Revelli: naufragio Italia, la sinistra ha abbandonato la nave
Torna un antico fantasma: la povertà. Uno spettro, quello della morte per fame, che la civiltà occidentale si era illusa di aver archiviato per sempre. Ora torna ad affacciarsi, sotto forma di paura, precarietà, indigenza. L’Italia è in piena decadenza, la povertà è in continua crescita e gli italiani sono disorientati: nonostante il vergognoso arricchimento di pochi, i penultimi se la prendono con gli ultimi, mentre la politica ha toccato il fondo e ora si rassegna all’azione dei “tecnici”. Fanno venire i brividi le cifre sciorinate da Marco Revelli nel suo ultimo libro “Poveri, noi”: «Siamo cambiati nell’ultimo quarto di secolo, ci siamo guardati allo specchio e non ci siamo riconosciuti più: un paese, il nostro, sfigurato dal rancore, dall’ostilità reciproca, dalle solitudini, dalla frustrazione, dall’invidia sociale».
Deprivazione monetaria ed economica, sicuramente, ma anche deprivazione rispetto a tanti altri beni che non si possiedono più, o si posseggono in
misura minore: l’identità, uno status sociale, un sistema di diritti, l’orgoglio della propria appartenenza sociale. Anche avere una rete di relazioni, un buon rapporto con il proprio territorio. Su tutti questi terreni, dice Marco Revelli in una recente intervista realizzata da Vittorio Bonanni per “Liberazione” e ripresa dal blog “Spartaco”, i diversi pezzi della società italiana hanno perso qualcosa. Insomma, siamo paurosamente arretrati: «Abbiamo perso un gran numero di posizioni rispetto ai nostri paesi pari, una ventina di punti percentuale rispetto al nostro posizionamento relativo in Europa: eravamo appunto venti punti sopra la media dell’Europa a 27 all’inizio degli anni ‘90 e siamo ora sul pelo dell’acqua, vicini allo zero. E la cosa peggiore è che questo declino è avvenuto dentro un involucro costruito dalle retoriche dell’ottimismo».
Il nostro passato recente è surreale: l’autoproclamazione di una modernizzazione felice, la fantasmagoria dell’ipermodernità. «Come se ci fossimo lasciati alle spalle la zavorra del ‘900 e dunque l’età industriale, l’epoca fordista con tutte le sue caratteristiche, i suoi blocchi sociali, le identità forti, i grandi stabilimenti. E anche le ideologie. Come se, abbandonata quella zavorra, potessimo volare alto nel consumo opulento: senza renderci conto che, invece, stavamo scendendo». E dentro questa forbice, aggiunge Revelli, «cresce la bolla del rancore». Nel libro emerge bene la responsabilità di una classe imprenditoriale quasi pre-moderna, pre-capitalistica, attenta solo ad arricchirsi e poco propensa ad investire. Ma anche la politica ha le sue colpe: non ha neppure visto l’emergere del “working poor”, figura inedita del “povero al lavoro”, né il rapido declassamento della classe media, che «è stato violento soprattutto negli
ultimi dieci anni: sono in parte lì i nuovi poveri che danno vita alla cosiddetta “povertà occulta”».
Nuova povertà, «che non si vede perché ci si continua a vestire con gli stessi abiti di prima, della middle class, pur vivendo in una condizione di miseria». E poi i giovani, «che sono i veri massacrati dalla crisi, in particolare negli ultimi anni». Su tutto questo, conferma Revelli, pesa una enorme responsabilità dell’imprenditoria italiana, «forse in Occidente la più avara». Imprenditori che dagli inizi degli anni ‘80 fino alla metà del decennio in corso hanno visto crescere in misura esponenziale i loro profitti, a spese dei salari: «C’è stata una trasmigrazione massiccia di ricchezza collettiva dal monte salari, appunto, ai profitti. Dalle tasche dei lavoratori ai bilanci delle imprese. Parliamo di otto punti di prodotto interno lordo, che vuole dire qualcosa come 120 miliardi di euro ogni anno che non entrano più nelle case di chi lavora».
