Il sistema Rosarno: gli schiavi fruttano milioni alle cosche
Sei milioni di euro in due anni: questo il fatturato del “sistema Rosarno”, basato sullo sfruttamento dei nuovi schiavi. «E’ la dimostrazione del salto di qualità della ‘Ndrangheta, che vent’anni or sono sbarcava coi gommoni i curdi sans-papiers sulle spiagge di Africo, da dove aveva fatto fuggire gli operatori Valtour, perché le coste servivano alle ‘Ndrine per alimentare il traffico di esseri umani disperati; ora dispongono di colletti bianchi efficientissimi che predispongono contratti per i loro braccianti irregolari, che sbarcheranno a Malpensa e Fiumicino».
Così la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria commenta l’operazione della squadra mobile: tre milioni euro all’anno a due cosche
molto importanti della Jonica reggina, i Cordì di Locri e gli Iamonte di Melito Porto Salvo. «I poliziotti – racconta Gian Luca Ursini su PeaceReporter – dovevano eseguire 67 ordini di arresto, per metà in capo a calabresi e per metà su cittadini pachistani e indiani, quadri intermedi dell’associazione mafiosa che si incaricavano di reclutare in India i disperati e poi smistarli in altre otto province italiane, dopo il passaggio per Locri e Reggio Calabria, fittizio».
Paghe da fame, eppure gli schiavi riuscivano a spedire qualche soldo a casa: attraverso un sistema di credito inventato dai boss, per non passare dai tradizionali ‘money transfer’ dove i migranti sono costretti ad esibire documenti regolari. «I disperati indiani e pachistani che volevano inseguire il miraggio di un lavoro ben retribuito in Italia – continua Ursini – pagavano da un minimo di 10 a un massimo 16.000 euro a testa; per un servizio completo che andava dal falso contratto presso un fittizio piccolo imprenditore calabrese della Locride, all’assistenza all’arrivo presso mediatori culturali inseriti nel meccanismo criminale».
Nel “sistema Rosarno”, aggiunge Ursini, anche tre funzionari «compiacenti» dell’ispettorato del lavoro di Locri, che «chiudevano un occhio» sulla mancanza dei requisiti per la legge Bossi-Fini e per le recenti normative sull’immigrazione irregolare varate dalla Lega Nord: «Ai lavoratori veniva garantito un “reddito minimo” solo sulla carta, pochi giorni dopo l’arrivo in Calabria venivano forzati a presentare richiesta spontanea di licenziamento, e da quel momento si affidavano ai loro nuovi ‘caporali’ pachistani che li
smistavano su Mantova, Cremona, Brescia, Piacenza, ma anche nelle placide Marche di Macerata o nel Sud dove il lavoro agricolo è molto richiesto, come Potenza e Avellino».
Sfruttati per anni, sino a pagare debiti da 15.000 euro: un meccanismo ben oliato, che secondo il procuratore antimafia Giuseppe Pignatone andava avanti almeno dal 2003. La ‘Ndrangheta sa scegliere benissimo anche i migranti a cui affidarsi: gli africani che si ribellano vanno cacciati a colpi di lupara, come dimostrato il 9 e 10 gennaio a Rosarno. Le organizzazioni criminali, osserva Ursini, si insediano dove lo Stato è assente, lasciando campo libero alla “creatività” economica dei cartelli criminali.
Accusa Mimma Pacifici, segretaria regionale calabrese della Cgil agricoltura: «Abbiamo un governo che criminalizza chi viene nel nostro Paese per cercare delle opportunità di vita. Le conseguenze di queste politiche – che rendono impossibile, anche per i piccoli imprenditori agricoli, poter regolarizzare i braccianti a condizioni un minimo vantaggiose – ricadono nelle tasche dei mafiosi, che hanno a quel punto tutto l’interesse a reclutare questi lavoratori per il mercato nero».
Chi vuole fare le cose in regola, aggiunge la sindacalista, prima o poi viene penalizzato. Così, come dimostrano le indagini, «a beneficiare di questo sistema saranno soltanto gli evasori», cioè «chi fa lavorare in nero e i sistemi mafiosi». Anche se i cartelli di Rosarno fanno milioni col traffico di cocaina, «evidentemente le possibilità aperte dalle leggi leghiste sull’immigrazione erano troppo ghiotte, per i mafiosi, per non approfittarne» (info: www.peacereporter.net).

io vivo a roma sono avvocato e i cordi’ mi contattano quando vengono condannati perche’ io nulla so di quello che fanno. mia nonna si chiamava macri’ io ritengo questa conoscenza con i cordi’ sia una sorta giustizia divina mi spiego meglio io sono entrata nella vicneda cordi’ perche nel’67 fu ucciso da antonio macri’, domenico cordi’ a me tocca entrare in scena. piu’ o meno
ho letto fratelli di sangue questa notte ndelle pagine che triguardano i cordi’ risutltaq che bernardo provenzano si e’ nascosto da antonio cordi’ ragioniere. io ho fatto arrestare bernardo provenzano dopo tre anni di lavoro tra l’altro ho collaborato con il commissario digallo di terni che mi ah contatto dal carcere dopo l’arresto abbiamos cambiato qualche parola per favorire 2 chaicchiere con bernardo che si stinava a stare muto. il commissario ha parlato con me . io nonc redo cxhe toto’ abbia nascosto bernardo eprche’ bernardo stava a palemro mai hos entito nullla del genere ciao starte tranquilli cordi’ perche’ su questo copro io. ciao
ho letto fratelli di sangue questa notte ndelle pagine che triguardano i cordi’ risulta che bernardo provenzano si e’ nascosto da antonio cordi’ ragioniere. io ho fatto arrestare bernardo provenzano dopo tre anni di lavoro tra l’altro ho collaborato con il commissario gallo di terni che mi ah contatto dal carcere dopo l’arresto abbiamo scambiato qualche parola per favorire 2 chaicchiere con bernardo che si ostinava a stare muto. il commissario ha parlato con me . io non c redo cxhe toto’ abbia nascosto bernardo eprche’ bernardo stava a palermo mai ho sentito nullla del genere ciao starte tranquilli cordi’ perche’ su questo copro io. ciao
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