Gallino: operai sui tetti, il lavoro tornerà solo fra 5-7 anni
Operai asserragliati sui tetti: per lottare contro la crisi e, innanzitutto, ricordare – con l’aiuto della televisione – il loro diritto elementare alla sopravvivenza. Il sociologo torinese Luciano Gallino, che si è scagliato contro chi vuole dimenticare la classe operaia, sostenendo che è proprio l’oblio dei media e dei politici a spingere i lavoratori a forme eclatanti di protesta, ora avverte: la crisi è più vasta di quanto le apparenze (televisive) suggeriscano, per uscirne occorrerà un periodo molto lungo, di almeno cinque-sette anni.
Dal 2007, ricorda Benedetta Guerriero su “PeaceReporter”, gli Usa non sono più riusciti a mascherare le falle della grave crisi creditizia e ipotecaria
creata dall’esplosione della bolla speculativa che ha affossato il mondo finanziario statunitense. Il crollo di banche e borse statunitensi ha trascinato con sé la finanza mondiale e, a cascata, le piccole e le medie imprese, accanendosi in particolare contro l’anello più debole del sistema: i lavoratori. «I tassi di disoccupazione si sono impennati. In Italia nel novembre 2009 la disoccupazione ha raggiunto l’8,3 percento, mentre sono 2 milioni e 79.000 le persone in cerca di impiego».
La crisi ha inoltre esasperato i lavoratori, trasformando le forme di lotta. «Gli operai ricorrono con meno frequenza alle manifestazioni e ai cortei e prediligono gesti eclatanti, quali arrampicate sui tetti, piuttosto che sulle gru», da Milano a Monza, a Porto Torres. «Questi non sono scioperi», precisa Luciano Gallino. «Lo sciopero è uno strumento di protesta e conflitto, pensato per arrecare un danno economico all’impresa. Quando le aziende vanno male, lo sciopero tradizionale perde valore, è un’arma spuntata. In tempi di crisi, come quelli attuali, per ottenere il riconoscimento dei diritti, i lavoratori ricorrono ad altro».
Eppure, malgrado questo scenario allarmante, non si fa che parlare di ripresa. «Non capisco tutto questo ottimismo», dichiara Gallino a “PeaceReporter”. «Forse ci si dimentica delle centinaia di persone che stanno perdendo il lavoro e che stanno finendo i soldi per la cassa integrazione. Dinanzi a questa coltre mediatica che non fa che ripetere che tutto va bene, non resta che inventarsi nuove forme di protesta. Il 70 per cento degli italiani trae le proprie informazioni dalla televisione. I lavoratori hanno capito che per attirare l’attenzione sui loro problemi
devono arrivare in Tv. Da qui la necessità di mettere in atto forme di protesta spettacolari. Ma non può continuare così, tutto in televisione si logora in fretta».
La Camera sta per discutere il disegno di legge 1167, già approvato in Senato lo scorso novembre, che contiene un pacchetto di riforme relative al mondo del lavoro. Sindacati e opposizione accusano il governo di voler destrutturare ulteriormente l’occupazione, rendendo ancora più debole la posizione del lavoratore. Gallino, a caldo, ha definito la proposta «un orrendo coacervo di 52 articoli che affrontano le materie più disparate». Non ha cambiato idea: «La condizione contrattuale del lavoratore peggiorerà, anziché migliorare», dichiara il sociologo a “PeaceReporter”.
Secondo il professore emerito di sociologia all’università di Torino, il lavoratore sarà incentivato a dichiarare che non ricorrerà mai al giudice, ma all’arbitrato. «L’arbitro è una persona a cui ci si appella per evitare i costi e i tempi di una causa in tribunale e viene designato in maniera congiunta da due soggetti in lite. Il problema è che l’arbitrato funziona nel caso di un rapporto alla pari che non è quello che si instaura tra un’impresa e un lavoratore in cerca di occupazione, ossia tra un gigante e una pulce».
Dopo una crisi tanto profonda come quella attuale, aggiunge Gallino, «anche se la ripresa inizierà con tassi elevati, sarà molto lenta». Per recuperare il terreno perduto occorreranno diversi anni: «Le aziende stanno investendo per migliorare la produttività, ma questo si traduce nel sacrificio di altri posti di lavoro. Per me saranno necessari dai cinque ai sette anni per tornare ai livelli occupazionali precedenti al periodo di crisi» (info: www.peacereporter.net).