La data simbolo resta l’autunno del 1980, con la “marcia dei quarantamila” contro lo sciopero alla Fiat: il segno di una rivincita storica del capitale. Da allora le imprese hanno cominciato a guadagnare di più e investire di meno, fino a far scivolare l’Italia in coda alla graduatoria dell’Ocse. «Il degrado del nostro tessuto imprenditoriale fa leva sulla logica del familismo amorale, da microimpresa familiare. Vive di sotterfugi, di espedienti. E vive soprattutto umiliando la propria forza lavoro costringendola a livelli di precarizzazione insopportabili, indecenti». E se l’avarizia degli industriali è la prima colpevole del declino, la politica ne è il perfetto omologo: Berlusconi ha ben incarnato «questa borghesia animata da forme di familismo immorale», ma
lo stesso Marchionne «è l’altra faccia di questa medaglia e rappresenta la totale irresponsabilità sociale dell’impresa».
Di fronte a tutto questo, aggiunge Revelli, l’opposizione ha soltanto saputo balbettare, anziché proporre una svolta radicale: «Credo che la sinistra sia uscita dalla società in questo quarto di secolo», e dal novembre del fatidico 1980 «ha incominciato ossessivamente ad interrogarsi su come salvare se stessa dal naufragio del proprio insediamento sociale, su come sopravvivere alla sconfitta dei propri rappresentati». L’unico che ebbe una forte carica di dignità fu Berlinguer, ricorda Revelli, mentre «tutti i suoi colonnelli consumarono il proprio 8 settembre con una fuga ingloriosa», ed era un management «che si stava già degradando». Un triste parallelo, la “nuova Fiat” di Romiti: «Tutti la presentavano come il rinnovato miracolo e invece era l’inizio della fine dell’industria torinese per eccellenza, con l’avvio della finanziarizzazione e l’abbandono della centralità della produzione».
La sinistra? Quella dell’ex Pci «non riusciva neppure a leggere i processi sociali in corso ed è stata tutta dentro la grande narrazione degli altri: l’Italia con cui pensava di misurarsi era quella raccontata da Berlusconi, quella di Publitalia», mentre la sinistra radicale «si chiudeva dentro le autorappresentazioni precedenti senza a sua volta tentare di misurarsi con le sfide del postfordismo, pensando che alla diserzione degli altri bastasse contrapporre le vecchie maniere». Per cui, l’Italia è cambiata senza una funzione di autorappresentazione di quello che avveniva, senza che filtrasse nella sfera della politica anche solo la nozione di cosa stava avvenendo: «Un
declino senza racconto». Peggio: «Un declino che si è consumato nel racconto apologetico dell’ipersviluppo mentre si consumava una decadenza».
Se la sinistra si è comportata «come il comandante che nel naufragio abbandona la nave per primo invece che per ultimo», ora serve il coraggio di pronunciare la parola “redistribuzione” e contrastare il sistema dei “sottouomini” che non osano più rivendicare diritti elementari: «Questa guerra tra poveri, o dei penultimi contro gli ultimi, la disinneschi se fai ripartire l’ascensore sociale, se ricominci a pensare alla possibilità di togliere ai primi per dare agli ultimi». Altrimenti non se ne esce, vinceranno «le retoriche del disumano» nutrite di odio selettivo, come quello che maneggia la Lega: «Hai perso i diritti, dicono ai loro cittadini, ma tu sei un uomo mentre il rom non lo è. Magari hai il mutuo che ti scade, i tuoi figli non hanno un posto all’asilo, ma la colpa è sempre di chi sta sotto di te, mai di chi ti sta sopra».
(Il libro: Marco Revelli, “Poveri, noi”, Einaudi, 127 pagine, 10 euro).

