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L’apartheid di Monti: basta posto fisso, tutti precari a vita

Scritto il 03/2/12 • nella Categoria: idee Condividi Tweet

«Per fortuna c’è Mario Monti, a salvare noi giovani da una vita monotona», scrive Anna Lami su “Megachip”, facendo eco all’infelice battuta del primo ministro, secondo cui «i giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita». E poi, diciamolo, «che monotonia!», sbotta il banchiere-premier: «E’ bello cambiare e accettare delle sfide», anche per «ridurre il terribile apartheid che esiste nel mercato del lavoro» tra lavoratori di serie A, col posto fisso, e giovani lavoratori di serie B, eternamente precari. E come ridurre l’apartheid: estendendo a tutti garanzie e tutele sociali? «Macchè, troppo banale», ironizza Anna Lami: «Meglio trasformare tutti in lavoratori di serie C».

Posto fisso uguale futuro, casa, viaggi, famiglia. Monotono: «Che gusto si può trovare nello svegliarsi la mattina per recarsi nella stessa azienda Mario Montiavendo la sera la certezza di poter pagare le bollette, e magari garantire una vita dignitosa ai propri figli? Molto meglio fare una giornata di volantinaggio pubblicitario fuori dalle Metro, il giorno dopo provare l’inebriante esperienza di lavorare in un call-center, e alla fine del mese con il contratto scaduto e non rinnovato girare per negozi, non per fare shopping ma per portare il proprio curriculum vitae nella speranza che qualcuno cerchi una commessa extra almeno per  il sabato pomeriggio».  È infatti questa, aggiunge la notista di “Megachip”, la vita che vivono i “fortunelli” di venti-trent’anni che, magari dopo una laurea ed un paio di master, entrano dalle finestre del mondo del lavoro. «Ci si diverte come pazzi a cambiare occupazione cinque o sei volte l’anno».

Hai una laurea in economia e commercio? «Non solo è probabilmente inutile, in quanto solo nel 15% dei casi secondo una recente inchiesta di Unioncamere-Excelsior viene richiesta dalle (poche) aziende che assumono, ma può addirittura essere controproducente: tra le critiche – le più gettonate – che vengono rivolte ai neolaureati, c’è quella di “essere troppo pretenziosi”». Monti invita i giovani ad accettare le sfide della flessibilità: ma è almeno dai tempi della Legge Biagi e del Pacchetto Treu che queste parole vengono spese, aggiunge “Megachip”, e non ci risulta ci siano ragazzi che vergognosamente si sottraggano a tali avvincenti sfide. In questa categoria infatti non solo si è ulteriormente contratto il flusso di ingresso Giorgio Napolitanonell’occupazione, ma è andata scemando la possibilità di transitare verso una condizione di maggiore stabilità lavorativa. 

Era diverso tempo che un esponente istituzionale di primo piano non ripescava lo slogan “precario è bello”. «Negli ultimi anni ci eravamo abituati a Tremonti, che populisticamente riconosceva come negativa l’eccessiva precarizzazione, anche se poi continuava ad incentivarla nelle politiche ministeriali». Ma il “tecnico dell’anno” non ha un elettorato a cui dare conto: a Monti basta rispondere ai diktat della Bce, «quindi può permettersi un’ironia che sconfina nell’insulto». E l’insulto è rivolto soprattutto ai giovani, quelli a cui il presidente Napolitano, “padre morale” dell’esecutivo, spera «non venga lasciato il debito in eredità». Meglio farglielo pagare adesso, avranno pensato, questo debito di cui ancora non si conoscono neppure bene i creditori. Così, se “lui” aveva il “privilegio” di un contratto da operaio a tempo indeterminato e “lei” da insegnante ultra-precaria, «finalmente non si sentiranno più in competizione e potranno vivere affamati e contenti».

