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Revelli: da Chiamparino non una parola utile sulla Tav

Scritto il 27/1/10 • nella Categoria: idee • Condividi

Alla manifestazione “Sì Tav” del Lingotto di Torino, voluta dal sindaco Sergio Chiamparino, il 24 gennaio è andata in scena una grigia anticipazione del declino annunciato del centro-sinistra: lo scrive il sociologo Marco Revelli, inviato speciale del “Manifesto” per prendere nota (inutilmente) delle presunte ragioni dell’alta velocità Torino-Lione e dell’oligarchia di poteri che vorrebbe imporre ad ogni costo la grande infrastruttura che la valle di Susa continua a ritenere devastante e inutile, come confermato dall’imponente corteo del 23 gennaio, forte di 40.000 adesioni.

«Chi, sulla base degli annunci mediatici della vigilia sulla “mobilitazione Sì Tav”, si fosse aspettato a Torino una nuova “marcia dei 40.000”, sarebbe Marco Revellirimasto deluso», scrive Revelli. Al Lingotto non si sono viste né masse né avanguardie, ma solo un frammento «tutto sommato sottile» di «società politica». Vale a dire quell’aggregato «che si struttura sull’interfaccia tra ceto amministrativo e sistema degli interessi, fatto di politici di professione, associazioni di categoria, gruppi professionali, lobbies, funzionariato locale, consiglieri d’amministrazione e presidenti di partecipate, segretari di sezione, consulenti, mescolati ai deputati del centro-sinistra e a qualche sindaco».

Delusione anche per l’annunciato carattere bipartisan della manifestazione: come noto, il centro-destra si è sfilato per tempo. Se la autoproclamata  “maggioranza silenziosa” fino ad allora manifestatasi «solo attraverso i media, le dichiarazioni ufficiali, le veline dei Tg» voleva una platea per dichiarare la propria vitalità, il forum del Lingotto ha rivelato invece una presenza malinconica, anagraficamente vecchia, «generazionalmente uniforme».

Sul palco industriali, Camera di Commercio, esercenti, artigiani, politici, qualche sindacalista. E in platea, «assente la borghesia torinese» e «quasi assente il mondo delle professioni liberali e dell’Università», era «invisibile l’universo manageriale e tecnico». Quello che sembra dominare, annota Bresso Chiamparino SaittaRevelli, «è un ceto in prevalenza medio-basso», ovvero «l’estremo residuo della vecchia base del Pci», gli «antichi compagni sopravvissuti», gli «amici del sindaco» e i numerosi capi-corrente del puzzle “democratico”.

«Potrei sbagliarmi – scrive Revelli sul “Manifesto” - ma non mi sembra che fossero molti, in quella sala, i “cittadini”, nel senso proprio del termine: cioè quelli intervenuti lì in forma individuale, per informarsi e prendere posizione, in quanto “abitanti” di un territorio e singoli appartenenti a una “comunità” cittadina».

«Quello che prevaleva, invece, erano i piccoli gruppi», continua Revelli: «Le filiere corte delle fedeltà e delle dipendenze. Le cerchie – i “giri”, direbbe Gustavo Zagrebelsky, per descrivere il reticolo oligarchico della democrazia contemporanea – che compongono la stratificazione sedimentata di tutti i patti elettorali dell’ultimo ventennio, con la loro Tavcomplicata architettura, le gerarchie e le lealtà, i giochi di scambio e le relazioni di clientela, ma anche con i residui di memoria, le risorse di fiducia, gli automatismi di esauste militanze».

Si spiegherebbe così, aggiunge il sociologo, «la mancanza totale dell’aspetto informativo nell’assemblea: non un numero, una cifra, una proiezione sui flussi di traffico attesi nel lontano futuro in cui l’opera dovrebbe entrare in funzione (solo il conto alla rovescia dell’architetto Virano, capo del contestato Osservatorio)».

La totale mancanza di entusiasmo in sala, prosegue Revelli, ha accolto «il vuoto di documentazione a sostegno delle tesi proposte, e l’assenza di argomentazioni tecniche». Tanto che «se ne esce, alla fine, sapendone poco della Tav, e delle ragioni di chi con tanta tenacia la vuole». Sarà dura convincere i valsuisini con le parole ascoltate al Lingotto, conclude Revelli, che aggiunge:  «In compenso ci si porta dietro qualche impressione in più sul presente del Partito democratico, sulla sua natura e composizione sociale. E sono impressioni che non rassicurano, sulle sorti della campagna elettorale che in questo modo e con questo stile, di fatto, al Lingotto è incominciata» (info: www.ilmanifesto.it).

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Tag: centro-sinistra, clientele, elezioni, Il Manifesto, Lingotto, Marco Revelli, Mario Virano, No Tav, oligarchie, Pd, potere, Sergio Chiamparino, Sì Tav, Tav, Torino, Torino-Lione, valle di Susa

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