Napoleoni: la farsa è finita, l’Europa ci lascia affondare
«La cosa migliore per l’Italia sarebbe un default pilotato: rinegoziare il debito e ricominciare da zero. Ipotesi che questo governo non prenderà mai in considerazione, perché è un governo neoliberista, di euro-burocrati, che difenderà l’euro anche quando è indifendibile e sacrificando il futuro del paese». Loretta Napoleoni è drastica: siamo senza soldi, non ci sono vie d’uscita diverse e il 9 dicembre quasi certamente l’Europa ci saluterà. «E’ ora di smascherare la propaganda: Francia e Germania cercheranno di salvare le loro banche, prima che l’Italia. Quando tutti se ne renderanno conto, cioè fra pochi giorni, ogni scenario sarà possibile: compreso quello che sconvolse l’Argentina».
Intervistata da Nicola Sessa per “PeaceReporter”, l’economista vede nero: a suo parere, il governo Monti è il meno adatto, in assoluto, a traghettare
l’Italia fuori dalla crisi. Nel suo ultimo libro, “Il contagio” (Rizzoli), la Napoleoni analizza gli effetti devastanti del connubio tra una politica impotente e corrotta e una finanza sempre più avida che ha messo sotto scacco la democrazia, portandoci alla rovina. L’Italia rimane l’anello debole della catena, ricorda “PeaceReporter”, pur essendo allo stesso tempo un pilastro reggente dell’Unione: un nostro possibile default avrebbe conseguenze distruttive. E adesso il tempo stringe: il commissario europeo alle politiche monetarie Olli Rehn ha ricordato a tutti che stiamo per affrontare i giorni cruciali per la sopravvivenza della moneta unica: le banche si preparano alla scomparsa dell’euro, oppure alla nascita di un euro a due velocità: uno forte e stabile per la Germania e gli altri paesi che hanno rispettato le regole europee, e l’altro più debole e fluttuante, destinato all’area mediterranea e all’Irlanda.
«Entro il 9 dicembre l’Europa dovrà decidere: o l’introduzione di un euro a due velocità, una per il nord e una per il sud, o il ritorno alla moneta unica per i paesi deficitari come l’Italia. Sicuramente – aggiunge Loretta Napoleoni – la Germania e i paesi più solidi come l’Olanda e la Finlandia terranno l’attuale euro e, per le relazioni economiche, si rivolgeranno sempre di più al mercato dell’Est, al Baltico e alla Russia». La fine dell’euro come lo conosciamo è praticamente scontata: in gioco sembra resti solo il “come”. «Una rottura dell’euro non preparata e non concordata porterebbe certo ad una grossa crisi anche a livello di unità europea». Siamo sul filo del rasoio: anziché ammettere la gravità della situazione, l’Italia tenta di restare agganciata al carro di Bruxelles. A quale prezzo, lo annuncerà Monti il 5
dicembre, con misure che dovranno tener conto della crisi inaudita che incombe sull’economia reale: la drammatica mancanza di liquidità.
La banche centrali di Canada, Svizzera e Giappone si sono mosse per iniettare denaro nei mercati? Niente di decisivo, purtroppo, per il nostro incredibile problema di liquidità: «In Europa si parla ormai di nuova contrazione del credito, come nel 2008», spiega Loretta Napoleoni: «E questo, prima ancora che si sia arrivati a una rottura dell’euro». Inoltre, aggiunge l’economista, le banche si devono preparare per “Basilea 3”, cioè la nuova regolamentazione che impone loro di aumentare notevolmente il capitale di garanzia. In parallelo, «il cuore dell’Unione Europea preme perché le banche si ricapitalizzino», onde evitare un nuovo disastro finanziario. Risultato: meno investimenti alla piccola e media impresa, meno crediti, meno denaro circolante. Non è l’ennesima bolla finanziaria, avverte la Napoleoni, ma una crisi sistemica, strutturale, che richiede soluzioni politiche straordinarie: «Bisogna riformare la struttura dell’euro, o creare un euro a due velocità. Qualcosa va fatto, ma subito: più si aspetta, e peggio è».
Secondo indiscrezioni, il ministro per lo sviluppo economico, Corrado Passera, ha avanzato l’ipotesi di saldare i debiti dell’amministrazione pubblica nei confronti di piccole e medie imprese attraverso l’emissione di titoli di Stato per 90 miliardi di euro: soldi virtuali, anziché la vera liquidità attesa come ossigeno dalle aziende. «E’ una proposta drastica, un’idea che mi sembra disperata», dice Loretta Napoleoni: «Già la piccola e media impresa soffre per mancanza di liquidità: meno credito, perché le banche ricapitalizzano per creare riserve. Come possono le imprese ricevere buoni del Tesoro anziché contati? Bisogna vedere poi se le imprese possono cedere
quei titoli alle banche, che potrebbero a loro volta girarli alla Bce, la quale potrebbe usarli come garanzia per linee di credito sul mercato secondario. In quel caso, quei buoni verrebbero scontati quando l’impresa li portasse in banca, e quindi riceverebbe meno soldi. Non mi sembra una buona idea».
