Giulietto Chiesa: salviamoci, rottamiamo destra e sinistra
Matteo Renzi? «E’ lui un rottame, e non lo sa. Ripropone il vecchio sistema destra-sinistra lasciando fuori un’enorme parte di italiani: né di destra né di sinistra, ma soli con se stessi». Parola di Giulietto Chiesa, alle prese con l’ennesima svolta della sua tumultuosa carriera. Si chiama “Uniti e diversi” e raduna personalità eterogenee, da Massimo Fini a Maurizio Pallante. Obiettivo: decrescere, frenare la follia dei consumi, abbandonare l’aggressività sociale del mercato e puntare sulla solidarietà, perché la globalizzazione è fallita e l’Occidente balbetta, tra esodi e guerre, all’alba della Grande Crisi. Cittadini, democrazia, politica: dobbiamo salvarci. E la prima cosa da rottamare, assicura, sono «partiti morti» e categorie antiche, come destra e sinistra.
Candidato in Lettonia, consigliere provinciale a Genova col vecchio Pci, eurodeputato con la lista Di Pietro-Occhetto. La vita del compagno (ex
compagno) Giulietto Chiesa è un ribollire febbrile di svolte: sempre osservando il mondo con insaziabile curiosità e guardando in faccia il prossimo senza arrossire. Piemontese, settant’anni, è stato un corrispondente “eretico” da Mosca per “L’Unità” e poi per “La Stampa”, Tg5, Tg1 e Tg3. Ha ricevuto il Premiolino, riconoscimento che nel suo caso vale un Pulitzer: miglior corrispondente dall’estero. Se si pensa che quell’estero si chiamava Unione Sovietica, è facile capire quanto sia riuscito a far bene il suo mestiere.
«Non ho ricevuto altri premi, ovviamente. Sono molto lontano da un certo sistema», dice a Giorgio Pisano, che gli ha dedicato una lunga intervista uscita il 17 aprile su “L’Unione Sarda”. Con il film “Zero” e il bestseller “La guerra infinita” (Feltrinelli), Giulietto Chiesa ha cercato di dimostrare che l’attentato alle Torri non è stato esattamente opera di Al Qaeda, ma un sanguinario pastrocchio organizzato da settori dei servizi segreti. Per Chiesa, l’inizio della fine: da New York alla nostra misera cronaca politica. «La sua visione del mondo – scrive Pisano – non prevede sfumature: crollato il sistema dei partiti, sepolte le vecchie ideologie, stuprate le istituzioni, non resta che occuparsi della realtà. Realtà che, a suo parere, rischia di travolgerci come uno tsunami: la sovrappopolazione».
Di questo si occupa “Uniti e diversi”, cercando di parlare a «milioni di italiani inconsapevoli e onesti», al popolo «lobotomizzato da giornali e televisioni ma pronto a svegliarsi non appena suonerà la campana della resurrezione civile». Sulla Terra, dice Chiesa, non c’è più spazio per nuovi arrivi: i consumi non possono più crescere all’infinito. «Dobbiamo ripensare tutti assieme un mondo più attento e solidale». Addio per sempre al tempo delle vacche grasse: l’opulenza dell’Occidente è minacciata dai disperati che arrivano dal Nord Africa, dalla crescita esponenziale dei Paesi emergenti, dal furore di gente sfruttata da secoli e cresciuta col piede
coloniale sul collo. La via d’uscita? Una radicale revisione del nostro modo di essere e di avere.
«Ho lanciato un laboratorio politico che dichiaratamente non si colloca né a sinistra né a destra», dice Giulietto: «La vecchia geografia non esiste più». Non è un ragionamento da “comunista pentito”? «Neanche per sogno. Non ho abiurato, non ho cambiato opinione. Il fatto è che sono apparsi nuovi problemi sul palcoscenico del mondo, problemi che destra e sinistra non possono affrontare perché poggiano su strumenti d’analisi superati. Destra e sinistra si occupano d’altro». Non si accorgono che «la popolazione mondiale sta esplodendo». Scenario: «Il pianeta non riesce più a sfamarci tutti. La questione demografica è di assoluta emergenza. Stiamo vivendo in una gigantesca illusione: consumo e produzione non si possono dilatare all’infinito».
Sul tappeto la questione delle nascite: “andate e moltiplicatevi” non vale più, checché ne pensi Benedetto XVI. «Quello demografico o il divieto del preservativo non sono gli unici dilemmi a cui il Papa dovrebbe dedicare una approfondita riflessione», dice Chiesa, che insiste: bisogna partire dal bene comune. «Finora abbiamo confidato nel mercato, nel gioco tra domanda e offerta. Peccato però che il mercato sia collassato e di fatto, per colpa della globalizzazione, non esista più. Quindi bisogna avviare un processo di decrescita». Disoccupati e felici? «Nient’affatto. Parlo di una crescita guidata dall’intelligenza, ovvero una contrazione dei consumi. Noi combattiamo
contro il cancro perché la sua evoluzione può distruggerci. La battaglia contro consumi sempre crescenti è la stessa identica cosa».
