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Draghi: lacrime e sangue per l’Europa, fino alla catastrofe

Scritto il 21/12/11 • nella Categoria: segnalazioni Condividi Tweet

«Siamo nelle mani di fanatici incompetenti: mi vien voglia di emigrare, ma dove?». Domanda senza risposta, alla quale si affida un desolato Pier Giorgio Gawronski dopo la lettura dell’ultima intervista che Mario Draghi ha concesso al “Financial Times”. Di fronte alla crisi, in pratica, il governatore della Bce ammette di non avere soluzioni: e pazienza se ormai è evidente che il “rigore” imposto all’Europa – in Italia, da Mario Monti – non produrrà nessunissima “ripresa”. «Semplicemente – afferma Gawronski – Draghi ignora tutti i progressi della scienza economica degli ultimi 80 anni, e annuncia che la crisi va affrontata con le politiche già utilizzate fra il 1929 e il 1933, con risultati catastrofici», quelli della Grande Depressione che preparò la Seconda Guerra Mondiale.

«Nella notte fra domenica e lunedì, poco dopo la mezzanotte, hanno riaperto i futures della borsa Usa», scrive Gawronski sul “Fatto Quotidiano” Mario Draghiil 19 dicembre. «L’apertura ti dice in sintesi come i mercati valutano le vicende del weekend». Nella notte precedente, tutto calmo: indice Dow Jones a +7. Poi il “Financial Times” tira fuori lo scoop: intervista a Mario Draghi. «Leggo e rimango costernato, raggelato. Controllo i mercati: cominciano a scendere». Per Gawronski, «è difficile spiegare a un pubblico non esperto l’enormità del contenuto», anche perché il governatore della Bce, per la prima volta, assembla in modo coerente le sue dichiarazioni dell’ultimo mese e presenta una sua “teoria generale” della crisi, ammettendo di non avere soluzioni alternative a quelle, già fallimentari, messe in atto.

Ci eravamo illusi che la Banca Centrale Europea Bce potesse trasformarsi in “prestatore di ultima istanza”? Errore: «Gli interventi della Bce degli ultimi mesi sono un’anomalia passeggera, dettata dalla necessità». Draghi ammette la restrizione fiscale possa provocare una contrazione economica, ma solo «nel breve periodo». Non crede, lo incalza il “Financial Times”, che invece alcuni paesi stiano cadendo nella classica “trappola del debitore”? E’ la spirale greca: austerità, recessione, caduta della base imponibile e quindi aumento del deficit e nuova austerità, ancora peggiore. «Lei vede un’alternativa migliore?», è tutto quello che Draghi riesce a rispondere. Ma allora, ribatte il quotidiano finanziario, a quel punto qualcuno potrebbe lasciare l’euro. «Non li aiuterebbe», dice Draghi, perché «la svalutazione crea solo inflazione». Non sempre: l’Italia negli anni Ottanta ha ridotto l’inflazione mentre svalutava la lira. E qui, Draghi si fa minaccioso: «Guardi, Pier Giorgio Gawronskiuscire dall’euro significa rompere i Trattati Europei. E quando si comincia così, non si sa mai dove si va a finire».

Perché non pretendere che la Bce sostenza la finanza pubblica degli Stati membri? «La gente deve accettare il fatto che noi resteremo nell’alveo del nostro mandato», replica il governatore della banca centrale. «Non credo che distruggere la credibilità della Bce sia una buona idea». In sintesi, osserva Gawronski, Draghi propone austerità in tutta Europa, regole europee ancora più dure e “riforme strutturali” dell’offerta. Sono politiche iper-restrittive, ragiona l’intervistatore del “Financial Times”: come possono risolvere una crisi causata da un’eccessiva restrizione della domanda? Semplice: «Le buone politiche generano fiducia, che a sua volta genererà un aumento della domanda». Peccato che, finora, le politiche di rigore abbiano prodotto soltanto recessione, fa notare l’intevistatore. «È perché non sono state abbastanza recessive, e non abbastanza generalizzate», sostiene incredibilmente Draghi.

«Se pensate che Draghi abbia ragione e il G20 torto – scrive Gawronski – date un’occhiata ai mercati, tanto per vedere se le ricette di Draghi ispirano fiducia». La manovra “lacrime e sangue” di Mario Monti, 25 miliardi di euro l’anno, «doveva servire ad azzerare l’immane tassa che paghiamo agli usurai, 98 miliardi l’anno, tramite spread abnormi che si sommano ai normali tassi d’interesse». Monti pensava di riuscirci con la manovra? «Ok, ora la manovra è fatta: vogliamo per favore prendere atto che il dibattito è finito? Gli spread sono sempre lì», dice Gawronski. «E non ci sono manovre o politiche di riserva. Solo inganni e pie illusioni. Come questa, che continuano a propinare all’opinione pubblica: “L’impatto degli alti tassi d’interesse si scarica solo gradualmente sul bilancio pubblico”. Balle».

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