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Altro che crescita, prepariamoci tutti a coltivare patate

Scritto il 07/2/12 • nella Categoria: idee Condividi Tweet

Ho visto, e sperimentato di persona, cosa può produrre una, tutto sommato banale, nevicata, in un tutto sommato ancora (per poco), paese industriale “avanzato”. Al di là dei soliti lai dei mass media, che lasciano il tempo che trovano, mi sono trovato a riflettere, in un treno ad alta velocità fermo in mezzo alla neve, sulla fragilità delle nostre società. Riflessione stimolata da un articolo sul “Fatto”, di quel giorno, a firma Massimo Fini, che a sua volta rifletteva su un elemento correlato: la perdita progressiva della nostra manualità umana. Non siamo più capaci di fare niente con le nostre mani. Non siamo più capaci di praticare l’agricoltura. Il pollice è diventato dominante, quanto a trepestare sui tasti del cellulare, ma la mano non riceve più dal cervello ordini sensati che non siano quelli di usare coltello e forchetta.

Ho pensato che le nostre società sono diventate così complesse e costose, che se dovessimo essere costretti, da qualche imprevisto, a rinunciare treno nevecollettivamente all’energia elettrica per più di tre giorni le nostre società cadrebbero nel panico e i morti si conterebbero non più a decine ma a centinaia di migliaia. Complesse e costose. Abbiamo scelto l’alta velocità (lasciamo pure perdere la Val di Susa, dove la scelta è talmente insensata che non varrebbe nemmeno più la pena di parlarne se non fosse che il governo ha militarizzato, per farla, trenta comuni) senza nemmeno renderci conto che, più veloci andiamo, più quelle stesse macchine (e tutto il complicatissimo e costoso meccanismo che le fa muovere) diventano fragili come il vetro. Treni e scambi e rotaie, che potrebbero benissimo funzionare in condizioni di velocità tradizionali, diventano improvvisamente inabili a fronteggiare situazioni di emergenza, con il risultato che, invece di andare più veloci, restiamo fermi.

Il tutto di fronte alla prospettiva, serissima, che proprio ciò aumenta la probabilità di accadere nell’arco breve delle nostre vite. La crisi energetica, che facciamo tutti finta di non vedere, è appena dietro l’angolo. Le implicazioni che comporterà – sottolineo: nell’arco della vita nostra e dei nostri figli – saranno gigantesche. Ma noi continuiamo a andare avanti, come dei dementi senza destino, a costruire complessità, facendo terra bruciata dietro le nostre spalle. Cioè facendo terra bruciata davanti al futuro dei nostri figli. Quando parli di “decrescita” sorgono rabbiose le urla degli sviluppisti a tutti i costi. E il governo dei tecnici, che ci sgoverna come il precedente governo dei puttanieri e dei ladri, ci promette ancora “crescita”. Giulietto ChiesaPrima ancora di dire a Mario Monti che è un bugiardo, perché promette una crescita che non ci sarà, gli darei dell’irresponsabile. Gli direi: caro Monti, lei ci sta minacciando, con la sua crescita. Non la vogliamo la sua crescita. Vorremmo re-imparare a fare crescere i pomodori e le patate, perché sta venendo il tempo in cui non le troveremo più nel negozio sotto casa.

(Giulietto Chiesa, “Riflessioni attorno alla nevicata”, da “Il Fatto Quotidiano” del 5 febbraio 2012).

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4 Commenti

  1. Luca Sera
    7 febbraio 2012 • 14:04

    Condivido pienamente queste parole sensate.
    Saluti

    Replica
  2. giovanna
    7 febbraio 2012 • 17:38

    Dovremmo stamparle queste parole e farle circolare su volantini dappertutto.. E’ ora di svegliarsi prima che sia troppo tardi..

    Replica
  3. Thomas
    8 febbraio 2012 • 00:07

    E’ un sistema ben studiato nel quale i beni primari sono vincolati da altri beni (tra cui l’energia). Chi ha in mano questi beni gestisce tutto; non si sono create alternative nel quale il Mondo più girare senza quei beni. Siamo nel 2012, in montanga posso videotelefonare a mia mamma ma ho un’auto a benzina (esempio: ma l’auto a pannelli solari? esiste ma la posso gestire io, quindi non va bene)

    Replica
  4. Marisa
    8 febbraio 2012 • 14:01

    Dementi senza destino.. innegabile.. è proprio quel che siamo diventati! ci hanno fatto credere nel progresso, nel benessere, nell’ambizione.. e noi abbiamo abboccato, in tre generazioni siamo caduti nell’inganno, abbiamo lasciato le campagne (chi le aveva spesso le ha svendute).. e così siamo passati dalla sana autosufficienza alla totale tossicodipendenza.

    Replica

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