Abolire il mercato? «L’obiettivo non è questo. Se però consideriamo che il mercato non è più in grado di indicare una via d’uscita, dobbiamo affidarci ad altro, ad un’organizzazione sociale che riordini la nostra vita». Torna in campo lo Stato: «Deve finanziare un nuovo sistema. Siccome ci mancano i servizi sociali, la salute, l’assistenza agli anziani, l’istruzione e la cultura, si potrebbe – anche servendosi dei privati – impostare una sorta di vita diversa». Capitalismo dal volto umano? «Chiamatelo come vi pare. Dobbiamo ripensare le funzioni-chiave dello Stato. Il mercato, che si muove e vive esclusivamente alla ricerca del profitto, andrà per suo conto fino a un inevitabile crollo». E i soldi per fare tutto questo? «Con la tassazione. Lo Stato ha il dovere di cercare danaro dove ci sono grandi guadagni. In pillole, serve una patrimoniale, tasse progressive sui redditi perché ciascun cittadino faccia la propria parte».
La fotografia del mondo è drammatica, fino all’ultimo allarme di Fukushima. Sintomi di «una malattia che è andata aggravandosi». La temuta “invasione” dei migranti? «Segno evidente che abbiamo forzato troppo la mano: nel nord del mondo sempre più ricchi, nel sud sempre più poveri. Da Hiroshima in poi abbiamo ammazzato questo pianeta già un paio di volte». Emergenza planetaria: «Sparare in testa all’ecosistema sul quale viviamo significa, in fin
dei conti, spararci in testa. Suicidio di massa. Ma quanti, ancora ingolfati tra le beghe di destra e sinistra, l’hanno davvero capito?».
Primo imputato, la globalizzazione: «Doveva accrescere la ricchezza collettiva e ha mantenuto la promessa solo coi più ricchi. Non bastasse, ha esasperato intollerabili iniquità. La riprova è nella primavera araba», quella dei ragazzi di 25 anni costretti a campare con 2 dollari di al giorno, col naso incollato ad Al Jazeera che mostra loro come vive l’Occidente: «Ovvio che la ribellione sia deflagrata in modo così clamoroso: i loro padri non lo sapevano, non avevano Al Jazeera, Youtube, Internet». Tutto lascia presagire un’estensione della rivolta: «Vaglielo a spiegare che loro debbono vivere così perché noi vogliamo continuare a vivere cosà. A Mumbai ho visto con i miei occhi distese sterminate di gente che tira a campare senza un tetto, e per tetto intendo almeno un eternit sulla testa. Due milioni di individui vivono in questo modo. Però tutti o quasi hanno la tivù. E cosa gli fa vedere ogni santo giorno la tivù? Ecco dove nasce il virus della rivoluzione».
Se la scena è questa e la politica ufficiale dorme, “Uniti e diversi” è una provocazione per provare a svegliare l’Italia? «I partiti politici sono morti, come sappiamo. Squagliati, più precisamente. Hanno abbandonato la gente, sono intorcinati su questioni interne. Io credo invece che l’Italia conti ancora molte persone perbene capaci di reagire. Dentro c’è di tutto: idee, religioni e costumi. A ciascuno il suo: la diversità è una risorsa». Problema: trovare un linguaggio comune che consenta a ciascuno di riconoscersi. «Possibile non ci si renda conto che la democrazia liberale è morta, che i padri costituenti hanno scritto di un’Italia che non esiste più, che i
tradizionali punti di riferimento – istituzioni comprese – si perdono nel vuoto?».
“Uniti e diversi” punta sulla “civiltà della comunicazione”: innanzitutto contro i privilegi della Casta. Nessuno escluso: dall’Idv, a cui Chiesa imputa scarsa democrazia interna, al Pd, ormai «conservatore» se non addirittura «reazionario», con buona pace del sindaco di Firenze e dei suoi slogan. Napolitano? «Non può dimenticare l’articolo 11 della Costituzione che recita: “l’Italia ripudia la guerra”. Non esistono guerre giuste, guerre umanitarie. Esistono guerre: e noi le ripudiamo». Giulietto Chiesa non salva nessuno? Solo «qualche intellettuale, magistrati di valore, pochi giornalisti: la maggior parte si è venduta, marmellatizzata. Gestisce una fabbrica di sogni, un mainstream che tace i veri problemi e ne inventa altri per tenere buono e tranquillo l’uomo-massa». Insomma, destra e sinistra «non hanno più senso», perché non sanno rispondere alle vere emergenze, i diritti fondamentali: casa, lavoro, scuola, sanità. Meglio abolire concorrenza e competitività, e ritrovare solidarietà. Perché il futuro è incerto: «I nostri figli, mettiamocelo bene in testa, vivranno peggio di noi. Non c’è scampo. La solidarietà è la sola via d’uscita in un mondo sempre più violento e ingiusto» (info: www.unionesarda.it).

Giulietto Chiesa è uno dei pochi giornalisti onesti in Italia. Un’Italia alla deriva, in cui l’unico valore che conta è stare dalla parte dei potenti a discapito d’ogni Umana dignità. Non se ne può più di politici imbonitori che vendono all’asta la vita della povera gente. Non se ne può più dei politici, dei partiti, dei giornalisti i quali, dietro lauti guadagni, scrivono di bolle di sapone spacciandole per verità assolute. Io non sono pessimista: lo è il mondo; diceva Osvaldo Soriano. E come dargli torto? Basta guardarsi attorno e pensare con la propria testa. E non ce ne vuole tanta, di testa, per rendersi conto di come sia allo sfascio questo mondo. Ma la colpa più grande io la attribuisco alla stragrande maggioranza della gente, che si lascia ancora infinocchiare dai grandi discorsi senza senso dei politici. La stragrande maggioranza della gente che sogna di diventare come il pincopallino ricco e bello. Quella gente che guarda propgrammi televisivi spazzatura. Dalle masse non è venuto mai niente di buono. Insomma, “Ho il dono della parola ma non penso, incarno la vita dei più tranne la mia.”