gli intellettuali dalle loro torri d’avorio continuano a scattare fotografie della situazione e con i loro libercoli dicono alla gente che sta male.
la gente lo sa che sta male.
continuano a ragionare con categorie del secolo scorso e non sanno proporre nulla di concreto che vada oltre la gestione dell’esistente.
la soluzione sta qui:
http://grundeinkommen.tv/?p=263
reddito di cittadinanza come diritto civile universale e incondizionato e si compie il più grande passo in avanti dell’umanità dall’abolizione della schiavitù.
è finanziabilissimo, non ci sono scuse, ci sono centinaia di studi a riguardo ormai e si può iniziare ad implementarlo da domani, ma serve consapevolezza e volontà di farlo.
il reddito va sganciato dall’occupazione.
il sistema produttivistico è finito da anni ed è stato tenuto in vita artificialmente con iniezioni di debito solo per non sentirne i miasmi della putrefazione.
CAMBIARE – PARADIGMA – MENTALE – PUNTO
NO AI LICENZIAMENTI FACILI !! – RUOLO ED ETICA SINDACALE.
di Ulisse Scintu – Lavoratore (da 43 anni) e delegato sindacale CO. BAS
Come me, tanti lavoratori hanno sempre meno fiducia nel movimento sindacale Italiano.
Nello specifico, riferendosi alle Federazioni sindacali CISL e UIL, che con protervia maniacale hanno isolato la CGIL (e successivamente la FIOM), abdicando di fatto alla strategia unitaria e coesa di un tempo; condizione necessaria per una significativa azione di tutela di: lavoratori, pensionati, disoccupati e i meno abbienti.
E’ necessario che il sindacato UNITARIAMENTE, prenda coscienza dell’importanza di ritornare ad offrire ai giovani dei contratti di lavoro a tempo indeterminato; eliminando progressivamente il PRECARIATO.
Stiamo parlando di una moltitudine di persone che, vivendo da anni in una situazione di precariato, consuma ed investe poco perché non ha punti fermi. Pertanto, solo avviando una riforma strutturale del mercato del lavoro tendente ad eliminare i contratti a termine e le situazioni di precarietà, con contestuale ripristino di contratti a tempo indeterminato; si può dare una certezza all’economia.
Perciò, se nella prima fase il Governo Monti ha alzato le tasse e ridotto i servizi, è mia convinzione (da molti condivisa) che per rilanciare la crescita, bisogna offrire ai lavoratori donne e giovani una nuova prospettiva; più vicina, che metta al centro la persona e non gli interessi di pochi.
Se non si rifiuta l’opportunità di ricostruire un mercato del lavoro più equo e giusto in questa congiuntura, non si farà mai più. Per riuscirci, però, la politica si deve assumere la responsabilità di guidare le trasformazioni del mercato del lavoro, cercando di coniugare interessi delle imprese con le tutele dei lavoratori, cercando di mantenere la stabilità occupazionale nelle fabbriche e nelle aziende.
Pertanto, è necessario che al più presto, il governo Monti metta mano alla legge sulla depenalizzazione (approvata dal governo Berlusconi). Altrimenti, contestualmente ad un decreto legge sui licenziamenti facili, molti imprenditori senza scrupoli, sarebbero tentati a falsificare i bilanci (come spesso avviene!), per poi denunciare una FRAUDOLENTA CRISI AZIENDALE ed usufruire dei LICENZIAMENTI FACILI!!
