Sì, questo era un uomo: Primo Levi riscoperto dai ragazzi
“Sì, questo era un uomo”. E’ il titolo dell’appassionato documentario dedicato a Primo Levi proiettato il 28 gennaio alle ore 9 al Cineporto di via Cagliari, sede della Torino Piemonte Film Commission, nell’ambito del vasto programma celebrativo della Giornata della Memoria, calendario che in Piemonte si dilata in più giornate, per ricordare l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz il 27 gennaio 1945 ad opera delle avanguardie dell’Armata Rossa. Tra le novità del 2010, un documento che rappresenta un omaggio al grande scrittore torinese, autore della più alta riflessione civile e intellettuale sulla sconvolgente barbarie dei lager nazisti.
Il film, realizzato dagli studenti del Primo Liceo Artistico di Torino coordinati da Paolo Genovese in collaborazione con Libre (edinting e
montaggio) parte dall’esperienza del “viaggio della memoria” compiuto dagli studenti, sulle tracce di Primo Levi: il “binario 21” della Stazione Centrale di Milano, il campo di concentramento emiliano di Fossoli e il lager di Auschwitz in Polonia. Tappe ripercorse sotto la guida dell’associazione che, sulla scorta delle testimonianze degli ex deportati, si incarica di trasferire agli studenti le drammatiche suggestioni della deportazione.
«Un lavoro di altissima intensità emozionale», ammette Genovese, commentando le immagini del documentario che si aprono con il silenzioso pellegrinaggio dei ragazzi sulla tomba di Primo Levi a Torino. Molte le testimonianze registrate, tra cui un anziano compagno dello scrittore, un medico che imbracciò le armi per entrare nella Resistenza. Tra gli aspetti più interessanti del film, l’indagine degli studenti sul rapporto tra leggi razziali, arte, scienza e bioetica: dalla “morte della poesia” dopo la scoperta dell’abominio di Auschwitz, al “codice di Norimberga” che per la prima volta introduce lo status giuridico del paziente, non più in balia del medico.
«Dietro ai drammatici “esperimenti” dei lager, che rappresentano un capitolo raccapricciante degli abusi sui prigionieri», osserva Genovese, «emerge non solo la follia dell’eugenetica, ma anche – come rilevano alcuni dei testimoni intervistati, il sospetto dell’interesse con il quale le grandi
multinazionali dell’epoca, tedesche e americane, guardavano all’esperimento dei lager come esperienza neo-schiavistica, perfetta ad esempio per testare medicinali destinati poi al consumo diffuso».
Inquietanti interrogativi che accentuano l’attualità dell’indagine condotta dai ragazzi del liceo torinese, che si soffermano sul carattere storico dell’ebraismo piemontese e poi affidano alle parole poetiche di Primo Levi la chiusura del lavoro audiovisivo, ricordando le sere gremite di lucciole, sul lago di Avigliana in valle di Susa, dove il grande scrittore battè a macchina “Se questo è un uomo”, salutando il faticoso ritorno alla vita.
