Travaglio: date la caccia ai politici ladri, non ai No-Tav
Ci siamo arrivati come ci siamo detti per anni, e cioè al tracollo ormai visibile anche della Seconda Repubblica, che muore dello stesso virus che si era portato via la prima: l’illegalità, la corruzione e le collusioni con il malaffare finanziario e mafioso. E’ curioso che quelle forze dell’ordine che dovrebbero essere mandate a rastrellare il Parlamento, colmo di inquisiti e di condannati, vengano mandate invece a picchiare la gente che si oppone alla costruzione di una di delle grandi opere che forse è l’ultimo cascame degli anni ‘80, della stagione delle opere faraoniche dello sperpero di denaro pubblico e della corruzione sottostante che è il Tav Torino-Lione.
In Parlamento ci sono fissi ormai da 3, 4 legislature un centinaio tra imputati e indagati e dai 20 ai 30 condannati definitivi, c’è un parlamentare su 10 che
ha seri guai con la giustizia: se il Parlamento fosse lo specchio del paese, significherebbe che su 60 milioni di abitanti, 6 milioni di abitanti sono sotto processo o sono già stati condannati, una cosa semplicemente impensabile; quindi il Parlamento non è lo specchio del paese, il Parlamento è molto peggio del paese, anche se il paese non scherza! Vedete con quali arzigogoli in questi giorni si cerca di giustificare quello che sta accadendo, questa escalation, questa accelerazione di indagini su tangenti, mafie, appalti truccati, si cerca di raccontare la vicenda a prescindere dalle tangenti: perché questo è il modo che si è usato per raccontare anche la storia di Tangentopoli dopo qualche mese dall’entrata al governo di Berlusconi nel 1994.
Si cominciò a dire che Tangentopoli non era scoppiata perché i politici rubavano, ma perché i magistrati avevano dichiarato guerra ai politici. E sono più o meno vent’anni che ci raccontano questa favoletta della guerra tra politica e magistratura, per non dover ammettere che le indagini sui politici che rubano e che mafiano nascono perché ci sono molti politici che rubano e che mafiano. E sono molti di più i politici che rubano e che mafiano rispetto a quelli che vengono indagati, perché ovviamente su reati nati da associazioni per delinquere così omertose e così impenetrabili quali sono sia
il sistema della corruzione, sia il sistema delle mafie, è molto difficile scoprire le prove, scoprire le notizie di reato.
Da un lato si sono colpiti i pentiti con la riforma Fassino-Napolitano che praticamente li ha aboliti per legge, rendendo non più conveniente per un mafioso collaborare con la giustizia, obbligando i mafiosi che collaborano a raccontare tutto entro 6 mesi, dopodiché qualunque cosa dicono non vale più. Lo stesso si è fatto per i “pentiti” dei reati di Tangentopoli con la riforma dell’articolo 513 del Codice di procedura penale, altra porcheria votata dal centro-sinistra quando era maggioranza con la complicità del centro-destra, poi dichiarata incostituzionale e poi addirittura trasformata in legge costituzionale e infilata all’articolo 111 della Costituzione: si è stabilito che quando io, complice di una tangente, accuso l’altro mio complice, non basta che lo dica davanti al Pm, lo devo ripetere davanti alle Tribunale e se non la vado a ripetere, la persona che ho accusato viene assolta per insufficienza di prove perché quello che ho detto davanti al pm, sia che sia vero, sia che sia falso, viene cestinato, non può più essere preso in considerazione dal giudice.
Così hanno tappato la bocca ai complici che avrebbero potuto accusarli, dopodiché hanno cominciato una tale campagna contro le intercettazioni, per cui adesso si è creato un clima politico bipartisan per il quale non solo a destra, ma anche a sinistra si sostiene quasi unanimemente che le intercettazioni devono essere limitate, ridotte, ridimensionate, anche se le usiamo in casi semplicemente eccezionali, basti pensare che le persone intercettate in Italia ogni anno sono 6 mila, su 60 milioni di abitanti, lo 0,001%. Ancora l’altro giorno il Capo dello Stato, in base a non si sa quali dati, sosteneva che bisogna ridurre le intercettazioni, limitarle ai minimi
casi indispensabili, il che peraltro è già previsto dalla legge, anche se lui probabilmente non lo sa.
