Migranti: provate a vivere un giorno senza di noi
Non volete immigrati tra i piedi? Benissimo: provare per credere. Nadia Lamarkbi, giornalista francese, ha lanciato l’idea su Internet: cosa succederebbe se il paese si svegliasse domani senza stranieri? Nadia ha aperto una pagina Facebook, titolandola: “Un giorno senza immigrati: 24 ore senza di noi”. Risposta immediata: subito 33.000 le adesioni. L’appuntamento è per il 1° marzo 2010. Quel giorno, in Francia (e non solo) sciopereranno infermieri, bidelli, taxisti, operai, spazzini, baby sitter, lavapiatti e badanti.
«Quello che sembrava uno sfogo provocatorio è diventata un’iniziativa concreta», osserva Luca Galassi su “PeaceReporter”. Una protesta
indipendente da qualsiasi gruppo (politico, sindacale, religioso). «Secondo gli organizzatori – continua Galassi – in questo modo la società francese si renderà conto della vera ricchezza dell’immigrazione». Oltre agli stranieri, si chiamano a raccolta tutti i cittadini pienamente consapevoli dell’apporto dell’immigrazione sull’economia e sulla società francese, invitando in piazza chiunque voglia «porre fine alle discussioni nauseabonde sull’identità francese».
Da Parigi, aggiunge “PeaceReporter”, si stanno organizzando sulla rete con un blog dedicato, diversi gruppi territoriali, un forum. «Confidano in un effetto valanga». Yassine scrive su Facebook: «La Francia non ha mai mancato un’occasione con la storia, la Francia non è Sarkoland, saremo in tanti». Mimoun: «E’ l’unica lezione che gli immigrati possono dare a questa società che non riconosce la loro utilità». Soraya: «Non dimentichiamo che
i lavoratori sans-papier hanno i lavori più ingrati, tutti i segmenti della popolazione devono essere mobilitati, a partire dai più bisognosi».
Una giornata, ricorda Galassi, che ricorrerà a tre anni esatti dall’entrata in vigore in Francia del “codice di ingresso e soggiorno degli stranieri”, una legge aspramente contestata perchè rappresenta «una visione utilitaristica dell’immigrazione oltreché selettiva, basata su criteri economici».
L’iniziativa ha anche un precedente storico negli Usa, dove il 1° maggio del 2006 centinaia di migliaia di persone di origine ispanica boicottarono tutte le loro attività: lavoro, scuola e consumi. In 600.000 scesero allora in piazza a Los Angeles e in 300.000 a Chicago, con manifestazioni dalla California a New York al grido di «Se ci fermiamo noi, si fermano gli Stati Uniti».
L’eco del ’sans papiers day’ d’Oltralpe ha raggiunto anche l’Italia, e grazie a Facebook si sta diffondendo a macchia d’olio, aggiunge Galassi. «Gli iscritti hanno superato il migliaio, ma l’effetto domino del social network porterà sicuramente alla causa della manifestazione in terra nostrana numeri di gran lunga superiori, considerato che l’iniziativa è prevista tra tre mesi». Chi volesse aderirvi, può incollare sulla barra degli indirizzi la url: http://www.facebook.com/group.php?v=wall&ref=search&gid=208029527639#/group.php?v=wall&ref=nf&gid=208029527639 (info: www.peacereporter.net).
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Una grande idea.
Ne aggiungo una seconda. Immaginate di costruire un muro che separi i paesi del mondo ricco da quelli da cui se ne fuggono i migranti, per bloccare non solo le persone umane, ma anche il petrolio, i minerali pregiati, molte materie prime e molte derrate agricole, i manufatti a basso costo ecc; e per bloccare ovviamente anche i flussi in senso inverso: gli eserciti imperialisti, i turisti occidentali (magari dediti al turismo sessuale), i rifiuti tossici e nocivi ecc.: secondo voi: chi ci guadagnerebbe? anzi: chi sopravvivrebbe e potrebbe pensare a un futuro migliore e chi vedrebbe crollare immediatamente la propria economia e il proprio benessere?
E’ un utile “esperimento mentale” che rappresenta chi invade chi e chi deruba chi…