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Forze inglesi a Damasco, non è Assad a massacrare i siriani

Scritto il 11/2/12 • nella Categoria: segnalazioni Condividi Tweet

Stanno macellando la Siria, a cannonate: non i presunti “boia” del regime di Assad, ma i brutali miliziani armati dall’Occidente. «Sono loro che ci terrorizzano», dichiara un testimone in una drammatica intervista realizzata a Homs dalla prestigiosa giornalista indipendente Silvia Cattori: «Ci minacciano se solo mettiamo il naso fuori di casa, siamo noi a chiamare l’esercito in nostro aiuto». E la versione dei media, che propongono una rivolta popolare contro l’oppressione della dittatura? Un diluvio di menzogne, senza uno straccio di prova. Per questo, Russia e Cina hanno posto il veto all’Onu contro una risoluzione anti-Assad. Ma c’è di peggio: oltre alla “legione libica” proveniente da Bengasi, in Siria – contro l’esercito di Damasco – sarebbero in azione reparti scelti del Qatar e addirittura forze speciali inglesi.

«Truppe speciali di Londra – insieme a quelle dell’onnipresente Qatar – starebbero già combattendo ad Homs contro l’esercito siriano», scrive Forze speciali inglesiMarco Santopadre su “Contropiano”. A rendere noto ciò che tutti i più attenti analisti sapevano da mesi è stata l’8 febbraio la Cnn: «Gli Stati Uniti – scrive “NenaNews” – avevano parlato di invio di aiuti umanitari alla popolazione siriana e invece fanno sapere di “aver preso in esame” l’ipotesi di un intervento militare contro la Siria», escluso fino a ieri. Lo hanno detto a Barbara Starr, corrispondente della Cnn al Pentagono, due alti funzionari dell’amministrazione Obama, confermando l’irritazione della Casa Bianca nei confronti del veto opposto dalla Cina e dalla Russia la scorsa settimana alla risoluzione dell’Onu contro Damasco.

Washington in ogni caso non tiene in alcun conto l’esito dell’incontro dell’8 febbraio a Damasco tra il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov e Bashar Assad, al termine del quale il presidente siriano ha affermato che «coopererà con qualunque sforzo per risolvere la crisi». Lavrov, accolto a Damasco da decine di migliaia di siriani, ha affermato che è stato recepito «il segnale» mandato da Mosca di «andare avanti in modo più attivo su tutte le linee». Il presidente siriano, ha aggiunto il ministro degli esteri russo, si è impegnato ad aprire un dialogo con tutte le forze politiche in campo e a scrivere in tempi brevi una nuova Costituzione da approvare con un Il ministro degli esteri russo Lavrov col presidente Assadreferendum popolare, oltre ad accettare un’estensione e un ampliamento della missione della delegazione di osservatori della Lega Araba.

Assicurazioni che però non scuotono le monarchie del Golfo, storiche avversarie di Damasco, che hanno espulso i rappresentanti diplomatici siriani mentre Italia, Francia, Spagna, Olanda, Germania e Tunisia hanno allontanato diplomatici siriani o richiamato i propri ambasciatori “per consultazioni”. Per contro, le cancellerie dell’Unione Europea continuano a ribadire che nessun tipo di intervento militare contro la Siria è in discussione, neanche sotto forma di una “No Fly Zone”: l’Unione Europea non ha nulla da guadagnare nella destabilizzazione violenta e incontrollata di una regione che potrebbe deflagrare se le pressioni militari indirette finora adottate dall’Occidente e dalle petromonarchie arabe dovessero trasformarsi in guerra aperta. Inoltre, aggiunge sempre “Contropiano”, dopo il veto di Russia e Cina all’Onu e l’impegno diretto del governo di Mosca nel tentativo di mediazione tra Assad e le opposizioni, un sostegno europeo alla guerra potrebbe incrinare rapporti economici e commerciali vitali.

Eppure, le notizie di un possibile intervento sul campo di truppe straniere si moltiplicano. Il “Sole 24 Ore” rivela che secondo “Debka File”, il sito web israeliano di intelligence, «unità delle forze speciali di Gran Bretagna e Qatar si sono infiltrate a Homs e, pur non partecipando direttamente ai combattimenti, stanno fornendo assistenza tecnica e militare ai ribelli». La notizia è accreditata da altri servizi occidentali, anche se in casi come questi è arduo individuare il confine tra informazione e disinformazione. «E’ molto difficile districarsi fra le notizie provenienti dalla Siria», scrive “Megachip” in una nota: «C’è un forte “fumo di guerra” che proviene dall’Impero, che va a grandi tappe verso la guerra contro Damasco, mobilitando da mesi enormi Marco Santopadrerisorse sui media, da “Al-Jazeera” (a lungo in mano a un asset della Cia) fino a Facebook e ad altre reti, da saturare di propaganda e manipolazioni».