L’altro giorno nella stessa giornata si è votato alla Camera, pro o contro la richiesta di poter eseguire l’arresto nei confronti dell’onorevole Alfonso Papa e al Senato si è votato sulla richiesta del Gip di Bari di poter eseguire la cattura del senatore del Pd Alberto Tedesco: Papa accusato di favoreggiamento e rivelazione di segreti e corruzione, Tedesco accusato di concussione, corruzione, abuso, falso e turbativa d’asta. Voto segreto: alla Camera Papa viene arrestato, al Senato invece – grazie ai soliti mascalzoni che si nascondono dietro l’anonimato del voto segreto – è stato salvato Tedesco che continuerà tranquillamente a scorrazzare a Palazzo Madama.
Nei prossimi giorni si esaminerà alla Camera la richiesta di autorizzare la cattura di Milanese, ex finanziere della Guardia di Finanza, diventato poi braccio destro di Tremonti, la vera potenza del ministero dell’economia, quello che faceva le nomine e teneva i rapporti con una delle due bande ai vertici della Guardia di Finanza, perché l’altra banda era invece considerata vicina al Cavaliere e quindi c’erano gli ufficiali vicini a Tremonti e a Milanese e gli ufficiali vicini al Cavaliere e alla sua azienda. Milanese è accusato di essersi fatto corrompere per anni, aveva un tenore di vita che gli permetteva di pagare ogni mese l’affitto di un mega-appartamento nel
centro di Roma dove abitava senza pagare Tremonti, che evidentemente gli doveva molto, ragion per cui chiudeva non un occhio.
Pensate che in anni passati furono salvati persino candidati all’arresto per mafia come Giancarlo Cito, poi condannato per i suoi rapporti con il clan della Sacra Corona Unita, come Marcello Dell’Utri, poi condannato per false fatturazioni, frode fiscale in via definitiva e in Parlamento e in secondo grado per associazione per delinquere di stampo mafioso in concorso esterno. Voi vi rendete conto che forse Papa non è il peggiore dei parlamentari degli ultimi 65 anni, eppure per lui è stata data l’autorizzazione all’arresto, perché? Evidentemente perché la politica in questo momento si sente detestata dall’opinione pubblica e sta cercando, nel suo impazzimento terminale, di dare qualche segnale in controtendenza, visto che la rabbia contro la Casta monta.
Se credono di salvarsi la faccia autorizzando l’arresto di Papa e ricominciando a fare i loro porci comodi, naturalmente si sbagliano, anche perché lo stesso giorno il voto per l’arresto di Papa veniva neutralizzato dal voto l’arresto di Tedesco, che se è possibile è accusato di cose ancora peggiori rispetto a Papa. A contorno sappiamo che a Milano c’è un’indagine clamorosa sull’enorme buco dell’ospedale San Raffaele, ospedale del prete simoniaco che si chiama Don Verzè e che da 40 anni tiene il sacco a Berlusconi fino a quando lo aiutò a far spostare le rotte aeree da Milano 2
con la scusa che bisognava costruire l’ospedale nel bel mezzo della città satellite.
C’è un il ministro Saverio Romano imputato per mafia che non si dimette, c’è la Procura di Roma che indaga su Finmeccanica e sulla P3 e sugli amici di D’Alema nello scandalo Enac, la Procura di Napoli ha indagini di altissimo livello e quella di Palermo sta indagando su parlamentari ipoteticamente corrotti con i soldi di Don Vito Ciancimino, pizzini, Romano e Cuffaro. Questa è la maggioranza, che naturalmente ha non soltanto i suoi esponenti inquisiti, a cominciare dal capo del governo, ma ha i suoi principali esponenti che o sono inquisiti in proprio, oppure hanno il loro braccio destro, il loro prestanome indagati: Tremonti operava per le mani di Milanese, Gianni Letta per le mani di Bisignani, inchiesta P4 anche questa davanti alla Procura di Napoli. Il problema è quello che c’è dall’altra parte: in una situazione come questa, è ovvio che le opposizioni ci dovrebbero sguazzare, praterie per correre a guadagnare consensi, invece dall’altra parte, come al solito, c’è chi riesce a pareggiare il conto, c’è chi riesce – se non a fare pari e patta – almeno a far dire alla gente che se Atene piange, Sparta non ride.