Quindi, da lavoratore e delegato sindacale, rammenterei alle Confederazione Sindacale Unitaria (possibilmente) che:
• La legge implica non solo la strenua difesa della prima e più elementare forma di trasparenza, cioè della legalità, ma anche dell’esercizio dell’etica ed opposizione sindacale che per avere senso deve essere argomentata ed informata;
• Il sindacati maggiormente rappresentativi, devono rendersi disponibili come una volta a fare una seria formazione sindacale dei delegati aziendali;
• L’indipendenza del sindacato dalla politica, va assolutamente salvaguardata e i sindacalisti futuri dovranno inevitabilmente operare scelte responsabili ed in linea con i principi etici e legali nell’operare scelte di campo che li renda riconoscibili in quanto a onestà, serietà ed attendibilità, da parte di coloro che sono chiamati a rappresentare e tutelare: lavoratori, pensionati, disoccupati e fasce deboli della società.
Concludo, ricordando le citazioni di due grandi statisti Italiani Moro e Berlinguer ancora valide:
• (A. Moro)….l’inerzia sindacale che da anni continua a prodursi, sta producendo lo sfascio sociale, e le conseguenti tensioni sociali che si ripercuotono in politica e che non verranno risolte politicamente, prenderanno la strada della rivolta anarchica e della disgregazione sindacale e sociale.
• Berlinguer illustrò a lungo la questione morale individuandone la causa nell’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti e dei sindacati.: <>.
A buon intenditor poche parole!
Ulisse Scintu
ART.18 ST – DIRITTI DEI LAVORATORI TRATTATIVE E NUOVI MODELLI DI GESTIONE AZIENDALE.
di Ulisse Scintu – (lavoratore da 43 anni) delegato sindacale CO.BAS
In questa mia ulteriore riflessione sull’ART.18, in premessa, evidenzio che, l’attuale situazione di crisi Globale, determinata dalla predominanza della speculazione finanziaria sulla economia industriale, non deve essere il pretesto e l’occasione, per la classe imprenditoriale, di cancellare l’art. 18 della legge 300/70.
Ciò, in quanto lo stesso è uno strumento basilare per il mantenimento di un minimo di civiltà nel campo lavorativo e sociale e abolirlo, segnerebbe la fine del sindacalismo quale strumento di tutela dei lavoratori; e sicuramente, non è la panacea dei mali ad un capitalismo decotto, ma aggraverebbe una situazione già drammatica!
Purtroppo, l’irresponsabile utilizzo da parte di una ristretta elite oligarchica finanziaria dell’ H.F.T. (High Frequency Trader – negoziazioni in borsa ad alta frequenza), con illecite e selvagge speculazioni finanziarie, hanno causato per effetto domino una crisi globale senza precedenti.
Alla luce di quanto summenzionato, appare evidente l’importanza che il governo Monti e la classe imprenditoriale Italiana, rinuncino preliminarmente all’abolizione dell’art. 18 stesso, per favorire la ripresa delle trattative tra le parti sociali, dando maggiore importanza e risalto ai valori ed all’etica, necessari a riequilibrare il patto sociale (o quel che ne rimane).
Recenti ricerche, dimostrano che portare nel lavoro etica e valori favoriscono una maggiore produttività e quindi maggiori profitti, oltre alla lealtà dei lavoratori, dei Clienti e all’immagine della società.
Credo sia necessario da parte del governo Monti, evitare asserzioni assolutistiche che oltre a delegittimare il ruolo delle parti sociali: sindacati e datori di lavoro, possano essere interpretate dalla collettività quale espressione di spavalderia e ed arroganza ingiustificata.
In quanto, la causa dei mali italiani non è assolutamente l’ART. 18, ma sono ben altri, ed ancora irrisolti dal governo Monti, quali: Tobin tax; evasione fiscale; corruzione; patrimoniale; spese militari; spese inutili; massoneria deviata; malasanità; criminalità organizzata etc., etc.
A tal fine, è di primaria importanza l’evolversi delle prossime trattative tra le parti sociali – sindacati e datori di lavoro – nel rispetto dei reciproci ruoli, con la consapevolezza di dovere coniugare la crisi economica Nazionale e le ripercussioni sulle piccole e grandi imprese in crisi, rispettando la Costituzione e le normative di legge esistenti a tutela dei diritti dei lavoratori e dei meno abbienti.