Non c’è denaro, ecco il problema: tutte le soluzioni prospettate, risponde la Napoleoni, rientrano nella prospettiva di creazione di moneta praticamente dal nulla, perché «non ci sono i soldi e nessuno vuole ammetterlo: se lo si ammette, qui crolla tutto». Il Fondo di Stabilità creato dall’Unione Europea? «Ha solo 250 miliardi», ma pretende di triplicarli con artifici finanziari: «Vuole vendere dei derivati e indebitarsi con questi strumenti che diventeranno come obbligazioni. E quindi dice che, anziché 250 miliardi, ne ha 750. Ipoteticamente parlando». Soldi virtuali, da moltiplicare virtualmente: «In questa economia malata, il debito continua a girare come fosse un bene, quando in realtà non lo è. E’ ora di ammetterlo».
La vigilia che viviamo è ormai quella di «uno scenario da paese in guerra», scrive Nicola Sessa: assisteremo ad assalti alle banche? «Le banche i soldi non ce li hanno: dimentichiamoci che uno va in banca e si riprende i suoi soldi», ammette Loretta Napoleoni. Assalto alle filiali? «Tutti gli scenari sono possibili, specie in un paese che continua a negare l’evidenza», applicando semplici «cerotti» su una piaga ormai infetta: «E’ chiaro che, nel momento in cui queste politiche vengono smascherate, sicuramente l’italiano medio che fino ad oggi ha negato l’evidenza verrà preso dal
panico». Fino a dare l’assalto allo sportello bancario? «In Argentina è successo, speriamo proprio che da noi non succeda».
Difficile fare previsioni, comunque, perché «propaganda». Ma presto, anzi prestissimo, la dura verità verrà a galla: «Ci renderemo conto che la Germania e la Francia salveranno le loro banche piuttosto che l’Italia, ci sarà la rottura dell’euro e la nascita di un euro teutonico, e ci sarà il nulla per i paesi deficitari». E il possibile intervento da “ultima spiaggia” del Fondo Monetario Internazionale, con 600 miliardi pronti per “salvare” l’Italia? Voci e indiscrezioni, poi rinviate: «La decisione di rimandare tutto è un bruttissimo segno: vuol dire che aspettano la proposta di Monti. Se non sarà soddisfacente, ci lasceranno affondare».
Non che quello del Fmi sia un aiuto desiderabile, difatti l’Italia non è entusiasta: il Fondo Monetario offre in genere un aiuto-capestro, a tassi altissimi. E in questo caso, suggerito dall’estero: «C’è molta pressione da parte di molti paesi, tra i quali l’Olanda, affinché l’Italia si rivolga al Fmi per essere aiutata», spiega ancora Loretta Napoleoni. «E’ chiaro che nel momento in cui l’Italia si rivolge al Fmi per essere aiutata è in default tecnico: la stessa cosa che è successa alla Grecia. Nel momento in cui un paese chiede aiuto, scatta il default. Non sarebbe una bancarotta come quella dell’Argentina, ma porterebbe i mercati a consolidare questa sfiducia nei confronti dell’Italia. Probabilmente succederebbe come il Grecia: il tasso di interesse col quale l’Italia potrà indebitarsi schizzerà verso l’alto e
arriverà anche a livelli del 35%, che è quello che è successo in Grecia. A quel punto, sarebbe impossibile indebitarsi: è per questo che si resiste all’aiuto del Fondo Monetario».
Del resto, lo stesso Fmi, tutti quei soldi per “aiutare” l’Italia non li ha: 600 miliardi è quanto il Fondo Monetario ha in cassa. «Assurdo e inconcepibile dare tutti quei soldi a un paese solo, quando tanti altri paesi sono in situazione altrettanto critica ma necessitano, per salvarsi, di un aiuto molto inferiore: bisogna decidere chi salvare e chi no, ma sicuramente 600 miliardi sono troppi». Secondo Loretta Napoleoni, il bivio è drammatico: da una parte il tentativo di Monti di mantenere l’Italia agganciata a Francia e Germania, a qualsiasi costo sociale, e dall’altra gli euro-leader decisi ormai a fare da soli, creando il nuovo “euro del nord”: Monti annuncerà il suo piano il 5 dicembre, la riunione dei paesi europei sarà il 9: «Vedremo quel che succederà: sicuramente Germania e Francia hanno pronto il piano-B, perché ci lavorano da mesi».

Il mondo è allo sbaraglio….crisi economica,fame,carestie,e non per ultimo i venti di guerra con l’iran
non sono mai stato catastrofista,ma all’80%credo che sono tutti preliminari per una nuova guerra mondiale,nonchè nucleare!!!!!Possa Dio aver pietà dell’uomo.
si, anch’ io ribadisco ciò che dici….!
la penso come Osvaldo, ma se gli uomini pregheranno il mondo potra’ salvarsi.
Messaggio della Regina della pace al veggente Ivan il 17 Novembre 2011 nella Cattedrale di Vienna
“Cari figli, oggi vi invito alla preghiera. In modo speciale perché Satana vuole la guerra, vi invito di nuovo, miei piccoli figli, pregate, pregate perché Dio vi dia la pace. Siate testimoni per ogni persona in questo mondo, e siate i portatori della pace del Signore. Io sono con voi e prego davanti a Dio per ogni persona che si trova qui. E voi, non abbiate paura perché chi prega non ha paura del male e non ha l’odio nel cuore. Grazie, cari figli, per essere tornati e aver seguito la mia chiamata.”