riceve ma non chiama) e un laptop con energia solare e si produce il dentifricio con ossi di seppia e semi di finocchio selvatico.

Giunto oramai verso la fine, Mark dice di aver imparato che l’amicizia ti da molta più sicurezza dei soldi e che la povertà occidentale è soprattutto una povertà dello spirito. Ma cosa possiamo imparare noi leggendo la sua storia? In un mondo devastato dalle guerre, dalla fame, dal riscaldamento climatico e da tanti altri problemi, a cosa dovremmo dedicarci per primi? Ad uno per volta? Forse a nessuno, ci dice tra le righe Mark; forse dovremmo capire quale idea di mondo stiamo inseguendo – basato sulle relazioni? sulle emissioni zero? sul minor impatto ecologico possibile? in armonia con la natura? sui diritti umani? – e cercare di renderla reale anzitutto nella nostra vita. Mark Boyle ne è stato capace, e noi?

(Andrea Boretti, “Terranauta” – www.terranauta.it).

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Tag: agricoltura biologica, Andrea Boretti, autocostruzione, businessman, cibo, clima, consumatori, denaro, ecologia, emissioni, energia solare, fame, guerra, homeless, India, Inghilterra, Mahatma Gandhi, Mark Boyle, povertà, sicurezza, spirito, Terranauta, umanità, valori

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