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Se votiamo oggi, Berlusconi si avvicina al Quirinale

03/9 •

Un governo d’emergenza per risolvere due problemi, l’attuale legge elettorale e il monopolio televisivo, e poi tornare alle urne con regole nuove. Se non si ricuce lo strappo tra Berlusconi e Fini, andare alle elezioni anticipate con la “legge porcata” sarebbe un suicidio. Lo afferma la politologa Barbara Spinelli, scrittrice ed editorialista de “La Stampa”, di fronte ai recenti sviluppi politici: «ultimo atto» o solo «ultima scena di uno dei tanti atti della tragedia berlusconiana?». Comunque sia, «non è un bello spettacolo». E il sipario non sembra chiudersi: da questa situazione «di fine regno», in realtà Berlusconi «ha la possibilità di uscire restando in sella e pesando sulla vita politica italiana in modo molto più forte di quanto immaginiamo».

Articoli Recenti

Sognano il Nuovo Ulivo? Blair a 60 anni scrive memorie

03/9 • idee •

«Confermo tutto. Secondo me dovrebbero andare a casa Veltroni, D’Alema, Bersani e tutti quelli che hanno fatto tre legislature: vi rendete conto che Tony Blair ha scritto i suoi diari a nemmeno sessant’anni mentre noi parliamo di “nuovo Ulivo?”». Matteo Renzi non ritratta: il giovane sindaco di Firenze spara a zero sulla nomenklatura del Pd anche dopo la fragorosa uscita sui quotidiani il 30 agosto. «Bersani? Alle primarie non lo voterei mai: non è adatto a sfidare Berlusconi». La dirigenza del partito democratico? «Fa sbadigliare». Quando sbadiglia, Renzi «si copra almeno la bocca con la mano», è la risposta di Rosy Bindi, l’unico lampo di humour nel gran gelo del Pd.

Baricco: grazie a Voltolini, tutto diventa memorabile

02/9 • Recensioni •

Sono contento di presentare il libro nuovo di Dario Voltolini perché è uno degli scrittori che io ammiro di più: mi piace quello che fa, mi affascinano le vie in parte misteriose della sua crescita come scrittore. Quest’ultimo suo libro si intitola “Foravia”: sono tre scritti, credo scritti in un lasso di tempo abbastanza ampio e non credo per essere inseriti tutti e tre nello stesso libro, ma qualche cosa di sotterraneo ci sarà. Sarebbe più semplice dire che sono tre racconti, ma con Dario è un po’ difficile usare i termini che ci semplificano la decifrazione delle forme del genere letterario, perché lui non sta mai troppo fedelmente dentro nessuna forma letteraria.

Vaticano SpA: tangenti e mafia, finanza criminale

02/9 • Recensioni •

Paolo VI affida il trasferimento all’estero dei fondi vaticani a un laico e a un sacerdote: il laico si chiama Michele Sindona e porta con sé i capitali della mafia, il sacerdote-finanziere amico degli Usa si chiama Paul Marcinkus. E’ Sindona a presentare a Marcinkus il banchiere Roberto Calvi. I tre arrivano a manipolare gli andamenti della Borsa di Milano con le società vaticane che finiscono a Calvi via Sindona. Eletto Papa Albino Luciani, uomo di altissimo rigore morale, il giornalista Mino Pecorelli pubblica i 121 nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria. Luciani intende far piazza pulita e liberarsi di Marcinkus: lo confida al segretario di Stato vaticano la sera del 28 settembre 1978 e la mattina dopo sarà trovato morto. Pecorelli sarà ucciso sei mesi dopo.

Suicidi eccellenti: se il potere elimina testimoni scomodi

30/8 • Recensioni •

Morti sospette: cadaveri magari rinvenuti nel fango ma con suole pulitissime e pistola addirittura infilata nella cintura, senza tracce di impronte digitali sull’impugnatura. Suicidi? Così furono classificati. “Tre suicidi eccellenti”, come recita il titolo dell’ultimo libro del magistrato Mario Almerighi, già autore di “I banchieri di Dio” e “Petrolio e politica”, ora concentrato sulla triplice sparizione dei personaggi chiave della maxi-tangente Enimont, cuore nero del caso Tangentopoli. Si tratta del direttore delle Partecipazioni statali Sergio Castellari, del presidente dell’Eni Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, il re della chimica italiana. Tre uomini di potere: finiti sotto inchiesta, si erano decisi a parlare. E sono morti proprio poche ore prima di raccontare la loro verità all’autorità giudiziaria.

Sankara: la mia rivoluzione si chiamava felicità

29/8 • segnalazioni •

«La nostra rivoluzione avrà valore solo se, guardando intorno a noi, potremo dire che i Burkinabé sono un po’ più felici grazie a essa. Perché hanno acqua potabile e cibo abbondante e sufficiente, sono in splendida salute, perché hanno scuola e case decenti, perché sono meglio vestiti, perché hanno diritto al tempo libero; perché hanno l’occasione di godere di più libertà, più democrazia, più dignità. La rivoluzione è la felicità. Senza felicità, non possiamo parlare di successo». Così Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso, definiva il senso della sua azione, tredici giorni prima del colpo di stato del 15 ottobre 1987 nel corso del quale sarebbe stato assassinato.

Lo schiaffo di Melfi: per Fiat, chi lavora vale zero

28/8 • idee •

Noi italiani presi come siamo dal costante stato di emergenza in cui ci costringe il Caimano con il suo ottimismo di plastica, con il vittimismo del fotti e chiagni e con la virtualizzazione della verità sociale in un teatrino volgare di proclami e contro proclami, fatichiamo ad alzare lo sguardo oltre il nostro naso. Il nostro orizzonte è il muro di cinta della tv con il suo baluginio convulso ed insignificante. La realtà irreale in cui siamo incastrati con il suo tristo bagaglio di disagio sociale, di infelicità esistenziale e di costante ricatto alla nostra dignità, mozza il fiato della nostra capacità di elaborare pensieri che ci permettano di cogliere processi simbolici che prefigurano i modelli di vita che dovremo subire

Cricca economy: disastri e business, da Haiti all’Aquila

28/8 • Recensioni •

«La maggior parte delle scuole di New Orleans è in rovina, come le case dei bambini che le frequentavano. Questa è una tragedia, ma è anche un’opportunità», scrive sul Wall Street Journal l’economista Milton Friedman il 9 settembre 2005, pochi giorni dopo le devastazioni dell’uragano Katrina, 1.800 vittime. Steve Quinn, analista finanziario della Hulliburton che gestisce gli appalti dell’occupazione a Baghdad, il 22 novembre 2006 afferma: «L’Iraq è stato meglio del previsto», riferendosi all’andamento di ottobre, buoni affari e 3.709 civili uccisi. Mors tua, vita mea: «Mica c’è un terremoto al giorno», ridevano gli sciacalli “festeggiando” il terremoto dell’Aquila nel 2009.

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  • L’eterno bavaglio italiano, dalla Notte della Repubblica
  • Terza Guerra Mondiale? Benvenuti nell’incubo
  • Primarie di collegio: candidati scelti dagli elettori
  • Magris: la “merde” di Cambronne e la nostra di oggi

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