Lo schema proposto è quello classico dello scontro fra tiranno e dimostranti pacifici, mentre quella siriana è una partita «in cui si confrontano strategie militari complesse, con molte armi in mano a milizie spietate, spalleggiate da chi non vuole vedere spiragli di dialogo e vuole il “regime change” costi quel che costi: soffia non solo un vento di guerra, ma un vento di guerra totale». E’ il contesto ad avvalorare i peggiori sospetti, aggiunge Marco Santopadre: com’è noto, la Turchia ospita ai suoi confini il Free Syrian Army (l’Esercito Siriano Libero) e a Iskenderun, nella provincia di Hatay, l’antica Antiochia, si è insediato da diversi mesi un comando multinazionale ristretto composto da ufficiali americani, inglesi, francesi, canadesi e arabi degli Emirati, del Qatar e dell’Arabia Saudita. Inoltre la provincia di Hatay, nel sud della Turchia, ospita una consistente comunità di origine siriana, eredità dei tempi dell’Impero Ottomano, e costituisce il retroterra migliore per un possibile intervento contro Damasco. Infatti il leader turco Erdogan preme per una “conferenza internazionale sulla Siria” per contendere a Mosca l’egemonia sulla regione.

Il livello di pericolosità della situazione è confermato da un servizio di Guido Olimpio sul “Corriere della Sera” il 10 febbraio: la stampa di Bengasi, racconta Olimpio, ha celebrato la missione in Siria da parte della “legione libica”, forse 600 uomini inviati a Damasco per contribuire a destabilizzare il regime di Assad. «Non stupisce – scrive il “Corriere” – che la missione di sostegno alla rivolta sia coordinata dall’ex qaedista Abdelhakim Belhaj, figura di spicco della nuova Libia, e dal suo vice Mahdi Al Harati», noto come agente della Cia “nonostante” la sua militanza nell’organizzazione di Osama Bin Laden. Harati è in Siria dalla fine di dicembre, scrive Olimpio, Siria milizianicitando la testimonianza del reporter francese con il quale l’ex dirigente di Al Qaeda si muove nei villaggi al confine con la Turchia.

Di nuovo, aggiunge il “Corriere”, i libici mostrano di essere ben preparati per la guerra: visori notturni, telefoni satellitari Thuraya e molti kalashnikov. Fonti arabe sostengono che i “volontari” hanno raggiunto la Siria attraverso Cipro, il Libano, la base di Iskenderun in Turchia e forse anche la Giordania. «Nuclei che avrebbero l’appoggio di piccoli gruppi di forze speciali del Qatar, saudite e occidentali, in particolare britanniche», scrive Olimpio. I due paesi arabi, oltre ai consiglieri, ci mettono anche i soldi: «Denaro con il quale verrebbe acquistato materiale trasferito con aerei cargo proprio a Iskenderun», dove sarebbe stato installato un “ufficio avanzato” gestito da 007 incaricati di assistere i gruppi di disertori siriani. «I movimenti di combattenti “stranieri” non sono sfuggiti all’occhio attento dei russi», annota il “Corriere”: l’ex Kgb ha uomini ovunque, nella realtà siriana, e il 10 febbraio Mosca ha espresso il proprio allarme.

Lo avevano inutilmente annunciato, da subito, diversi osservatori indipendenti: attenzione, non è stato il regime di Assad ad aprire il fuoco sui dimostranti. I primi a sparare sono stati misteriosi “miliziani”, forse sauditi, che hanno ucciso agenti di polizia. Solo allora le forze di sicurezza hanno cominciato a rispondere al fuoco, fino all’attuale caos, vicino alla guerra civile. Ormai da mesi è in campo direttamente l’esercito, ma non è l’unico a ricorrere all’artiglieria: i “ribelli” sparano sui soldati con lanciagranate e mortai. Drammatica la testimonianza raccolta a Homs da Silvia Cattori e ripresa da “Clarissa”: a parlare, sotto le cannonate che scuotono il quartiere dove l’11 gennaio è stato ucciso dai “ribelli” il giornalista francese Gilles Gilles JacquierJacquier, è un uomo terrorizzato: «Hanno armi pesanti, distruggono, uccidono, feriscono. Stanno bombardando, proprio ora. Sono loro, i gruppi islamisti armati, che fanno esplodere i palazzi, che minacciano le persone, ovunque, non solo nel nostro quartiere. Gli abitanti chiamano l’esercito in aiuto».