La globalizzazione opera problemi (economici, ambientali, etnici,) troppo complessi e interconnessi per essere risolti con metodi antagonistici.
Secondo la famosa affermazione di Einstein, non si può risolvere un problema utilizzando lo stesso livello di coscienza che ha creato il problema.
Il Lifestyles of Healt and Sustainability (LOHAS) riferisce l’esistenza di un mercato di 228.9 miliardi di dollari basato sulla salute olistica (teoria secondo cui l’organismo costituisce una totalità organizzata non riconducibile alla semplice somma delle parti componenti), la giustizia sociale, lo sviluppo personale e i modelli di vita sostenibili.
Ogni giorno nascono nuove attività economiche rivolte alla creazione di un mondo migliore attraverso una sempre maggiore responsabilità sociale e ambientale. Nel suo studio Megatrends 2010, Patricia Aburdene definisce questo fenomeno “capitalismo consapevole” o “capitalismo compartecipe” ed attualmente è uno dei maggiori megatrend.
Da tutto quanto sopra esposto, si arguisce l’importanza derivante dal comprendere le differenze (in base alle posizioni ed alle prerogative, scindendole da personalismi), ed agire in base alle sensibilità sia locali che Nazionali, questo è lo strumento per navigare attraverso i conflitti ed individuare le soluzioni che uno schema mentale antagonista non riesce a vedere.
Trovare un terreno comune non significa trovare un “minimo denominatore comune” o incontrarsi a metà strada. Si tratta invece di trovare un” massimo denominatore comune” e identificare un’aspirazione comune verso la quale lavorare congiuntamente.
Se a un interesse comune sono portate prospettive diverse, aumenta la potenzialità di nuove opzioni che nessuna delle due parti, da sola, sarebbe stata in grado di vedere.
Altro problema essenziale è distinguere tra il problema e le persone coinvolte nel “conflitto” (con il buonsenso ed un minimo di capacità di discernimento).
Quanto summenzionato, poiché il mancato discernimento in questione, preclude spesso il prevalere del buonsenso, che impedisce di individuare assieme (le parti in causa) gli interessi comuni; considerando invece l’altra parte interlocutrice come un problema.
Le persone coinvolte nei confronti per la soluzione delle problematiche che si frappongono al conseguimento degli obiettivi prefissati e comunemente condivisi, non dovrebbero sedere ai lati opposti di un tavolo di confronto/trattativa, ma tutte sullo stesso lato, mentre dalla parte opposta siede idealmente il problema, ovverossia: le vere cause della crisi Nazionale e Intercontinentali, che vanno risolte nell’interesse comune delle parti; e che nulla hanno a che vedere con l’abolizione dell’ART. 18 della Legge 300/70!
Ulisse Scintu
RIFORMA DEL LAVORO – LICENZIAMENTI PER MOTIVI ECONOMICI.
Attenzione all’ambiguo “ TRUCCHETTO” che si cela nel termine MANIFESTA INSUSSISTENZA, rispetto a INFONDATEZZA DEL LICENZIAMENTO!
Di Ulisse Scintu – Sindacato Cobas
Il ministro Fornero, presente anche il presidente del Consiglio Monti, in un’ intervista televisiva andata in onda ai primi di aprile 2012, tra le varie enunciazioni inerenti all’articolo 18 (più specificatamente in materia di licenziamenti per motivi economici
presenti nella riforma), faceva un’affermazione di questo tenore: <>.
Quindi, a quel punto subentrava il Prof. Monti per una implementazione esplicativa, e garbatamente correggeva la ministro Fornero, specificando che: <>.
Quanto emerge dal progetto Fornero dell’attuale riforma del lavoro, prevede l’eliminazione dell’obbligo di reintegrazione in caso di licenziamenti individuali o collettivi motivati con ragioni economiche che risultino insussistenti, mentre mantiene la tutela dell’art. 18 in caso di licenziamenti discriminatori.
