Tav, merci in calo e costi stellari: Vienna frena sul Brennero
Troppi costi: vale la pena indebitarsi all’infinito per una grande opera ferroviaria la cui utilità è ormai dubbia, visto il crollo del traffico merci? Maria Ferker, ministro delle finanze di Vienna, mette le mani avanti: il tunnel di base per la linea Tav del Brennero non può essere accettato a scatola chiusa, “senza se e senza ma”. La Ferker non esclude per ora la realizzazione del Bbt, l’alta velocità italo-austriaca, ma avverte che quel tunnel rappresenta un problema di indebitamento a lungo termine, che sicuramente «esploderà». La Corte dei Conti austriaca calcola per ora un esborso stellare da 24 miliardi di euro. Discussione aperta con un’altra donna del governo di Vienna, Doris Bures, ministro delle infrastrutture: il Tav rappresenta un impegno enorme per il futuro e Vienna non ammette che si dia il via libera a montagne di debiti fuori controllo.
Rifatti i conti, scrive Marco Di Blas nel suo blog su “Repubblica”, da un giorno all’altro il debito pubblico austriaco è cresciuto di 9,52 miliardi di
euro, salendo a quota 205,21 miliardi. E’ accaduto da quando Eurostat ha preteso di prendere in considerazione anche alcune poste negative del settore pubblico, che non figuravano a bilancio: tra queste, parte del debito delle Öbb (le Ferrovie dello Stato) per 4,85 miliardi. Ora che l’Europa ha sollevato il tappeto e che i trucchi sono stati scoperti, aggiunge Di Blas, l’Austria si ritrova con un debito pubblico vicino a quello italiano, cioè pari al 72,3% del Pil (mentre prima era del 68,9), destinato ad aggravare anche il deficit di bilancio. Più che normale, a questo punto, che Vienna freni su una grande opera come quella ferroviaria del Brennero.
In trincea, naturalmente, i No-Tav di Bolzano, contrari alla realizzazione della nuova linea Verona-Brennero: la tratta italiana dell’asse destinato a collegare Palermo a Monaco di Baviera era stata inizialmente prevista dal “corrodio 1” del Ten, il programma Trans European Network. Il “quadruplicamento” della linea di accesso alla galleria di base del Brennero sulla direttrice ferroviaria Monaco-Verona, dicono gli ambientalisti, costituisce un complesso unitario di grandi opere: non si tratta di semplici lavori di potenziamento, come le autorità vorrebbero far credere, ma è un vero e proprio progetto Tav per convogli ad alta capacità di merci, anche se i promotori «hanno evitato di usare queste sigle che ormai per il senso comune significano interventi inutili,
danni ambientali gravi, costi collettivi enormi e profitti di pochi».
Le esitazioni crescenti dell’Austria, scrive “Globalproject”, sono solo un effetto (peraltro tardivo) delle negatività radicali di un’opera che già da molto tempo dimostra «uno scostamento abissale tra obiettivi dichiarati e realtà». Situazione analoga a quella della valle di Susa: come la Torino-Lione, anche la Verona-Monaco nasce dal presupposto di una forte crescita del traffico. Ma i dati rivelano esattamente il contrario: oggi, spiega “Globalproject”, siamo di fronte a «un crollo oramai strutturale del traffico pesante: meno 23% tra il 2008 ed il 2010». Come la direttrice Italia-Francia, ormai disertata dal traffico merci, anche il Brennero potrebbe rivelarsi inutile: meglio sicuramente la direttrice Genova-Rotterdam, via Milano e Svizzera, e un eventuale asse che colleghi Trieste all’Europa centro-orientale. Tutte cose che ora l’Austria valuterà, dato che il Tav del Brennero non sarebbe una passeggiata per le dissestate finanze viennesi.
