Theo Angelopoulos: come uscire da questi anni disperati
Questa situazione in Grecia è dura, è diventata un incubo. La gente reagisce in un modo o in altro, prigioniera di quello che è stato deciso altrove. Non è stata una buona decisione entrare in Europa con l’euro. Forse non è stata una buona decisione per l’economia greca, forse non è stata una buona decisione per la Grecia in generale, perché il paese forse non era preparato ad entrare in Europa. Si è voluti entrare in Europa ma forse il paese non era pronto. Questa è una cosa. Un secondo elemento è l’errore di tutta la politica greca dalla fine dei colonnelli. Poiché si era vissuto un periodo assai difficile, il governo che è venuto dopo ha dato l’impressione che tutto fosse permesso. Prima c’è stato Karamanlis e dopo il Pasok e la situazione si è aggravata con il Pasok, si pensava veramente che tutto fosse permesso.
Era un’economia fragilissima e si avanzava senza prendere in considerazione questo fatto. D’altra parte siamo arrivati – e non solo in Grecia ma in in
generale – a un periodo in cui sono le banche che decidono. Sto preparando un film che si chiamerà “L’altro mare” e che parla di questa situazione attraverso la storia di un piccolo gruppo di giovani attori che cercano di mettere in scena “L’opera da tre soldi” di Brecht insieme a dei lavoratori in sciopero e non riescono a farlo. Ricordate la frase che si dice nell’Opéra sul rubare a una banca? «È più grave rubare una banca o fondare una banca?». I problemi sono arrivati da una sorta di esplosione del capitalismo in un universo che non crede più a niente perché i sogni, l’utopia socialista è crollata. Non c’è più prospettiva storica. Di fronte a questo orizzonte chiuso sono arrivati anni disperati. La strada è libera per il sistema capitalista senza limiti.
Devono cercare una soluzione, discutere, proporre, trovare una soluzione radicale. Ora non si sta trovando una soluzione radicale. Bisogna trovare una soluzione immediata, ma non quella che propone un partito o l’altro: bisogna che tutti si mettano intorno a un tavolo e decidano. Un referendum popolare, perché il popolo decida. Ogni partito crede di avere la verità assoluta, ma non è vero. A dispetto dei danni che hanno portato, questa gente non smette di parlare. Hanno distrutto il paese e continuano a parlare. In più c’è un pubblico che vota i sondaggi sui giornali e sempre vediamo che i due partiti maggiori sono sempre tra i preferiti in quelle classifiche. La gente è completamente disperata. Anche gli artisti: non ci sono soldi per il
cinema, per il teatro, le casse sono chiuse.
Le sovvenzioni per l’arte, la cultura, sono finite. La maggior parte delle persone che lavorano nei teatri lavora senza essere pagata, come dilettanti, eppure hanno una lunga carriera alle spalle. Ci sono teatri storici che chiudono. Il Centro del cinema ha chiuso. Ci sono gli impiegati che vanno lì e poi vengono via. Non si sa se il festival di Salonicco si potrà fare l’anno prossimo. L’anno scorso si è fatto grazie a fondi residui, ma il prossimo non si sa cosa succede. Ci sono musei che chiudono. La Grecia ha sempre avuto la sola risorsa del turismo e della cultura e niente altro, né industrie né altro. Anche il turismo ora va male.
È difficile spiegare ai giovani, hanno difficoltà a comprendere. Per la mia generazione che ha creduto di poter cambiare il mondo è difficile vivere il presente. Abbiamo creduto di essere a cavallo sul tempo e poi constatiamo che l’utopia è finita. Malgrado che una vecchia credenza, una antica fede ci dice che piccole e grandi utopie ci sono state anche prima del mondo. Noi abbiamo bisogno che gli artisti siano più forti degli economisti. Gli economisti non sono così sensibili, gli artisti sono coscienti di quello che avviene, non hanno i mezzi per farlo, non se ne esce con sistemi economici. Forse c’è bisogno di qualcosa di nuovo. C’è un vecchio poeta greco, Palamas, che ha scritto che bisogna discendere la scala del male fino in fondo prima di vedere che le nostre ali sostengono di nuovo.
(Theo Angelopoulos, estratti dall’intervista rilasciata a Silvana Silvestri per “Il Manifesto” del 25 maggio 2011. Il grande regista greco è tragicamente scomparso, vittima di un incidente stradale la sera del 24 gennaio 2012).

Nell’articolo si legge:
“I problemi sono arrivati da una sorta di esplosione del capitalismo in un universo che non crede più a niente perché i sogni, l’utopia socialista è crollata. Non c’è più prospettiva storica.”
Le utopie socialiste son crollate da un pezzo e per fortuna direi.
Il socialismo utopico crebbe nel primo periodo di crescita del proletariato moderno.
All’epoca fu un pensiero all’avanguardia ma per fortuna fu presto soppiantato dal socialismo scientifico cioè il marxismo.
Il socialismo scientifico a differenza dell’utopico fa un grande balzo saltando dall’aspetto morale (o per citare l’autore dell’articolo dall’aspetto onirico) per approdare all’aspetto squisitamente economico.
Il marxismo infatti spiega la natura del capitalismo ed anche la transitorietà di tale sistema poggiante sulla sua intrinseca contraddizione: la legge della caduta tendenziale del saggio medio del profitto.
Quindi la storia e la cultura umana hanno da più di un secolo tutti i mezzi di analisi per spiegare la crisi che attanaglia il capitalismo. Ed anche il modo con cui uscirne.
La prospettiva storica esiste ed è tangibile basta solo comprenderla e lavorare in tal senso.
L’aut aut luxemburghiano è oggi più che mai reale!