Perché non bastando gli scandali dei finanziatori della fondazione di D’Alema italiani e europei che prendevano e pagavano tangenti come abbiamo raccontato due settimane fa, adesso riesplode una Tangentopoli a Milano tutta rossa, nella vecchia Stalingrado del nord che era Sesto San Giovanni, Comune operaio, comune rosso, popolato da tanta brava gente che lavora e che ha sempre votato a sinistra e che ha avuto come Sindaco in passato Filippo Penati, il quale poi ha fatto carriera, è diventato per una legislatura presidente della Provincia di Milano. Due anni fa, quando Bersani ha preso in mano la segreteria del Pd, Penati è diventato il braccio destro ufficiale di Bersani, capo della segreteria politica del segretario nazionale. Dopo avere
perso le provinciali e quindi avere mancato la riconferma come presidente della Provincia, Penati quest’anno è stato premiato come tutti i trombati, con una bella candidatura alla Regione.
Penati è indagato dalla Procura di Monza per concussione, corruzione e finanziamento illecito, è accusato di avere costretto degli imprenditori a pagargli tangenti con la minaccia di non farli lavorare, cioè di rovinarli, e ci sono degli imprenditori che lo hanno pagato anche senza essere costretti; finanziamento illecito vuole dire che almeno una parte di quei soldi li ha destinati al suo partito, che fino al 2008 si chiamava Ds e dal 2008 si chiama Pd. E’ la prima indagine che coinvolge direttamente il PD per essersi finanziato illecitamente. Otto miliardi in dieci anni il totale dei soldi che Pasini avrebbe dato a Penati e al Pd ex Ds, poi c’è Di Caterina il quale dice di avere pagato ratealmente, mensilmente, a volte 100, a volte 20 milioni di lire. Ma non solo.
Adesso salta fuori un altro nome, molto rinomato fin dai tempi di Tangentopoli: Bruno Binasco, che era il braccio destro, l’uomo ombra di Marcellino Gavio, defunto l’anno scorso, costruttore, uno dei più grossi proprietari di autostrade in Italia. Binasco entrava e usciva di galera nel 1992/1993, poi è stato processato una miriade di volte per una miriade di tangenti, la gran parte delle volte si è salvato per prescrizione, qualche volta è stato anche condannato in via definitiva, una volta è stato condannato insieme a Primo Greganti per avere finanziato Greganti con una finta caparra
non tornata indietro, allo scopo, scrivono i giudici di Tortona, di finanziare illegalmente l’allora Pci-Pds.
Adesso questo signore che è il plenipotenziario del gruppo Gavio ritorna fuori, come possibile finanziatore ancora una volta di Penati. E questo in tempi molto recenti, tra il 2008 e il 2010, con un meccanismo che spiegano bene Ferrarella e Guastella sul “Corriere della Sera”: una tangente (presunta, naturalmente) di 2 milioni di euro, concordata nel 2008 e pagata nel 2010; nel 2008 Penati era presidente della Provincia di Milano e nel 2010 era diventato il capo della segreteria di Bersani. Cosa hanno fatto? Hanno finto la vendita di un immobile di proprietà dell’imprenditore Di Caterina al gruppo Gavio retto da Binasco.
Per i preliminari dell’acquisto, della cessione del suo immobile a Binasco, Di Caterina ha avuto una caparra enorme, di 2 milioni di Euro. Poi, dopo due anni, Binasco ha rinunciato all’acquisto di quell’immobile ma gli ha lasciato la caparra. Secondo l’accusa erano già d’accordo fin dall’inizio che l’acquisto era falso e che quindi la caparra sarebbe rimasta a Di Caterina, e così hanno giustificato un esborso da Binasco a Di Caterina. Perché questo? Perché Binasco doveva finanziare, questa è l’ipotesi d’accusa, il Pd e Penati; Di Caterina avanzava un sacco di soldi che aveva anticipato al Pd e a Penati e allora cosa hanno fatto? La triangolazione: Binasco deve finanziare Penati, Di Caterina avanza dei soldi da Penati, Binasco li dà direttamente a Di Caterina e Penati ha estinto il suo debito avendo ricevuto soldi prima da Di Caterina.