EBBENE, “ L’AMBIGUO TRUCCHETTO “ CHE SI CELA DIETRO TALI DIFFERENTI ESPRESSIONI LINGUISTICHE, VERTE PROPRIO SULLA DICITURA: <> !!!
Infatti, se nell’attuale proposta di riforma, fosse stato scritto quanto pronunciato in televisione dal Ministro Fornero, ossia: <>; ebbene, solo in tale caso il giudice del lavoro, avrebbe avuto gli strumenti per verificare la reale situazione economica dell’azienda.
Una volta accertata l’infondatezza del licenziamento di carattere economico, avrebbe potuto predisporre piu agevolmente la reintegrazione del lavoratore in azienda!
Al contrario, l’attuale dicitura che compare nella riforma, in merito all’argomento, ossia: << riscontro da parte del giudice di manifesta insussistenza ..etc., di fatto, non permette al giudice stesso di approfondire nel merito l’esistenza o meno di una eventuale fraudolenza, quale ad esempio: falsificazione dei bilanci aziendali che possono essere alla base del licenziamento per motivi economici.
Pertanto, giacchè l’aspetto più rilevante della riforma è quello concernente i licenziamenti individuali per ragioni economico-organizzative, la depenalizzazione del falso in bilancio attualmente in vigore ( normativa di legge del 2002 approvata dal governo Berlusconi), contrariamente alle garanzie del Presidente Napolitano e del governo Monti; contestualmente all’attuazione della nuova riforma del lavoro, produrrebbe una sequela infinita ed incontrollabile, di fraudolenti licenziamenti per “ motivi economici”; e che nonostante le garanzie del governo Monti, riguarderebbero sia il settore privato che il pubblico impiego.
Ulisse Scintu
PROPOSTA DEL GOVERNO DI TASSARE DI 2 CENT SUGLI SMS, PER REPERIRE FONDI PER LA PROTEZIONE CIVILE!
di Ulisse Scintu
SIAMO AL RIDICOLO!! Il governo sta raschiando veramente il fondo del barile … con proposte bizzarre che colpiscono prevalentemente i giovani, ossia: la fascia meno abbiente della società, più discriminata, più precarizzata!!!
NON E’ NECESSARIA UNA GRANDE FANTASIA PER REPERIRE I FONDI PER RIEQUILIBRARE LA MANOVRA DEL GOVERNO MONTI, E CREARE I PRESUPPOSTI PER UNA REALE CRESCITA E SVILUPPO DELLA SOCIETA’ !!
A tale proposito evidenzio ulteriormente le proposte che il sottoscritto aveva già inviato al Prof. Monti e tutt’ora valide!!
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IMPLEMENTAZIONI ALLA MANOVRA – Lettera inviata via mail al Prof. Monti (31.1.12)
Ulisse Scintu
In riferimento al taglio degli stipendi ai parlamentari, sono contrario ad un modesto taglio, in casi come questi, datosi che non sono esenti da responsabilità, dovrebbero essere messi in CIGS al 20% dello stipendio.