Sono gli oppositori armati che assediano, rapiscono, uccidono e torturano i bambini di cui poi vediamo le foto su “Al Jazeera”, continua il testimone: «Attribuiscono i loro crimini all’armata siriana. Le distruzioni, i morti, i feriti… la responsabilità è degli oppositori armati». L’uomo racconta come tutto è cominciato: «Sono entrati nei quartieri, si sono installati con il terrore; tengono la popolazione sotto minaccia, li obbligano a collaborare se vogliono protezione, li obbligano a chiudere i loro negozi, le scuole». Neppure lui sfugge al regime di terrore: «Non posso andare a lavorare, fuori ci sono continui bombardamenti. Ci ammazzano non appena mettiamo la Silvia Cattoritesta fuori; la casa del mio vicino è stata distrutta».

Eppure, ribatte Silvia Cattori, i giornalisti dei media tradizionali parlano di manifestazioni pacifiche, una rivoluzione che promette democrazia. «No, non ci sono manifestazioni pacifiche da parte loro», risponde l’uomo di Homs: «Tutte le manifestazioni sono violente, sono incitamento alla violenza». Il siriano ringrazia la Russia e la Cina per il veto posto all’Onu: «Se anche loro lasciassero fare quello che vogliono agli altri paesi, ciò che è accaduto in Libia arriverebbe anche qui, ma molto peggio». Il testimone conclude la sua drammatica deposizione con un appello: «Vorrei dire ai giornalisti e ai responsabili politici che con le loro menzogne e le loro parzialità a favore degli oppositori armati che ci terrorizzano, distruggono lo spirito e soprattutto l’anima dei nostri giovani».

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11 Commenti

  1. tiziana saunig
    12 febbraio 2012 • 18:27

    Non mi fido degli inglesi: da sempre sono i più torbidi in politica estera!

    Replica
  2. SIRIANA
    15 febbraio 2012 • 01:32

    GIURO SE FOSSE UNA PUTTANA AVREBBE VERGOGNATO PIù DI VOI CON QUESTO ARTICOLO REDICOLO VERGOGNOSO . MA è SCRITTO COME UNA FAVOLA PER I BAMBINI , O SUL SERIO LO SCRIVETE PER GLI ADULTI ??????????????
    DA SIRIANA VI DICO VERGOGNATEVIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

    Replica
    • bob
      17 febbraio 2012 • 11:40

      perfavore spiega i motivi di tua risposta..è importante smentire se non è cosi..

      Replica
  3. NewsTrue
    15 febbraio 2012 • 18:26

    “Abdelhakim Belhaj … noto come agente della Cia “nonostante” la sua militanza nell’organizzazione di Osama Bin Laden”

    Certo, perchè la CIA abitualmente tortura i suoi “agenti”, come ha fatto con Belhaj, per poi consegnarlo al macellaio Gheddafi per farlo torturare ancora un pò…

    Belhaj non era “sodale di Bin Laden”, combattè i sovietici in Afghanistan con un gruppo, il LIFG, che non aveva niente a che fare con Bin Laden. Ayman al-Zawahiri più tardi disse che il gruppo faceva parte di “al qaeda”, cosa che però la dirigenza del gruppo smentì con vigore. La bugia che Belhaj facesse parte di “al-qaeda” è stata messa in giro dal macellaio Gheddafi -mentre riceveva la macellaia neocon Condoleeza Rice nel suo bunker e la riempiva di gioielli- per ottenere fondi e armi dall’occidente nella finta “guerra al terrore” (il macellaio Gheddafi con la scusa che tutti facevano parte di “al qaeda” rinchiudeva e torturava i suoi oppositori e torturava anche per conto degli americani).

    Belhaj invece di finire i suoi giorni a Guantanamo venne lasciato dagli americani (dopo tortura) a Gheddafi, proprio perchè gli americani non trovarono alcun legame fra il LIFG e la cosiddetta “al qaeda”.

    Bin Laden poi è stato ucciso proprio dagli americani (testimoni le mogli e i figli ancora in custodia nelle prigioni pakistane), cosa che non sarebbe avvenuta se davvero gli USA e “al qaeda” (qualunque cosa sia) fossero alleati.

