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Peter Gabriel, Rinascimento digitale: il web salverà la musica

Scritto il 05/2/10 • nella Categoria: idee • Condividi su Facebook

«Le cose che più mi terrorizzano sono il conto alla rovescia verso l’uso di armi nucleari, il terrorismo, le guerre di religione, le pulizie etniche, il riscaldamento globale». Malgrado ciò, Peter Gabriel non è pessimista: fondatore dei Genesis e pioniere della world music, scommette sul futuro: «L’ingegno umano ha creato meraviglie, sarà ben capace d’inventare energie alternative per aerei e automobili». Nuove soluzioni, a cominciare dal linguaggio universale della musica: il digitale, dice, sta salvando la produzione musicale, verso un nuovo Rinascimento generato dal web.

Impegnato a promuovere “Scratch my back”, il cd di cover per voce e strumenti orchestrali in cui entra nelle canzoni con la stessa abilità di Nina Peter GabrielSimone, Peter Gabriel confida a Giuseppe Videtti di “Repubblica” che «questa è un’epoca di grandi sfide, che ancora l’industria non è pronta a cogliere: non ha capito, ad esempio, che ormai il supermercato della musica è iTunes». Ma se «l’industria musicale è una gabbia da cui molte interessanti creature fuggono», per fortuna «ci sono altre opportunità per i musicisti: come un tempo, quando tutto era nuovo, potevi fare le cose a modo tuo e avevi una stretta relazione con i fan».

La soluzione? «Trasformare le case discografiche in società di servizio che veicolano il lavoro degli artisti», come avviene sul sito we7.com, il più cliccato in Inghilterra, dove si può ascoltare qualsiasi brano in streaming o scaricarlo al prezzo di 4 euro al mese. «Bisogna avere solo un po’ d’immaginazione per creare proventi diversi da quelli dei canali tradizionali», sostiene Peter Gabriel, promotore di we7.com e infaticabile produttore artistico di nuovi talenti, spesso in prima linea nelle battaglie per i diritti umani.

«La musica, al di là di ogni barriera linguistica, è il più formidabile mezzo di comunicazione tra gli uomini», continua Gabriel, conversando con Videtti. «Io credo fermamente nella cimatica, la scienza che ha dimostrato come il suono abbia il potere di strutturare la materia e come anche l’universo sia stato generato da una sorta di vibrazione, un suono, responsabile di tutte le sue forme». Proprio la cimatica lo ha convinto che ritmi e melodie prodotti in qualsiasi parte del mondo «sono facilmente assimilabili da chiunque, al di là dei confini geografici e delle differenze culturali».

Quando parla di Rinascimento, Peter Gabriel vuol dire che il pop comincia ora a uscire dal Medioevo? «La pop music aveva una grande energia che è stata dissipata. Al tempo dei Beatles c’era una sorta di monocultura musicale, ma col tempo l’offerta si è centuplicata. Dobbiamo solo metabolizzare la transizione dal disco all’iPod», senza nulla togliere al piacere di poter avere un disco tra le mani. E la proliferazione dei talent show? Rappresenta l’umiliazione finale del vecchio mondo, dice Gabriel: «Oggi ognuno può diventare il talent scout di se stesso. Su Internet» (info: www.repubblica.it).

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Tag: arte, Beatles, cimatica, digitale, diritti umani, discografici, energie rinnovabili, Genesis, Giuseppe Videtti, global warming, guerra, Internet, medioevo, musica, Nina Simone, nucleare, Peter Gabriel, pop, pulizia etnica, Repubblica, Rinascimento, terrorismo

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