Questa è l’ipotesi di accusa: la triangolazione per camuffare una tangente da caparra.
Credete che questi costruttori facciano questa versamenti importanti in periodi di crisi per la bella faccia dei politici? Ovviamente no: in cambio vengono favoriti, oppure non vengono ostacolati. In questo caso è tutta una partita di centro-sinistra, una partita Pd ad altissimo livello, perché sotto Bersani c’è Penati: Penati sta a Bersani come Milanese sta a Tremonti, è il suo uomo di fiducia. A questo punto, ai magistrati viene la curiosità di andare a vedere quali sono, negli anni i rapporti, tra il Gruppo Gavio e Penati: quel gruppo Gavio che era già stato condannato, lo ripeto, nella prima Tangentopoli del 1992/1993 per avere finanziato illegalmente il Pci tramite Greganti. Quando trattano con Binasco, questi signori sanno che è un pregiudicato per avere finanziato il loro partito e continuano a trattarci.
Nel 2004 cosa fa l’ottimo Penati da presidente della Provincia di Milano? Compra le quote della Milano-Serravalle, facendo accollando alla collettività, alla Provincia di Milano, un bel pezzo di autostrada, quella collega Milano con Genova, e facendo spendere alla Provincia di Milano una barcata di soldi, che poi vanno ovviamente nelle tasche di Gavio e del gruppo Gavio-Binasco. E con quei soldi cosa fa il gruppo Gavio? Sostiene la scalata di Unipol alla Banca Nazionale del lavoro, quella di Consorte, quella dei “furbetti del quartierino”. In un bel libro di Gianni Barbacetto, che si intitola “Compagni che sbagliano”, sono pubblicate le intercettazioni nelle quali si dimostra che la Provincia di Milano, grazie a Penati, per comprarsi il 15% di azioni della Serravalle da Gavio, ha speso 238 milioni di euro pagando ad azione 8,9 euro, mentre un anno e mezzo prima Gavio le aveva pagate 2,9. Il che significa che Gavio realizza una plusvalenza di 176 milioni,
a spese dei milanesi. E con quell’enorme tesoretto va a sostenere Consorte che di lì a poco dà la scalata alla Bnl.
La cosa più interessante ancora è che nelle telefonate salta fuori anche il nome di Bersani, perché il 28 giugno 2004 Binasco dice a Marcellino Gavio: il problema non è Penati, presidente della Provincia, ché con lui un accordo si trova; il vero problema è Albertini, cioè il sindaco di centro-destra. Due giorni dopo entra in scena Bersani. Binasco dice a “Il Giornale” che, con Bersani, Gavio ha da sempre un ottimo rapporto. Infatti il 30 giugno 2004 Bersani dice a Gavio che ha parlato con Penati; e dice a Gavio di cercare Penati per incontrarsi in modo riservato, «ora fermiamo tutto e vedrà che tra una decina di giorni, quando vi vedrete, troverete un modo».
Cinque giorni dopo, il 5 luglio 2004, Penati chiama Gavio e gli dice: buongiorno, mi ha dato il suo numero l’onorevole Bersani. E Gavio: sì, volevo fare due chiacchiere con lei quando è possibile. E Penati: guardi, non so, beviamoci un caffè. L’incontro avviene in modo riservato, come suggeriva Bersani, in un hotel di Roma – non in una sede istituzionale: non è che il presidente della Provincia di Milano riceve il costruttore Gavio nella sede della Provincia, davanti a testimoni, e poi emette un bel comunicato per dire: abbiamo ricevuto il commendator Gavio per parlare di questo e quest’altro. No, incontro riservato: su suggerimento di Bersani. E quello che succede dopo è naturalmente quell’affarone meraviglioso che riesce a concludere sulla Serravalle il gruppo privato Gavio a spese dei contribuenti milanesi, grazie alla scriteriata scelta di Penati di comprare quel 15% di
quote, strapagandole il triplo di quello che le aveva pagate un anno e mezzo prima il privato.
