Fiducia fragile, governo appeso ai voti di Fini
Mai più con Berlusconi: il presidente della Camera, Gianfranco Fini, vero vincitore della prova di forza del 29 settembre alla Camera – dove la fiducia al governo è passata con il sostegno determinante di “Futuro e libertà”, insieme all’Mpa di Raffaele Lombardo – annuncia al fedelissimi nella sede di “FareFuturo” che dal 2 ottobre avvierà l’iter per trasformare Fli in soggetto politico: sostegno “di legislatura” al governo, senza firmare cambiali in bianco (specie sulla giustizia), sapendo che l’ex fondatore di An non si potrà più candidare a fianco di Berlusconi alle prossime elezioni, che il ministro Maroni (intercettato dalle telecamere de “La7”) scommette che saranno anticipate, a marzo 2011.
Con 342 sì, 275 no, 3 astenuti e 10 assenti a favore, Berlusconi, ha incassato la fiducia alla Camera – nonostante i suoi sforzi – solo grazie al determinante
appoggio di Mpa e Fli (finiani quasi compatti, con le eccezioni di Granata e Tremaglia). Un voto valutato come certificazione di debolezza da Umberto Bossi: «I numeri sono limitati, la strada è stretta».
Il premier, afferma il finiano Carmelo Briguglio, ha dovuto prendere atto che «la politica ha battuto lo shopping di parlamentari»: senza i 40 deputati di Fli e Mpa cadrebbe il governo, fallito il reclutamento di parlamentari per dare autonomia numerica a Pdl e Lega. «Berlusconi ne tenga conto – aggiunge Briguglio – e si impegni davvero ad assicurare coerenza tra le parole che ha pronunciato in aula e i fatti che dovranno seguire».
Fatti che il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, aspetta da 16 anni: fallita «la scorciatoia del pallottoliere», Berlusconi si presenta in aula «come Alice nel Paese delle meraviglie, con un discorso pieno di buone intenzioni, come fosse al primo giorno di scuola: ma qui di meraviglie se ne son viste pochissime». Ovvero: «Gli italiani sono alle prese con problemi seri, e sono stati costretti ad assistere a una stagione di odio, ricatti, dossier, rancori verso le istituzioni e verso uomini colpiti anche nei loro affetti più intimi. Siamo all’epilogo di una stagione triste». Durissimo Antonio Di Pietro, più volte interrotto dal centrodestra e invitato da Fini alla moderazione. L’ex
pm di “Mani Pulite” ha definito Berlusconi «stupratore della democrazia», «piduista», membro di «massoneria deviata» e «inventore di una corruzione di nuovo conio».
«Lei ha chiesto la fiducia – scandisce Di Pietro, rivolgendosi al premier – perché una parte della sua coalizione ha lanciato la questione morale che riguarda la sua persona: lei è uno spregiudicato illusionista, anzi pregiudicato. L’unica cosa che ha saputo fare è una miriade di leggi per risolvere affari e processi suoi e della sua cricca». Nessun interesse per il bene comune, aggiunge Di Pietro, ma solo fuga dalla giustizia. Fortissime le reazioni all’intervento di Di Pietro anche dopo la sessione parlamentare. «Ho detto solo cose vere», ribadisce il leader dell’Idv, confermando tutte le accuse mosse al capo del governo, di cui il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha chiesto le dimissioni nel corso di
un energico intervento: la stagione di Berlusconi è finita, dice Bersani, e il Pd è pronto per il futuro.
«Nessuno vuol restare col cerino in mano: questa è la fiducia del cerino, una fiducia per debolezza», esordisce Bersani. «Noi non temiamo il voto: le elezioni anticipate ve le siete rimesse in tasca voi. Ma oggi non si apre una pagina nuova, si comincia a chiudere una pagina vecchia». Una pagina che risale al 1994: «Lei arrivò con un sogno – dice, rivolto al premier – poi il sogno è diventato favola e la favola si è dispersa in mille bolle di sapone. Lei fa dire ai suoi telegiornali che è l’uomo del fare e non del teatrino politica, ma lei è l’impresario di questo teatrino: sono 15 anni che la politica fa il girotondo attorno ai suoi affari». Ce n’è anche per la Lega: «Volete spiegarmi perché avete votato tutte le leggi che aiutano la cricca?».
«Parlate del governo del fare – continua Bersani – ma del fare che cosa? E’ 10 anni che governate, con la Lega; sette, degli ultimi nove. Volete farci un riassunto, non in cinque punti di ribollita, ma in due o uno: in cosa è migliorata l’Italia? E se non succede niente di concreto non può essere sempre e solo colpa del nemico, dei magistrati, dei comunisti, dei rom, della Corte costituzionale. Ma quanto volete governare perché sia colpa vostra: 80 anni?». Se oggi «i deputati vanno e vengono, viviamo nei paradisi fiscali della politica, le carriere e le leggi sono al portatore», l’Italia non può più aspettare. «Bisogna affrontare la crisi e trovare soluzioni. Bene, lo faremo noi».

