L’Altro Fratello, un reality-verità dal cuore dell’Africa
«Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità». Così parlava il capitano Thomas Sankara, il leader comunista che nel 1984 cambiò nome all’Alto Volta, ex colonia francese, facendone l’odierno Burkina Faso, terra di uomini poveri ma liberi, a cui l’eroe della decolonizzazione – poi assassinato perché troppo scomodo – regalò l’indipendenza più preziosa, quella psicologica: pari opportunità, saper fare, niente assistenzialismo né ricatti economici. Proprio il Burkina diviene ora la meta di un esperimento mediatico d’eccezione, “L’altro fratello”.
«Il progetto – spiega Daniel Tarozzi, direttore di “Terranauta” – è essenzialmente un viaggio: 15 persone affronteranno il Burkina, il secondo
paese più povero al mondo, armate solo della volontà di lasciarsi stupire dall’umanità sub-sahariana, imparando a vivere valori veri in quell’affascinante terra di mezzo tra il Sahara e l’Africa nera». Viaggiatori dell’anima, decisi a fare del viaggio un’esperienza condivisa, davvero “2.0”. Collegamenti radio, un blog interattivo, un documentario e persino un reality. Non finto come l’Isola triste degli ex famosi, ma autentico: «Il racconto di ogni giornata avrà la scansione di un reality, mettendo in primo piano l’esperienza dei viaggiatori a contatto col Burkina e la sua gente, il suo cibo, le sue voci e i suoi colori: emergeranno differenze, stupore, meraviglia».
Dal 24 dicembre al 12 gennaio, i Burkinauti affronteranno le tappe del pellegrinaggio mediatico più anomalo che si sia mai visto in Africa: dagli scavi archeologici di Oursì Hu-Beero, che raccontano memorie dolorose di schiavismo e colonizzazione, ai villaggi dove la Ong “Mani Tese” promuove
l’autonomia economica delle popolazioni, in pieno spirito burkinabé, come sarebbe piaciuto a Sankara.
Tra produttori del commercio equo-solidale (bronzi, batik, bogolan, confetture) e dignitari touareg al confine con Mali e Niger, a contatto coi problemi dei nomadi del Sahel, dalla siccità ai cambiamenti climatici, ci sarà tempo per visitare il centro interreligioso e interculturale Dudal Jam, “scuola di pace”, che sta sorgendo a Dorì grazie al vescovo e all’imam, con l’aiuto del Cem Mondialià: «Un
bell’esempio di convivenza possibile delle diversità, dopo tanti esempi negativi mostrati dai media in questi anni».
Al limitare dell’impero delle sabbie, la collina sacra di Pitogdò è una tappa obbligatoria per respirare a pieni polmoni la spiritualità animista che diede forza alla resistenza anti-coloniale, mentre l’immersione nell’impressionante paesaggio delle miniere d’oro di Essakane impone una riflessione sul lavoro minorile e sui diritti umani nel continente più bello e più sventurato del mondo.
«Attraverso la telecamera – spiega il regista Andrea Boretti, uno degli ideatori dell’impresa insieme a Michele Dotti, co-autore de “L’Anticasta”
con Marco Boschini – vogliamo documentare l’enorme scarto economico fra “turisti” e burkinabé, suscitando inevitabili interrogativi sugli squilibri economici e sulle vere cause della povertà».
«L’approccio linguistico sarà quello del reality televisivo», aggiunge Daniel Tarozzi, e servirà a mettere a confronto la realtà africana con le abitudini di vita dei viaggiatori europei. “Chiediti perché viaggi”, è il primo comandamento del decalogo dei Burkinauti. Un codice etico per il viaggiatore del terzo millennio: informati sulla percentuale che va alla popolazione locale, lascia a casa le certezze, non pretendere privilegi, sforzati di affrontare la lingua locale senza imporre la tua, non ostentare
ricchezza, rispetta luoghi e persone, non “rubare” immagini per cercare l’esotico ma impegnati piuttosto a trovare l’autentico.
Tutte istruzioni che saranno rispettate al millimetro, in ogni forma di comunicazione: il ponte radio con l’Italia grazie ai collegamenti con “Lifegate”, nonché le foto, le videoclip in anteprima e i report per il blog interattivo “Sambiiga, l’altro fratello” (www.altrofratello.it), già operativo e, prossimamente, autentico diario di bordo della missione “open source”, sul quale registrare spunti preziosi per poi riflettere sul senso di un’impresa a misura d’uomo, concepita per annullare distanze e pregiudizi.
Grande spazio, ovviamente, al profilo audiovisivo dell’avventura: il reality viaggiante diventerà un documentario (co-prodotto dalla torinese Libre) che sarà anticipato sul blog e poi presentato il 15 aprile 2010. «Dal film – aggiunge Tarozzi – a partire da settembre ricaveremo anche 21 puntate
televisive, una per ogni giorno del viaggio, della durata di 10 minuti ciascuna». La serie potrà essere distribuita «sia su web che in televisione, su canali generalisti o tematici».
Promosso dall’associazione T-Erre oltre che da Mani Tese, il progetto annovera partner equo-solidali come Commercio Alternativo, il Cem-Mondialità, l’Aitr (Associazione italiana turismo responsabile), Chiama l’Africa, la Fondazione culturale Responsabilità Etica e l’agenzia Faventia Tourist. Media partner: AfriRadio, LifeGate e il social network Zoes. Gli audiovisivi sono prodotti da Libre.