Allora voi capite che quando i rapporti tra politica e affari sono questi, che ci siano tangenti o che non ci siano tangenti, è già grave di per sé quello che è successo, che non c’è nessuna trasparenza. E quando queste opacità sono ai massimi livelli, bisogna interrogarsi su come vengono selezionate anche le classi dirigenti del centro-sinistra. Queste intercettazioni sono di 7 anni fa, sono note da almeno 5 anni; dopo che queste intercettazioni sono state rese note, Bersani è diventato segretario del Pd e Penati è diventato il capo della sua segreteria. E se non ci fosse l’indagine della Procura di Monza, molto probabilmente, visto il rapporto che c’è tra i due, se il centro-sinistra dovesse vincere le prossime elezioni tra due anni, Penati sarebbe diventato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel posto dove oggi Letta fa il braccio destro di Berlusconi.
E magari un altro fedelissimo di Bersani, Pronzato – arrestato per le tangenti sui voli – essendo lui consigliere di Bersani al ministero, responsabile trasporti aerei del Pd e consigliere di amministrazione dell’Enac in conflitto di interessi totale, visto il rapporto che ha con Bersani magari poteva diventare il ministro dei trasporti. Ora: uno è stato in galera, Pronzato, e sta patteggiando dopo esserne uscito; e l’altro è indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito. C’era bisogno dell’inchiesta per capire che Penati ha un rapporto malato con il mondo degli affari? Cosa ci voleva
per mandarlo via se non bastavano quelle intercettazioni con Gavio e quell’affare che ha impoverito la Provincia di Milano, un’istituzione, e ha arricchito un privato che poi finanziava il partito come il gruppo Gavio?
Questi signori si illudono di raccattare il potere quando Berlusconi se ne andrà, si illudono che gli caschi in mano Palazzo Chigi. Non hanno capito quello che abbiamo più volte ripetuto, e cioè che la “casta” è fatta così: non sono tutti uguali, ma sono complementari. E quando cade Berlusconi cadranno anche questi. Se prendono qualche volto è perché c’è ancora Berlusconi; quando non ci sarà più Berlusconi, uno sarà costretto a guardare in faccia loro, quindi non li voterà più. O si inventano dei leader nuovi, una classe dirigente nuova che abbia un altro tipo di rapporto con il mondo degli affari, oppure Berlusconi cadrà, cadranno anche loro e noi avremo un vuoto politico totale: dentro il quale potranno infilarsi i peggiori avventurieri, esattamente come accade nel 1994 quando ci si infilò il Cavaliere Silvio Berlusconi.
(Marco Travaglio, estratti dal video-messaggio “Pd, terremoto in diretta” editato il 25 luglio sul blog di Beppe Grillo).

Caro Travaglio,
col dare la caccia ai politici ladri l’Italia andrebbe fallita per pagare gli straordinari a magistrati e poliziotti
Caro Travaglio, non entro neppure nel merito del problema corruzione. A me non va giù che politici di sinistra e affaristi stiano a braccetto. Non va giù che abbiano ingurgitato un privilegio dopo l’altro senza avvertire il minimo malessere….di coscienza di sinistra.
Come sono belli
questi candidi onorevoli del Pd.
Da anni e anni
giorno dopo giorno
settimana dopo settimana
godono di un privilegio dietro l’altro
da quando mangiano colazione
a quando leggono viaggiano
fanno l’idromassaggio
tornano a casa
telefonano ripartono
su treni autoblu aerei
elicotteri traghetti….
e ora
solo ora
se ne accorgono.
Hanno retribuzioni
più alte dei loro colleghi europei
sono mediamente più assenteisti
hanno doppi o tripli incarichi
stanno a braccetto
con imprese aziende finanzieri banche vaticano
hanno fedeli portaborse
precari sottopagati
a loro servizio
e non un sussulto
di moralità li sfiora,
non un moto di finezza d’animo
non un minimo di senso civile.