    La “controinformazione” si sta rivelando tanto falsa quanto la cosiddetta “informazione mainstream”: entrambi manipolano le notizie per far passare la loro versione dei fatti.

    In Siria è evidente che una grossa fetta della popolazione, formata da Sunniti, ha interesse a mandare via Assad, e tema l’influenza Sciita, esattamente come gli sciiti irackeni si allearono con gli americani pur di cacciare via Saddam e poi opprimere e soffocare la resistenza (per gran parte Sunnita).

    Gran parte dei “controinformatori” non hanno la più pallida idea delle differenze settarie nel Medio Oriente, dove quando aizzato l’odio fra Sunniti e Sciiti è molto più forte dell’odio per l’invasore occidentale. Gli occidentali stanno giocando su questo.

    “Al Qaeda” c’entra quanto i cavoli a merenda, a meno che non si voglia dire che tutti i Sunniti siano “al qaeda”…

    Replica
  4. NewsTrue
    15 febbraio 2012 • 18:39

    Guido Olimpo: “Non stupisce che la missione di sostegno alla rivolta sia coordinata dall’ex qaedista Abdelhakim Belhaj”

    Molto credibile il Corriere di Sion e Guido Olimpio.
    E’ lo stesso Guido Olimpo che dopo l’attentato in Norvegia scrisse questo ?

    “Norvegia da tempo nel mirino qaedista – I paesi scandinavi ancora obiettivo di primo piano dopo la vicenda delle vignette sataniche danesi.”

    Lo stesso Guido Olimpio condannato per diffamazione recentemente, sempre per le stessa balle riguardanti i “qaedisti” ?

    http://kelebeklerblog.com/2012/02/14/guido-olimpio-giornalista-cialtrone-condannato-a-risarcire-le-sue-vittime/

    Non c’è che dire, davvero fonte molto attendibile…

    Replica
  5. SIRIANA
    16 febbraio 2012 • 02:00

    MA QUALE CAVOLO E QUALE BELHAJ STA ORA IN LIBIA VOLEVA ENTRARE IN SIRIA MA NON LO HA PERMESSO LA TURKIA ((( CHE è LA CARA AMICA DELL’IRAN SCIITA )) E L’IRAN CHE è LO SCIITA ISLAMICA INTEGRALISTA , POI PER CHI TEME L’INTEGRALISMO .
    FORSE NON VEDETE L’ALTRO TIPO DI INTEGRALISMO “”" SCIIITA ISLAMICA “”" COME L’IRAN DOVE TRATTANO LA DONNA PEGGIO DI UN CANE , DOVE L’IRAN CON L’AIUTO DEI BASTARDI TERRORISTI “SCIITI ” IRACHENI DELL’ESERCITO DI MAHDI CHE HA UCCISO CENTOMILA CRISTIANO IRACHENO E SONO SCPPATI GLI ALTRI …. DOVE IL TERRORISTA “SCIITA ” LIBANESE HEZBOLLAH HA MASSACRATO SUNNITI E CRISTIANI IN LIBANO CON ARMI IRANIANE … E DOVE IL TERRORISTA “SCIITA ” SIRIANO IL DITTATORE SCIITA ASSAD MASSACRA I CIVILI ORA CON ARMI IRANIANE . MA CHI SI FIDA DELL’IRAN ???? SECONDO TE L’IRAN IL PAESE PIù INTEGRALISTA DEL MONDO PEGGIO DELL’AFAGANISTAN CHE HA APPOGGIATO I TERRORISTI “SCIITI ” DELL’IRAQ ED IL LIBANO , ORA APPOGGIA ASSAD E LO MANDA ARMI E SOLDATI PER MASSACRARE I CIVILI SOLO COSI PERCHE è BUONA ED AMA ASSAD ??????????? O PER COSTRUIRE QUELLO STATO ISLAMICA SCIITA IN SIRIA COME HA FATTO NEL SUO PAESE IRAN ???????????? SE SEEE CHE PAESE LAICO POTREBBE ESSERE CON L’IRAN SOTTOMESSO AL PIù GRANDE TERRORISTA SCIITA DEL MONDO CHE MINACCIA IL MONDO OCCIDENTALE ED ARABO ” IL KHAMENAEI … LEGGI E POI VIENI A PARLARE . IO TI PARLO DA SIRIANA CHE VUOEL UNO STATO LAICO PERCHE VIVO DA OCCIDENTALE “

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