Altresì, dovrebbe essere presa in considerazione una legge che permetta REFERENDUM PROPOSITIVI. Immaginate, a puro titolo di esempio, inserire tra le proposte referendarie istanze come le seguenti:
1) Impossibilità per i deputati di cambiare schieramento politico;
2) Creare un apposito DURC per i candidati, nel quale deve risultare che non abbiano pendenze né fiscali né con la giustizia;
3) Conflitto di interessi: impedire la candidatura a qualsiasi imprenditore o cittadino, che sia collegabile a grandi patrimoni, anche se intestati a parenti e che non abbia la fedina penale pulita;
4) Spese militari e missioni all’estero: la possibilità per i cittadini di fissare uno stanziamento massimo delle spese militari in tempo di pace;
5) Creare dai disoccupati delle ronde ausiliarie (tre per rione), che avendo un minimo di stipendio, possono incrementarlo con le multe mensili che farebbero ai commercianti che utilizzano il lavoro nero e che non rilasciano ricevute fiscali;
6) Abolizione degli STAGE ed obbligo di assunzione a tempo iindeterminato per i giovani;
7) Possibilità per i lavoratori dipendenti di potere usufruire del 50% della liquidazione maturata, dopo 5 anni di lavoro e senza i vincoli attuali; Distribuzione di incentivi e di terreni demaniali incolti, a giovani coppie disoccupate; con la possibilità di costruzione di una casa agricola (con divieto di vendita per i successivi 20 anni);
9) Blocco dell’indicizzazione delle Baby pensionii, delle pensioni dei parlamentari e di quelle sopra i 3.000 Euro; Blocco di tutte le grandi opere non prioritarie, ponte Messina, TAV, etc. etc., ;
10) Risarcimento da parte di Berlusconi dei 5 miliardi di euro accordati alla Libia di Gheddafi e restituzione delle risorse finanziarie già spese per il ponte di Messina;
11) MASS MEDIA, impedire ad un unico soggetto di avere più di una televisione e di un giornale quotidiano;
12) Tassare le transazioni finanziarie e i grandi patrimoni;
13) Creazione di un unico sindacato e unico contratto lavorativo come accade in Germania;
14) Facilitare la confisca dei beni sequestrati ai mafiosi e renderla disponibile per le cooperative di giovani disoccupati;
15) Impedire ai componenti di associazioni massoniche come la P2 di candidarsi alle elezioni e di accedere a posizioni di rilievo nella pubblica amministrazione;
16) Ridurre il numero di parlamentari del 50%;
17) Abolizione delle province;
18) Impedire ai parlamentari ed ai manager di enti pubblici o parastatali di avere doppi o tripli incarichi e stipendi;
19) Eliminare o ridurre al minimo i soldi necessari alle consulenze dei vari organismi statali;
20) Abolire lo stanziamento di fondi ai partiti ed ai Quotidiani;
21) Abolizione dell’otto x mille;
22) Tassazione IMU dei beni immobili della chiesa;
23) Incompatibilità di pensioni plurime per politici, parlamentari, ecc.;.
24) TOBIN TAX Tassazione sulle transazioni finanziarie, fare approvare una legge sia a livello nazionale che internazionale, con la regolamentazione dell’uso informatico dell’ H.F.T. (causa della crisi economico finanziaria globale);
25) Fare un accordo bilaterale (come fatto da Germania ed Inghilterra ) con la Svizzera, sull’evasione fiscale dei conti bancari depositati nelle banche Svizzere!;
26) Cambiare la legge sulla depenalizzazione del Falso in Bilancio ripristinandola!;
27) Impedire le delocalizzazioni delle fabbriche all’estero a quelle imprese che nel passato abbiano usufruito di agevolazioni statal;.
28) Impedire l’ingresso di merci estere, da paesi in cui non vengono rispettati i diritti umani e sul lavoro, nonchè lo sfruttamento schiavistico minorile del lavoro;
29) Fare pagare l’IMU alle fondazioni bancarie (che non sono affatto fondazioni benefiche!);
30) Impedire l’annullamento o la modifica in peggio dell’art.18 legge 300/70.
Ebbene, quanto succitato potrebbe essere incrementato da apposite commissioni di semplici cittadini che sarebbero disposti ad inviare suggerimenti o disegni di legge dietro compensi minimi in caso di approvazione. Concludo, sperando di avere esposto degli utili punti di riflessione, che se attuati anche in minima parte avrebbero palesato l’inutilità di misure drastiche sulle pensioni e sul lavoro dipendente che viene da sempre tassato alla fonte, ovvero sulle buste paga.
Scintu Ulisse – Lavoratore nel privato (da 43 anni) e delegato CO.BAS