Fermare Santoro? Mentana sul web aggira il bavaglio
Mentre si attende per oggi la decisione del Cda Rai sulla riapertura dei talk giornalistici pre-elettorali bloccati dal governo con un decreto poi bocciato dal Tar a cui hanno fatto ricorso La7 e Sky, con una mossa a sorpresa il “Corriere della Sera” ha aggirato il bavaglio televisivo utilizzando per l’infotalk l’unico canale libero: il web. Si chiama “Mentana Condicio” il format web creato dal quotidiano milanese, dove l’ex direttore del Tg5 e di “Matrix” ha messo a confronto La Russa, Enrico Letta, Di Pietro e, nell’ultima puntata, Ronchi e Zanda. Tema scottante: i diktat di Berlusconi all’Agcom per chiudere “Annozero”.
«Tutto quello che non troverete in questi di giorni in tv da un solo punto di vista: quello dell’interesse a informare», annuncia Enrico Mentana il 13 marzo,
presentando gli ospiti chiamati a pronunciarsi sul tema più spinoso del giorno: le anticipazioni sulle intercettazioni con le quali la Procura di Trani avrebbe scoperto le pressioni del premier su Giancarlo Innocenzi dell’autority di controllo sull’emittenza radiotelevisiva per “fermare” la trasmissione di Michele Santoro in onda su RaiDue. Il tutto, mentre divampa la polemica sugli editoriali “a comando” di Augusto Minzolini in prima serata sul Tg1.
«Complimenti per l’iniziativa», esordisce Andrea Ronchi: «In un momento come la campagna elettorale credo che sia uno strumento per continuare e dibattere e parlare di temi importanti, soprattutto di contenuti». Secondo il ministro per le politiche comunitarie il blocco dei talk show non è «un fatto di imperio», ma un inconveniente «consequenziale alla realtà italiana, dove l’informazione pubblica è egemonizzata da una parte politica: tutti i grandi talk show di informazione, con grandissimo ascolto in prima serata, sono targati politicamente da una sola parte».
Secondo il ministro, «Santoro, Floris e la Dandini sono ottimi professionisti, ma il loro sembra un concerto a una sola nota: tutti contro il governo e contro Berlusconi. E quindi questo può portare poi a decisioni di un certo tipo». Ronchi parla di una «informazione drogata, a senso unico, senza un vero dibattito politico né un vero confronto sulle idee». Giocando in contropiede, Ronchi ribalta le accuse: la colpa è del centrosinistra, che ha
«egemonizzato, culturalmente prima ancora che politicamente, l’informazione del Paese».
Perché crocifiggere Berlusconi, dice ancora Ronchi, se il centrosinistra appena può si comporta nello stesso modo? «Quando Prodi arrivò a Palazzo Chigi non ci mise tanto a mettere direttore del Tg1 un amico, stimato da tutti noi, Gianni Riotta: non fece una consultazione popolare, decise che il Tg1 era l’espressione culturale e politica di quell’area. E Riotta poi fece benissimo il direttore del telegiornale come oggi fa benissimo il direttore del Sole 24 Ore. Ottimo professionista, come Minzolini. Quello è l’importante: la qualità professionale».
«Sull’informazione, Ronchi ed io viviamo in due Paesi diversi», è l’ironica replica del senatore Pd Luigi Zanda, secondo cui Riotta non ha mai fatto “editoriali a comando”, previa telefonata del premier. «Qua c’è un capo del governo che è proprietario di metà della televisione, quella commerciale, e che dispone della televisione di Stato come capo del governo: ne dispone in
Vigilanza Rai e nel CdA Rai perché ne ha la maggioranza. E nell’autorità di garanzia fa valere anche lì una maggioranza frutto di nomiche politiche».
Il problema, dice Zanda, è viziato all’origine. «Talk si sinistra? Ma l’informazione dipende al 90% dai telegiornali, riferiti al centrodestra. Anche quelli storicamente indipendenti come il Tg1 sono diventati militanti. Il tema dell’informazione in Italia è serio, ma per ragioni opposte a quelle che indica Ronchi. Abbiamo una legge sul conflitto d’interessi che non regola nessun conflitto. Noi non l’abbiamo fatta perché non abbiamo avuto mai i voti: sono 15 anni che Berlusconi o governa l’Italia o impedisce che l’Italia venga governata». Ma perché il centrosinistra, quand’era al governo, non ha provveduto a eliminare il conflitto d’interessi? Perché cadde, dice ancora Zanda, nel «trappolone» della Bicamerale, un trucco per non decidere niente.
Riguardo invece al caso Minzolini, come pure alla polemica su Trani e “Annozero”, il ministro Ronchi si difende: «Io non penso che ci possa essere sudditanza tra Minzolini e Berlusconi. E nessuno ha letto le intercettazioni di Trani, stiamo ragionando su qualcosa che nessuno di noi ha ancora letto. Mi sembra strano – contrattacca Ronchi – che a dieci giorni dalle elezioni arrivi per l’ennesima volta una situazione di questo tipo. Un caso? Andreotti diceva che spesso, a pensar male, si ha ragione».
Ma come è possibile che l’Agicom, ovvero l’autorità di garanzia, subisca pressioni da parte del premier attraverso il suo dirigente Giancarlo Innocenzi? «Certi organismi – ammette Ronchi – devono avere determinati requisiti: la qualità, l’onestà, la competenza e l’indipendenza. Fino a oggi mi sembra che Innocenzi abbia risposto a questi requisiti. Se i fatti dovessero dimostrare il contrario, ovviamente, verrebbero meno questi requisiti e lui avrebbe messo a rischio anche la credibilità della struttura di cui fa parte.
Fino a ieri, però, Innocenzi è stato considerato sia da destra sia da sinistra come un ottimo esponente dell’Agcom, dal punto di vista della qualità e del merito. E oggi viene messo alla gogna».
Dino Martirano, del “Corriere della Sera”, stigmatizza: non è elegante, comunque, che il premier dia ordini all’Agicom. Né che la Procura di Trani lasci filtrare intercettazioni a due settimane dal voto. Il testo di legge sulle intercettazioni, all’esame del Senato, impedisce ai giornalisti di pubblicarle prima della fine delle indagini. Non sarebbe possibile migliorarlo, evitando di arrivare in aula con le “blidature” con cui il governo ha finora protetto ogni provvedimento sulla giustizia? «Guai a imbavagliare la magistratura», premette Ronchi, «ma spesso la pubblicazione delle intercettazioni colpisce persone estranee alle indagini: è in gioco la dignità della persona, la libertà e sicurezza dei cittadini».
Prove tecniche di dialogo per migliorare la nuova legge? Ronchi non le esclude. «Basta che la maggioranza smetta di blindare i provvedimenti», protesta Zanda. «Sul legittimo impedimento – aggiunge il senatore Pd – la maggioranza non ha presentato nemmeno un emendamento e in discussione non ha svolto nemmeno un intervento, perché c’era l’ordine dell’approvazione di quel testo così com’era. Anch’io auspico riforme condivise, ma l’ostacolo è sempre lo stesso: Berlusconi e i suoi interessi», cui piega la politica del Pdl (info: www.corriere.it).