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Tag: Anna Lami, apartheid, aziende, banche, Bce, bollette, call-center, casa, credito, curriculum, debito pubblico, democrazia, diktat, diritti, economia, elezioni, Excelsior, famiglie, figli, finanza, flessibilità, futuro, Giorgio Napolitano, giovani, Giulio Tremonti, governo tecnico, insegnanti, laurea, lavoro, Marco Biagi, Mario Monti, massacro sociale, master, Megachip, metropolitana, monotonia, occupazione, operai, populismo, posto fisso, precari, pubblicitè, shopping, sovranità, tagli, Tiziano Treu, Unioncamere, viaggi, volantinaggio, welfare

3 Commenti

  1. Luca Sera
    4 febbraio 2012 • 17:43

    Senza parole

    C’è di che rimanere senza parole di fronte a certe affermazioni, soprattutto quando a dirle sono persone che non conoscono altre realtà che non un’ideologia ormai defunta di un capitalismo senza futuro. L’unica cura che vedono per una crescita e uno sviluppo sarebbe quella di precarizzare il pianeta intero, senza accorgersi che per questo non c’è bisogno di leggi. Tutti noi esseri umani per nostra natura siamo tutti precari nell’esatto termine della parola, fin dal nostro primo giorno nel quale veniamo concepiti e l’ambiente nel quale viviamo è già allo stremo della sua sopportabilità e già i segni della sua ribellione ci appaiono evidenti. Gli esseri umani, in effetti, dovrebbero fregarsene del posto fisso nel quale, tra le altre cose dovrebbero starci fino alla fine dei loro giorni.
    Che barba, che noia come direbbero Sandra e Vinello. Su questa tortura, forse Il Sig. Monti avrebbe ragione, ma sfido chiunque ad accettare di cambiare lavoro ogni qualvolta non andiamo più a genio al nostro datore di lavoro. Questo comporterebbe per qualsiasi lavoratore dover lavorare con la continua paura di venire licenziato da un momento all’altro, di dover chinare la testa, non avanzare diritti di nessun genere, di non criticare, di annullare in pratica la propria dignità di essere umano. In questo modo sarebbe lo stesso lavoro poi a svilirsi di ogni sua etica, importanza e responsabilità con tutte le conseguenze che ne seguirebbero. Tutto ciò per poi ritrovarsi a cinquanta, sessanta o sessantacinque anni ed oltre a perdere il lavoro. Chi mai assumerebbe ormai un rottame non più competitivo e assenteista per malattia? Si arriverà all’eutanasia? Probabile passo successivo.
    In questi anni il mondo economico rappresentato dalle banche, dal quale il nostro attuale governo è uscito, ha elargito mutui con estrema facilità illudendo le persone che indebitarsi era normale. Oggi con un sistema precarizzato chi estinguerà i debiti? Quanti saranno coloro che riusciranno a finire di pagare mutui fatti per venti o trent’anni? E i lavoratori di oggi che andranno a riposo con una pensione da fame riusciranno a sopravvivere o andranno a carico di chi? Non di certo di uno stato che sta fallendo in tutti i suoi servizi sociali e pubblici.
    Se poi parliamo degli investimenti stranieri e nostrani che sarebbero frenati dall’art. 18 che tra l’altro già ha devastato di parecchio i diritti di chi lavora, allora io propongo la sua immediata soppressione ed il ripristino immediato della più totale schiavitù, così che gli investitori siano liberi da ogni impedimento.
    Ripristiniamo immediatamente il lavoro coatto, già sperimentato nei campi di concentramento nazisti e dove in bella vista compariva, a chi obbligatoriamente vi accedeva, la scritta così stupendamente ironica: “Arbeit macht frei”. Come sarebbero allora tutti contenti gli investitori e come accorrerebbero immediatamente nel nostro paese a renderci tutti felici e liberi di lavorare per lo sviluppo e la crescita.

    Distinti saluti

    Replica
  2. IO
    5 febbraio 2012 • 04:42

    Per fortuna non c’ero davanti alla televisione quando questo UOMO DI MERDA ha pronunciato quella frase perchè altrimenti sarei volato a Roma con un kalashnikov e avrei PIAZZATO una bella PALLOTTOLA in quella sua TESTA DI CAZZO. Questo CANE ha firmato la sua CONDANNA A MORTE.

    Replica
  3. ciccio
    5 febbraio 2012 • 11:39

    Per loro è facile parlare……
    stanno davvero scherzando col fuoco…..non si esiterà ad usare le armi da fuoco!!!!!
    basta che cade il primo!!!!!dovranno avere paura anche ad uscire la testa di casa!!!!
    cmq sono convinto che qualcosa accadrà,di brutto,bruttissimo,specialmente quando la povera
    gente,noi tutti compresi,cominceremo ad avere le pance vuote……e allora si per me potrebbe anche
    cominciare la terza guerra mondiale……

    Replica

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