Nicolai Lilin tatuatore in prima serata da Barbareschi su La7
Scritto il 04/2/10 • nella Categoria: LIBRE friends • Condividi su Facebook
Dopo la spigolosa performance alla “Chiambretti Night” il 26 gennaio, nella quale se l’è dovuta vedere col Pierino nazionale e il giornalista Paolo Bianchi del “Giornale”, che lo ha accusato apertamente di essersi inventato le storie di “Educazione siberiana” spacciandole per vere, Nicolai Lilin torna in televisione, stavolta in prima serata su La7, venerdì 5 febbraio, ospite di Luca Barbareschi e del suo nuovo programma “crossmediale”, che propone un approccio diretto e informale con ospiti decisamente straordinari, anche del calibro di Mike Tyson, presente nella puntata d’esordio.
“Barbareschi Sciock”, ovvero: un talk provocatorio, eventualmente «scorretto e scioccante», per parlare di come va il mondo e quindi anche di
politica, «ma senza ospitare politici», come promesso dal conduttore, versatile showman e parlamentare (finiano) del Pdl. Riflettori puntati su «personaggi anche discussi», ai quali Barbareschi offre la possibilità di dire la loro verità, senza censure né pregiudizi. Un format aperto, senza rete, che prova a indagare sulla vera personalità degli ospiti, presentandoli in modo inconsueto, confidenziale e sorprendente.
A Lilin, Barbareschi offre la possibilità di esibirsi in televisione mettendo in mostra il talento della sua prima arte: il tatuaggio “criminale” siberiano, col suo codice segreto di segni destinati a fissare per sempre, sulla pelle, l’identità e la storia di un fuorilegge. «Come ho spiegato anche nel mio libro – ricorda Nicolai – ho appreso da piccolo l’arte del tatuaggio, prendendo lezioni da un maestro: era il mestiere che mi ero scelto, l’unico che – nel
quartiere dove sono cresciuto – mi poteva permettere di esercitare un’attività creativa e non violenta».
“Educazione siberiana”, pubblicato da Einaudi nell’aprile 2009, ha rappresentato un caso editoriale: cresciuto nel ghetto criminale di Bender in Transnistria al crespuscolo dell’Urss, Lilin ha fatto in tempo a ereditare dagli anziani le antiche regole dei fuorilegge siberiani deportati durante le purghe staliniane, trasferendo sulla carta – e in italiano – la sua grande vocazione narrativa. L’io narrante, Kolyma, in uno scenario dominato dalle guerre di strada fra baby-gang, polizia e carcere minorile, rievoca la straordinaria densità di un’antropologia arcaica, già allora in via di estinzione, interpretata da figure capaci di testimoniare la sterminata complessità del mondo sovietico, dei suoi popoli e delle tragedie storiche con le quali si misurarono.
In attesa che esca in primavera il prossimo libro, “Caduta libera”, drammatica testimonianza dell’esperienza vissuta sotto le armi durante la guerra in Cecenia, Lilin torna volentieri in televisione per parlare, ancora
una volta, della radice più autentica sua “educazione siberiana”, che trova nella simbologia del tatuaggio una sorta di codice iniziatico, destinato a riprodurre di generazione in generazione i simboli di una cultura clandestina e indipendente, refrattaria al potere, perseguitata dagli Zar e poi dall’impero sovietico.
Una cultura resistente, che Lilin ha “tatuato” anche sulla carta stampata: «Sentivo che quel mondo che ho conosciuto, con le sue regole dure ma fondate su un’idea di giustizia, stava scomparendo: per questo ho scritto “Educazione siberiana”, perché restasse traccia di quella straordinaria umanità perduta». Un marchio sulla pelle, per custodire la memoria: molto azzeccata, quindi, la scelta di Barbareschi di offrire a Nicolai di presentarsi come tatuatore. Un’esibizione speciale, fuori programma, per la prima volta in televisione.
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Sarei abbastanza stufo di tutta la polemica attorno alla questione Lilin. Personalmente ho acquistato il libro, l’ho letto, mi è piaciuto molto. Soprattutto perché scritto da uno che non è madrelingua. Come Younis Tawfik, che ha scritto ottimi libri. Ho apprezzato molto la scrittura. Punto. Che lui inventi o altro, non è affar mio. E’ affar mio approfondire altri aspetti relativi a quello che Lilin descrive. La funzione della letteratura è proprio questa. Punto di partenza per un’indagine che va oltre. Per quanto riguarda i suoi tatuaggi, sostiene che sono codici. Come quelli dei maori. Se viene svelato l’arcano, allora è moda.