E sono fieramente di centro sinistra.
S’accontentano
che uno
uno soltanto
il più pateticamente smilzo tra loro
s’offra alla rinuncia del doppio incarico
e subito
dovremmo incoronarlo eroe
e dimenticare
che le sue prospettive sono tiepide
le sue parole vacue
la consistenza politica debole.
S’accontentano
di guardare
dall’altra parte – al centro destra -
dove il panorama è talmente squallido
e il tanfo talmente alto
che li fa sentire a posto.
E noi dovremmo contentarci
che loro
loro no
non sono così.
Fuori tempo massimo
s’approntano
a gesti simbolici.
Perché da tempo la misura è colma.
Ora è il tempo
di gesti-scelte-sguardi limpidamente
dalla parte giusta.
E la parte giusta
di chi dice d’essere di sinistra – e anche di centro sinistra -
non è il prisma potente
fatto di finanza banche imprenditoria vaticano.
Da tempo
troppo tempo in questo paese
la sinistra ha posato lo sguardo
sul lato sbagliato.
Da tempo
troppo tempo il Pd
ha parlato di lavoro senza più saperne il lato del sudore
di lavoratori senza più percepirne la dignità
di economia facendo finta che non toccasse loro
orientarla a servizio dei cittadini più deboli e meno abbienti
di futuro con la miopia dello sguardo posato sulle proprie tasche.
E non accenno al malaffare.
Da semplice cittadina
mi attengo alle fregature legalizzate
quelle che fanno il cumulo dei privilegi
di chi m i dovrebbe rappresentare.
Il Parlamento non può più essere autoreferenziale in materia di trattamento economico dei suoi membri, occorre trovare un nuovo modo. Queste non sono persone serie!
… quelli non ladri dove sono?
Caro Marco,
il circo che fino a tre settimane fa siedeva nel parlamento della repubblica nell’area riservata all’esecutivo ora siede sparso nel parlamento e analogamente a prima non lavora e continua a rubare.
Abbiamo chiamato persone, a mio parere, serie e autorevoli per fare il lavoro sporco che circa 1000 ladri non hanno fatto almeno da 15 anni. Ora mi domando: se questi “partigiani” mettono insieme un pacchetto di proposte che mette in piedi il paese per quale motivo dovrei votare alcuni dei 1000 ladri?
Inoltre se i mille ladri non hanno saputo fare il loro lavoro perchè rimangono li?
Quale è il valore aggiunto dei circa 1000 ladri che stanno in parlamento, perchè li dobbiamo pagare se: non li abbiamo eletti, non hanno fatto niente per noi, non sono virtuosi, non sanno fare niente; quale motivo giustifica la loro presenza?
Io vengo valutato a fine anno e se non raggiongo gli obiettivi l’azienda mi mette sotto “processo” ai soliti 1000 ladri non gli fa niente nessuno?
Spiegami come riempiono la giornata personaggi come Gasparri, La Russa, Bossi, Calderoli; nessuno li giudica per quello che non fanno? E’ terribile. Ciao.
Caro Marco il semplice cittadino come arma di difesa ha il voto per cambiare le carte in tavola ….. MA A CHI LO DIAMO PIU’ IL NOSTRO VOTO, QUESTO E’ IL PROBLEMA. Mi schifa tutto….non voto più nessuno. Questa ormai è un sistema politico mafioso nascosto da una facciata di pseudo democrazia, quindi ladri legalizzati da loro stessi….. sto’ paese non ha più futuro. Abbiamo lo stesso livello di corruzione politica di un paese del terzo mondo. Il sistema politico se si rinnova lo fa solo inserendo figure che stanno al sistema stesso….è il cane che si morde la coda. Comunque grazie per le tue info ed aggiornamenti, in un altro paese, più onesto e civile avresti di sicuro avuto il successo che ti meriti, quì in Italia mi sà che sei visto come un inserruzionalista, quasi quasi passi tu per delinquente….