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Debito? No, grazie: non paghiamo il piano Marchionne-Bce

Scritto il 03/9/11 • nella Categoria: segnalazioni

«Non paghiamo il loro debito e mandiamo a casa l’intero ceto politico italiano». “Alternativa”, il movimento diretto da Marino Badiale e fondato da Giulietto Chiesa, in vista dello sciopero generale del 6 settembre avverte la Cgil: fermare la manovra “lacrime e sangue” ora al vaglio del Parlamento non basta, perché dopo questa ne verranno altre, anche peggiori. Diretto l’appello al sindacato di Susanna Camusso: se non si straccia il “patto scellerato” del 28 giugno che toglie peso allo Statuto dei Lavori consentendo alle aziende libertà di licenziamento, il “piano Marchionne” concepito per la Fiat finirà per essere esteso a tutta l’Italia – esattamente come chiede la Bce – magari col consenso del Pd.

“Alternativa” denuncia «la cessione della sovranità nazionale alla Banca Centrale Europea che tutte le forze politiche hanno passivamente Alternativa, no debitoaccettato». Per farci pagare il loro debito, scrive “Alternativa” nel volantino preparato per il 6 settembre e anticipato da “Megachip”, «i ceti dominanti italiani ed europei aggrediscono le condizioni di vita della stragrande maggioranza di cittadini». Per questo, il movimento di Chiesa e Badiale partecipa alla mobilitazione contro la manovra di Tremonti, che stabilisce la privatizzazione dei servizi pubblici, nonostante i recenti referendum sulla tutela dei beni comuni. La manovra inoltre «taglia le rimesse agli enti locali, provocando tagli e diminuzioni dei servizi sociali, del welfare, della sanità». In pericolo anche le pensioni, i Tfr e le tredicesime dei dipendenti pubblici, e poi naturalmente il lavoro.

“Alternativa” ribadisce la denuncia della Fiom, il sindacato metalmeccanico della Cgil che contesta l’accordo sottoscritto dalla stessa Camusso: il patto, osserva “Alternativa”, di fatto inquina già ora la finanziaria “lacrime e sangue”, laddove «sancisce per via legislativa la validità erga omnes dei contratti aziendali che potranno derogare dal Contratto Nazionale di Lavoro e dallo Statuto dei Lavoratori». Con queste norme, «si estende il “piano Marchionne” all’intero mondo del lavoro, come esplicitamente richiesto Susanna Camussodalla Banca Centrale Europea». Per “Alternativa” si tratta di «scelte regressive e antidemocratiche», rispetto alle quali la piattaforma proposta dalla Cgil per lo sciopero del 6 settembre è «del tutto inadeguata».

Non solo la contro-proposta della Cgil «non contiene una chiara difesa dei beni comuni, dei servizi pubblici e delle pensioni», ma addirittura «difende lo scellerato accordo interconfederale del 28 giugno». Una critica esplicita: «La Cgil tragga conclusioni coerenti con quanto sta accadendo e ritiri immediatamente la propria sigla da quella intesa, perché è stata quella firma ad aver aperto la strada alla sostanziale cancellazione per legge del Contratto Nazionale di Lavoro e alle deroghe allo Statuto dei lavoratori. Se non lo farà – continua “Alterntiva” – dimostrerà di non essere impegnata nella difesa dei lavoratori, bensì di usarli strumentalmente nel tentativo di fare strada ad un governo di larghe intese, a cui possa partecipare anche il centrosinistra, al quale sarà concesso di fare tutto ciò che viene giustamente impedito a Berlusconi».

Chiesa e Badiale sono pessimisti: temono che nemmeno questa manovra – così dura e socialmente devastante – sarà sufficiente: «Come ha rilevato la Corte dei Conti, per rispettare i parametri sul rapporto debito/Pil imposti dall’Europa, presto saranno necessarie ulteriori durissimi interventi». In questo modo, conclyde “Alternativa”, la crisi continuerà ad aggravarsi. «Dobbiamo fermarli, mandando a casa l’intero ceto politico, nelle sue varianti di destra e di sinistra e aprendo la strada ad una vera democrazia partecipata e portatrice dei valori costituzionali. Noi il loro debito non lo paghiamo!».

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Tag: alternativa, Bce, Berlusconi, casta, Cgil, crisi, democrazia, diritti, Fiat, finanza, Fiom, futuro, Giulietto Chiesa, Giulio Tremonti, Megachip, Pd, pensioni, privatizzazioni, referendum, Statuto dei Lavoratori, tagli, welfare

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